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Full text of "Opinioni de' cantori antichi, e moderni"

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VAULT 


..-V-.:' 


Wm^ 


THE  LIBRARY  OF  THE 

UNIVERSITY  OF 

NORTH  CAROLINA 


ENDOWED  BY  THE 

DIALECTIC  AND  PHILANTHROPIC 

SOCIETIES 


V784..93 
T7Uo 


Music  Library 


This  hook  must  not 
be  taken  from  the 
Library  building. 


fa*c*/i>    ^f;    fo**Jc   fa   *M>fe    ^    ^ 

</  e/  v         f  r     , 

c<i*    Jh^chc^H-   ti  ìf*  n-S^ò  + 


OPINIONI 

DE'  CANTORI  ANTICHI ,  E 
MODERNI 

O         S     I     E     N     O 

OSSERVAZIONI 

Sopra 
IL  CANTO  FIGURATO 

Di    Pierfrangesco   Tosi 

Accademico  Filarmonico . 

DEDICATE 

A  SUA  ECCELLENZA 

M  Y  L  O  R  D 

PETERBGROUGH 

GENERALE  DI  SBARCO 

Dell'  Armi  Reali    delkj 
Gran   Brettagna. 

UÀ 


'  I  - 


Mvlord 


e 


I  Re  de  ni  di  morire  ingrato  fé  pie  tur» 
dajji  a  pubblicare  al  Mondo  una  parte 
delle  tante ,  e  tante  grazie  ,  che  dalla 
VOSTRA  GRANDEZZA  mi  fono  (la- 
te generofamente  compartite  in  Italìou , 
in  Germania  >  in  Fiandra ,  in  InghìU 

ter- 


CM  OÀAtl 


terra ,  e  maffimamente  nel  Yojlro  ante- 
niffimo  Giardino  di  Taffonfgrm  5  ovc^ 
per  mio  fommo  onore  effendovi  più  >  e 
più  volte  compiacciuto  di  farmi  ammi- 
rare la  vafìità  di  quey  penjìeri  chc^ 
partoriscono  Vdticinj  ,  la  maraviglia*, 
non  mi  lanciava  contemplare  ne  la  va- 
ghezza del  Jìto ,  ne  la  rarità  dell3  Ar- 
te ,  (  a  )  né  i  prodigj  della  Natura^ . 
Ma  qual  umile  attediato  potrò  mai  dar- 
vi <>  o  SIGNORE^  delle  mie  infinite  ob- 
bligazioni fé  7  pale  farle  fafft  mia  glo- 
ria ,  e  fé  la  più  viva  riconoscenza  di- 
venta ambizione  ?  Meglio  è  dunque  eh' 
io  le  rimandi  al  cuore  y  ed  ivi  in  utl* 
rifpettofo  Jìlenzio  reflino  eternamente 
impreffe  ;  Ri fer bando  la  penna  foto  per 
quelle  fervorose  fuppliche ,  che  con  tut- 
ta la  fommiffione  ora  Vi  porgo ,  affinchè 
la  GRANDEZZA  VOSTRA  voglia 
benignamente  degnarjì  di  gradire  V  of* 
ferta  di  quefte  mie  deboli  OSSERVA- 
ZIONI concepite  da  quel  debito  comu- 
ne ad  ogni  Profeffore  di  confervare  al- 
la Mujtca    le  fue  proprie   bellezze  ,    e 

dui 

(&)Vrè  un  albero  aìtijfimo  che  produceTuh'pani  bellijfimì* 


dal  mio  in  particolare  per  ejìer  io  Ba- 
so il  primo  (  o  fra  i  primi  )  a  f coprir  e 
il  nobilifftmo  genio  della  Vojlra  Poten- 
te ,  e  Generoja  Nazione  <verfo  del  leu 
medejima  .  Comunque  Jìajiy  certo  è ,  che 
non  avrei  ardito  mai  di  dedicarle  ad 
un  ERO  E  ornato  di  gloriojìffime  azio- 
ni y  come  jiete ,  fé  7  Canto  non  fojfk^ 
una  delizia  dell'  anima ,  e  Jì  trovaffe^ 
un  anima  più  grande  della  VOSTRA. 
Onde  col  più  profondo  offe  qui  o  ho  giujlo 
motivo  di  dirmi 

DELLA  VOSTRA  GRANDEZZA 


IJmilifs.  Divotifs.  ,  &  Obbìigatifs,  Serv© 
Vierframefco  Tojì* 

Lei- 


Lettore , 

L*  Amore  è  una  paflìone  ,  che_» 
offufea  T  intelletto .  Se  tu.fei 
Cantante  fei  mio  rivale,e  fé  fei  Mo- 
derno io  fono  Antico .  Ma  fé  V  af- 
fetto immenfo,  che  abbiamo  per 
la  bella,  ed  ottima  Mufìca  ci  toglie 
la  ragione ,  almeno  ne'  noftri  luci- 
di  intervalli  fiamo  egualmente  ge- 
nerofì  :  Tu  in  perdonarmi  gli  er- 
rori ,  che  ferivo  j  Io  in  compatirti 
quelli ,  che  fai .  Se  poi  per  tua  glo- 
ria fei  letterato  fappi ,  che  per  mia 
vergogna  fono  ignorante  >  fé  non 
lo  credi,  leggi. 


Arie  fono  le  opinioni  degli 
antichi  Storici  fopra  V  ori- 
gine della  Mufica  .  Plinio 
crede ,  che  Anfione  ne  fia 
T  Inventore:  I  Greci  fo- 
ftengono  ,  che  fia  flato  Dio- 
niso: Polibio  gli  Arcadi: 
e  Svida  >  e  Boezio  ne  danno  tutta  la  gloria  a 
Pitagora  aflerendo ,  eh5  egli  dai  fuono  di  tre 
Fabbrili  Martelli  di  pefo  differente  ne  ritro- 
vale il  Diatonico ,  a  cui  pofeia  Timoteo  Mi- 
lefio  aggiugneffe  il  Cromatico,  e  Olimpi- 
co, o  fi  a  Olimpo  P  Enarmonico  •  Nelle  Sa- 
cre Carte  però  fi  legge ,  che  Jubal  della  ftir- 
pe  di  Caino  fuit  Pater  Canentium  Citharay 
&  Organo  Strumenti  probabilmente  di  più 
corde  armoniofe  y  dal  che  s' intende ,  che  la 
Mufica  fia  nata  poco  dopo  del  Mondo  . 

Per  ficurezza  di  non  errare  ella  afcoltò 
molti  precetti  dalla  Matematica  ,  da  cui  do- 
po diverfe  Istruzioni  di  linee ,  di  numeri,  e  di 
proporzioni  fu  chiamata  col  dolce  nome  di 
Figlia  ,  affinché  meritalfe  quello  di  Scienza . 
Edafupporfi,  che  nelcorfo  di  migliaja^ 
d'anni  la  Mufica  fia  ftata  fempre  la  delizia-, 
del  genere  umano  ,  mentre  dall'  ecceffivo 
piacere ,  che  ne  traevano  i  Lacedemoni  bifo- 
gnò ,  che  quella  Repubblica  efilialfe  il  fud- 
A  detto 


2 

detto  Milefio,  acciò  gli  Spartani  più  non_» 
abbandonaffero  gli  economici ,  i  politici ,  e 
i  militari  interenì . 

Parmi  però  impoflìbile ,  eh'  ella  abbia  fat- 
ta mai  tanta  pompa  della  Tua  bellezza  quan- 
to negli  ultimi  Secoli ,  quando  con  la  più 
nobile  ,  e  foave  maeftà  comparve  alla  gran 
niente  dei  Paleftina,  a  cui  lafciò  di  fé  ua_* 
divino  originale  perché  ferviffe  a  pofteri 
d' immortale  efempio  ;  E  vaglia  '1  vero ,  la 
Mufica  colla  dolcezza  della  Tua  armonia  e 
giunta  tant'  oltre  (  mercé  V  intendimento 
fublime  de' Maeftri  infigni  anche  de',  tempi 
noftri)  che  febben  fofs5  Arte  liberale,  dalle 
Compagne  non  gli  fi  potrebbe  contrattar  con 
giuftizia  il  Principato  • 

\  Forte  argomento  me  ne  porge  quella  im- 
presone foaviiìima  y  che  a  diftinzione  di  tut- 
te le  altre  la  Mufica  fa  su  gli  animi  noftri , 
per  cui  fiamo  vicini  a  credere ,  che  faccia 
una  parte  di  quella  beatitudine ,  che  in  Pa- 
radifo  fi  gode. 

Premeiìi  quefti  vantaggi ,  il  merito  de' 
Vocalifti  dovrebb5  edere  diftinto  anch'  elfo 
per  le  difficoltà  particolari ,  che  V  accompa- 
gnano :  Abbia  un  Cantante  intelligenza^. 
fondamentale  capace  di  fuperar  con  fran- 
chezza ogni  più  fcabrofa  compofizione .  Pof- 
fegga  di  più  un'  ottima  voce ,  e  fé  ne  vaglia 

con 


con  artificio ,  non  per  quefto  meriterà  nome 
di  (ingoiar  Profeflbre  ,  quand'  ei  manchi 
d'una  pronta  variazione,  difficoltà,  cho 
nelle  altr'  Arti  non  s'incontra. 

Dirò  finalmente,  che  i  Poeti,  i  Pittori, 
gli  Scultori ,  gli  Architetti ,  e  gli  ftefli  Com- 
pofitori  di  Mufica  prima  di  efporre  le  loro 
Opere  in  pubblico  hanno  tutto  quel  tempo  % 
che  batta  per  emendarle ,  e  ripulirle  ,  ma  pel 
Cantor  che  falla  non  v'  e  più  rimedio ,  V  er- 
rore è  incorreggibile . 

Quanta  appTicazlbne  poi  debba  efifer  quel- 
la di  chi  è  in  obbligo  di  non  errare  nelle  pro- 
duzioni improvvife  dell'  ingegno  ,  e  quale 
ftudio  convenga  a  chi  deve  foggettar  una  vo- 
ce inmotoquafi  Tempre  diverfo  ad  un'Arte 
così  difficile  e  più  da  immaginari],  che  da_# 
defcriverfi.  Confeflb  ingenuamente,  che 
ogniqualvolta  il  penderò  mi  guida  a  riflet- 
tere ,  che  l' infufficienza  di  molti  Maeftri ,  e 
gl'infiniti  abufi,  che  quefti  lafciano  intro- 
durre rendono  inutili  a  loro  Scolari ,  e  l' ap- 
plicazione, e  lo  ftudio,  non  polio  baftante- 
mente  maravigliarmi ,  che  fra'  tanti  Profef. 
fori  di  prima  sfera,  che  hanno  fcritto  ,  chi 
per  infegnare  come  trovar  fi  debba  la  vera 
armonia  mediante  i  precetti  del  Contrap- 
punto ,  e  chi  con  ammaeftramenti  d' Inta vo- 
gature ,  o  di  Pratica  al  Gravecembalo  per 
A  2  fa- 


0 


4 

facilitar  le  laboriofe  vie  agli  Organifli ,  non 

vi  fia  flato  mai  (  per  quanto  io  fappia)  chi 
abbia  intraprefo  difarconofcere  fé  non  che 
i  primi  Elementi  a  tutti  noti  5  celando  le  re- 
gole più  neceflarie  per  cantar  bene  ;  Ne  gio- 
va il  dire ,  chei  Compofitori  intenti  folo  al- 
lo fcriyere  ,  e  i  Sonatori  ad  accompagnare 
non  devono  ingerirfi  in  ciò  ,  che  a  Vocalifti 
**  appartiene  \  perché  ne  conofco  alcuni  capa- 

' fòónaft&tpl'  ciffimi  di  difingannar  chi  fé  lo  penfaflf^r  • 
r  (  Jf'j/fy^  L' incomparabile  Zarlino  nella  terza  parte 
delle  fue  Iftituzioni  armoniche  a  cap.  46. 
appena  cominciò  ad  inveire  contra  di  chi  a 
fuoi  giorni  cantava  con  qualche  difetto  , 
che  fi  fermò ,  e  voglio  credere ,  che  fé  foffe 
paflato  più  oltre  ,  que"  documenti  invec- 
chiati da  quali  due  Secoli  non  ferviffero  al 
gufto  raffinato  de'  tempi  noftri  •  Rimproveri 
più  giufti  merita  bensì  la  negligenza  di  molti 
Cantanti  celebri ,  che  quanto  più  fono  flati 
e  fono  d'intendimento  di  gran  lunga  fupe- 
riore  agli  altri ,  tanto  men  poffòno  giuftifi- 
care  il  loro  filerizio  (ne  anche  a  titolo  di 
modeftia)  ceflando  quefta  d' elfer  virtù ,  al- 
lorché pregiudica  al  pubblico  intereffo  . 
Moffo  io  quindi  non  da  vana  ambizione  y  ma 
dallo  fvantaggio >  che  adiverfiProfefforine 
ritolta,  non  fehza  ripugnanza ,  ho  determi- 
nato d'  e  fiere  il  primo  ad  efporre  fotto  gli 

oc- 


bcchj  del  Mondo  quefte  mie  poche  Offerva- 
zioni  col folo  fine  di  aggiugnere  (fé  mi  rie- 
fce  )  qualche  lume  a  chi  infegna ,  a  chi  ftu- 
dia ,  ea  chi  canta  • 

Cercherò  in  primo  luogo  di  far  compren- 
dere qualfia  l'obbligo  del  Maeftro  per  ben 
iftruire  un  Principiante  :  Parlerò  fecondaria- 
mente  di  ciò  >  che  allo  Scolaro  convenga  :  e 
proccurerò  da  ultimo  con  maggiori  rifleffi  di 
agevolar  la  ftrada  ad  un  Gantor  mediocre  afc 
finché  giunga  a  migliorar  condizione.  Ardua, 
e  forfè  temeraria  è  V  imprefa,  ma  quando  an- 
che non  corrifpondeflero  all'  intenzione  gli 
effetti ,  almeno  inciterò  gì' intelligenti  a  più 
ampiamente ,  e  correttamente  trattarne  • 

Se  taluno  dicelfe  ,  eh'  io  dovea  efimermi 
dal  pubblicar  cofe  già  comuni  ad  ogni  Pro- 
feffore,  potrebbe  ingannarfi  ,  la  ragione  fi  e, 
che  fra  quefte  OlTervazioni  ve  ne  fon  molte  y 
che  per  non  averle  mai  da  altri  intefe  le  ten- 
go per  mie,  e  come  tali  e  probabile  ,  che^ 
non  fieno  ftate  univerfalmente  conofeiute  • 
Abbiano  così  la  forte  d'elfer  approvate  da 
chi  ha  intelligenza  ,  e  gufto . 

Sarebbe  fuperfluo  bensì  s' io  dicefli ,  che 
gi'infegnahienti  verbali  non  fervono  a  Can- 
tanti (per lo  più)  che  a  non  errare >  poiché 
ognuno  fa  che  la  ftampa  è  incapace  di  ridurli 
in  atto .  Dall'  e  vento  però  di  quefti ,  o  m' in- 
A  3  cor- 


6 

coraggirò  ad  innoltrarmi  a  nuove  fcoperte 
in  vantaggio  della  Profeflione  ,  o  confufo 
(ma  non  forprefo)  (offrirò  in  pace,  che  i 
Maeftri  col  loro  nome  in  fronte  pubblichino 
la  mia  ignoranza  ,  acciò  pofla  difingannar- 
mi,  e  ringraziarli» 

Per  V  intenzione  poi ,  che  ho  di  dimoftra- 
re  una  quantità  di  moderni  abufi ,  e  difetti , 
che  fi  fono  fparfi  per  la  canora  Repubblica , 
affinché  (  fé  mai  lo  foflero  )  foffer  anche  cor- 
retti, non  vorrei,  che  quegli  che  per  debolez- 
za d5  ingegno,  o  per  negligenza  di  ftudio  non 
han  potuto,  o  voluto  emendarfene  s'imma- 
ginaflero,  che  con  maliziofo  difegno  gli  avef- 
f\  dipinti  colle  loro  imperfezioni  al  naturale , 
perché  altamente  protetto  •  Che  fé  attacco 
con  poca  dolcezza  per  troppo  zelo  gli  erro- 
ri, onoro  però  chi  li  commette;  Infegnan- 
domi  un  Morale  Spagnuolo,  (a)  Che  le  Satire 
tornano  a  Cafa ,  e  il  Criftianefimo  dice  qual- 
che cofa  di  più  a  chi  ha  religione .  Parlo  ge- 
neralmente ,  e  fé  talvolta  mi  riftringo  al  par- 
ticolare fappiafi ,  che  non  mi  fervo  d'  altro 
originale ,  che  dei  mio  in  cui  pur  troppo  vi  è 
Hata,  e  v5 e  materia  degna  di  critica  fenza 
cercarla  altrove . 

OS- 

(a)  Azia  a  ti  accufas  quando  murmuras . 


OSSERVAZIONI 

Per  chi  infegna  ad  un 
Soprano  • 


Anno  tanta  facilità  cP  infinuarfì 
negli  animi  puerili  i  difetti  Mufi- 
cali ,  e  s' incontra  tale  difficoltà 
in  trovar  chi  li  corregga  nafcen- 
do  >  che  farebbe  d*  uopo  ,  che  gli  ottimi 
Cantori  fé  ne  pigliaifero  P  impegno ,  poiché 
meglio  degli  altri  conofcono  i  mezzi  per  riu- 
•  fcirvi ,  e  con  più  intelligenza  poflbno  da  i 
primi  Elementi  condurre  i'  abilità  dello  Sco- 
laro alla  perfezione  ;  ma  non  trovandoci  in 
oggi  fra  loro  (fé  non  erro)  chi  non  ne  od  j 
la  memoria  e  forza  di  rifervarli  per  la  finez- 
za dell'  artificio  in  cui  veramente  confitte 
quel  dolce  incanto ,  che  fé  'n  va  per  la  ftrada 
più  breve  a  dilettare  il  cuore . 

U  iftruzione  dunque  de'  fondamenti  fin- 
ché lo  Scolaro  canti  franco  bifogna ,  che  ad 
un  Profeffor  mediocre  appartenga  ,  purché  * 

fia  di  coftumi  illibati ,  diligente y  pratico  y  M'Sc*  w'w* 
fenza  difetti  di  nafo,e  di  gola,e  che  abbia  agi- > jt^cs&r***^ 
lità  di  voce,  qualche  barlume  di  buon  gufto5  nc  'cm*1*^ 
A  4  faci- 


8 

facile  comunicativa ,  perfetta  intonazione , 
e  pazienza ,  che  refifta  alla  più  duira  pena  dei 
più  nojofo  impiego . 

Prima  ,  che  un  Maeftro  ornato  di  circo- 
ftanze  fi  neceflarie  cominci  ad  infegnare  y 
legga  i  quattro  i  verfetti  di  Virgilio  Sic  vor 
non  vobìs  &c.  poiché  (Te  non  lo  fono  )  pa- 
jon  comporti efpreifamente  per  lui;  Dopo 
di  averli  ben  confiderati  confulti  la  propria.* 
coftanza,  imperocché  (parlando  vulgare) 
rincrefcea  chi  ha  fetedi  portar  il  vino  agii 
altri ,  e  non  poter  bere.  Sei  tempo  e  pro- 
pizio per  chi  canta,  giufto  é,  che  lo  fia  an- 
che perchiinfegna. 

Soprattutto  lenta  con  orecchio  difinteref- 
fato  fé  chi  brama  d'imparare  abbia  voce,  e 
difpofizioneper  cantare,  affinché  non  fia  in 
obbligo  di  rendere  ftrettiffimo  conto  a  Dio 
del  denaro  malamente  fpefo  da' Genitori,  e 
di  aver  ingannato  il  Figlio  nella  perdita  ir- 
reparabile di  quel  tempo ,  che  in  qualche  al- 
tra Profeflione  gli  farebbe  flato  di  profitto  • 
Io  non  parlo  a  cafo.  I  Maeftri  antichi  di- 
ftinguevano  il  ricco,  che  voleva  applicarli 
alla  Mufica  per  fuo  nobile  ornamento ,  dai 
povero,  che  cercava  dlftudiarla  per  bifo- 
gno;  Infegnavano  al  primo  per  intereife,  e 
al  fecondo  per  carità,  fé  in  vece  di  denaro 
fcoprivano  in  lui  talenti  per  farne  un'  Uo- 
mo 


'9 

mo.  Pochiflìmi  moderni  ricufano  Scolari, 

e  purché  quelli  paghino  ,  poco  lor  preme  fé 
la  loro  ingordigia  rovini  i  Profeflbri  ?  e  di- 
ftrugga  la  Profefiione . 

Signori  Maeftri ,  1*  Italia  non  fente  più  le 
voci  ottime  de'  tempi  andati ,  particolar- 
mente nelle  Femmine  5  e  a  confusione  de* 
colpevoli  ne  dirò  il  perché:  L'  ignoranza.-* 
non  fa  fentire  a'  Genitori  la  voce  peffima  del- 
le loro  Figlie  come  la  miferia  lor  fa  crede- 
re ,  che  cantare ,  e  arricchire  fia  lo  fteiTo  , 
e  che  per  imparar  la  Mufica  bafti  un  pò  di 
bel  vifo  :  Potete  voi  iftruirle  ? 

Potete  forfè  infegnar  a  quelle  a  cui  il  Can- 
to • ..  •  la  modeftia  non  vuol  ch'io  più  hi'  in- 
noltri  . 

Se  V  Iftruttore  e  umano  >  non  configlierà 
mai  lo  Scolaro  a  perdere  una  parte  delia-* 
umanità  forfè  con  pregiudicio  dell'  Anima. 

Dalla  prima  lezione  fino  all'  ultima  fi  ri- 
cordi il  Maeftro  d'  efler  debitore  di  tutto 
quello ,  che  non  infegnò  ,  e  degli  errori  y 
che  non  avrà  corretti . 

Sia  moderatamente  fevero  facendofi  teme- 
re fenza  fard  odiare .  So  ,  che  non  e  facile  di 
trovare  il  mezzo  tra  '1  rigore  ,  e  la  dolcez- 
za, ma  fo  ancora,  che  fono  nocivi  gli  eftremi , 
poiché  dalla  ecceilìva  rigidezza  fovente  nafce 
l' oftinazionejC  dalla  foverchia  indulgenza  lo 
fprezzo  «  Non 


IO 

Non  parlerò  della  cognizione  delle  note  5 
del  loro  valore ,  della  battuta  ,  dello  fpar- 
tire  ,  de'  tempi ,  delle  paufe ,  degli  acci- 
denti ,  ne  d' altri  principi  triviali  ;  perché 
fono  generalmente  noti . 

Oltre  la  Chiave  di  C  fol  fa  ut  infegni  allo 
Scolaro  di  legger  tutte  le  altre  fpoftate ,  ac- 
ciò non  gli  fucceda  quello ,  che  fpeflb  acca- 
de a  certi  Vocalifti  j  i  quali  nelle  compofi- 
zioni  a  Cappella  non  fanno  diftinguere  fenz* 
Organo  il  Mi  dal  Fa  per  non  avere  alcuna 
cognizione  della  Chiave  di  G  fol  re  ut,e  fé  ne 
fentono  poi  fconcerti  così  indecenti  al  fervi- 
ziodi  Dio  ne' Sacri  Templi  ,  quanto  vergo- 
gnosi a  chi  s' invecchia  fenza  faper  dove  le 
note  ftiano  di  Cafa  *  Io  tradirei  la  mia  fin- 
cerità  fé  non  diceffi  ,  che  chi  non  infegna  re- 
gole eflenziali  come  quelle  pecca  ,  ò  d' onv 
miffione ,  ò  d'ignoranza, 

Sufleguentemente  gli  faccia  imparare  di 
legger  quelle  per  Bmolle ,  maffimamente  ne' 
componimenti ,  che  ne  hanno  quattro  alla 
Chiave ,  e  che  fu  le  loro  fefte  del  Baffo  per 
lo  più  chiedono  anche  il  quinto  per  acciden- 
te, affinché  lo  Scolaro  polla  trovare  in  effi 
il  Mi)  che  none  troppo  facile  a  chi  il  poco 
Studio  fa  credere,  che  tutte  le  note  col 
Bmolle  fi  chiamino  Fa  ;  Che  fé  ciò  folfe  ve- 
ro, farebbe  infallibilmente  fuperfluo,  che 

le 


ir 

le  note  foflTero  Tei ,  quando  cinque  aveflero 
Pifteflb  nome.  I  Francefi  ne  hanno  fette  , 
e  con  quella  figura  di  più  rifparmiano  a  lo- 
ro Scolari  la  fatica  d'  apprendere  le  muta- 
zioni afcendendo ,  e  discendendo  ;  ma  noi 
altri  Italiani  non  abbiamo,  che  P  Ut,  Re, 
Mi ,  Fa ,  Sol ,  La ,  note  ,  che  battano  egual- 
mente per  tutte  le  Chiavi  a  chi  le  fa  leg- 
gere . 

Proccuri  il  Maeftro,  che  nel  folfeggiar  la 
Scaletta  le  note  fieno  dallo  Scolaro  perfetta- 
mente intonate.  Chi  non  ha  delicatezza-* 
d'  orecchio  non  dovrebbe  impegnarfi  5  né 
d'infegnar,  né  di  cantare,  non  eflendo  a£ 
folutamente  tollerabile  il  difetto  d'una  vo- 
ce, checrefce,  e  cala  come  il  fluffo ,  e  il  ri- 
fluirò del  Mare .  Vi  rifletta  con  tutta  P  atten- 
zione F  Iftruttore  ,  perché  ogni  Cantante  , 
che  (tuona  perde  immediatamente  tutte  le  più 
belle  prerogati  ve,  cheavelfe  .  Io  polio  dir 
fenza  mentire ,  che  (a riferva  di  pochi  Pro-  <  ,  , 
felibri)  la  moderna  intonazione  e  affai  cat-  fa  ^fy* 
ti  va . 

NelF  ifteflb  fòlfeggio  cerchi  il  modo  di 
fargli  guadagnare  a  poco  a  poco  gli  acuti, 
acciò  mediante  F  efercizio  acquilti  tutta^ 
quella  dilatazione  di  corde ,  che  fia  polii- 
bile  ;  Avverta  però  ,  che  quanto  più  lo 
note  fon'  alte ,  tanto  più  bifogna  toccarle 

con 


fi 


con   dolcezza    per  evitar   gli   ftrilli . 

Deve  fargli  intonare  le  mezze  voci  fecon- 
do le  vere  regole .  Non  tutti  fanno  ,  che 
vi  ila  il  Semituono  maggiore,  e  il  minore  , 
perché  il  divario  non  fi  può  conofcere  dall' 
Organo,  né  tampoco  dai  Gravecembalo  , 
quando  quello  non  abbia  i  tafti  fpezzati . 
Un  Tuono ,  che  di  grado  palli  ad  un5  altro 
fi  divide  in  nove  intervalli  quafi  infenfibili, 
che  in  Greco  (fé  non  m'  inganno  nominanti 
Commi ,  cioè  a  òhe  la  più  piccola  parte ,  e  in 
noftra  favella  Còme ,  cinque  delle  quali  for- 
mano il  Semituono  maggiore  ,  e  quattro  il 
minore;  V'é  opinione  però,  che  non  fieno 
più  di  fette  ,  e  che  il  più  gran  numero  della 
loro  metà  componga  il  primo ,  e  il  minore 
il  fecondo;  Il  mio  debole  intelletto  non  la 
trova  fufliftente ,  imperocché  V  udito  allora 
non  avrebbe  alcuna  difficoltà  di  diftinguere 
la fettima parte  d'un  Tuono,  e  ne  incontra 
una  ben  grande  per  ifcoprir  la  nona.  Se  fi 
cantaffe  continuamente  alfuono  de'fuddetti 
due  Strumenti  quefta  cognizione  farebbe  in- 
utile, ma  da  che  s5  introduiTe  da  Componito- 
ri P  ufo  di  far  fentire  in  ogni  Opera  una  quan- 
tità d'Arie  accompagnate  folo  dagli  Stru- 
menti d'arco  diventa  così  neceffaria,  che  fé 
(per  cagion  d'efempio)  un  Soprano  intuo- 
na il  D  la  fol  re  diefis  acuto  >  come  V  E  le  fa  9 

chi 


chi  ha  T  orecchio  fino  fente  ,  ch^  ftuona^. , 
perché  que(V  ultimo  crefce.  Chi  non  ne  re- 
ftafTe  foddisfatto  legga  molti  Autori ,  che_^ 
ne  trattano  ,  oconfultii  più  abili  Violini- 
fti .  Nelle  parti  di  mezzo  non  e  poi  così  fa- 
cile difentirne  la  differenza,  bench'  io  cre- 
da, che  tutto  ciò,  che  fi  divide  fiadiftingui- 
bile.  Di  quelli  due  femituoni  parlerò  più 
diffufamente  nel  Capitolo  dell'  Appoggiatu- 
ra, acciocché  gli  uni  non  fieno  confufi  cogli 
altri . 

Infegni  allo  Scolaro  d' improntare  con^ 
perfetta  intonazione ,  e  prontezza  ogni  falto 
di  voce  nella  Scaletra ,  e  lo  tenga  applicato  y 
anche  più  del  bifogno  a  quella  urgentiflima 
lezione ,  fé  defidera ,  che  canti  franco  in  po- 
co tempo  • 

Se  31  Maeftro  non  fa  comporre  fi  provveg- 
ga di  buoni  folfeggi  di  ftile  diverfo  ,  che  in- 
fenfibilmente  pallino  dal  facile  ai  difficile  a 
mifura  del  profitto ,  che  fcorge  nello  Scola- 
ro ;  A  condizione  però ,  che  nelle  loro  diffi- 
coltà fieno  fempre  naturali ,  e  guftofi  per  in- 
tereflarlo  a  ftudiarli  con  piacere ,  e  ad  impa- 
rarli fenza  noja  . 

Fra  le  maggiori  diligenze  dei  Maeftro  una 
ne  richiede  la  voce  dello  Scolaro,  la  quale, 
ò  fia  di  petto ,  ò  di  tefta  deve  ufcir  limpida , 
e  chiara  fenza  che  palli  pel  nafo ,  né  in  go- 
la 


la  fi  affoghi,  che  fono  due  difetti  i  più  orru 
bili  d'un  Cantore,  e  fenza  rimedio,  quan- 
do han  prefo  poifeifo . 

La  poca  pratica  di  taluno,  che  infegna  di 
folfeggiare  obbliga  chi  ftudia  a  foftener  le^ 
femibrevi  con  voce  sforzata  di  petto  fu  le 
corde  più  acute ,  e  finalmente  ne  fiegue ,  che 
di  giorno  in  giorno  le  fauci  fempre  più  s' in- 
fiammano ,  e  fé  lo  Scolaro  non  perde  la  falli- 
te perde  il  Soprano. 

Molti  Maeftri  fanno  cantare  il  Contralto 
a"  loro  Difcepoli  per  non  fapere  in  elfi  tro- 
var il  falfetto,  o  per  isfuggire  la  fatica  di 
cercarlo  • 

Un  diligente  Istruttore  fapendo,  che  un 
Soprano  fenza  falfetto  bifogna  ,  che  canti 
fra  P  anguftie  di  poche  cotale  non  folamente 
proccura  d'  acquietarglielo,  ma  non  lafcia 
modo  intentato  acciò  lounifca  alla  voce  di 
/V)^  petto  in  forma ,  che  non  fi  diftingua  1'  uno 

r\  *  A  dall'altra  ,  che  fé  l'unione  non  è  perfetta  y 
*\Zs/iuuJ*-  p"  ]a  voce  farà  di  più  regiftri ,  e  confeguente- 
(Aw*  mente  perderà  la fua  bellezza.  La  giunfdi- 

zione  della  voce  naturale ,  o  di  petto  termi- 
na ordinariamente  fui  quarto  fpazio  ,  o  fulla 
quinta  riga,  ed  ivi  principia  il  dominio  del 
falfetto  fi  nello  afcendere  alle  note  alte  ,  che 
nel  ritornare  alla  voce  naturale  ove  confitte 
la  difficoltà  dell'  unione;  Confideri  dunque  il 

Mae- 


1  à 

Maeftro  di  qual  pefo  fia  la  correzione  di  quel 
difetto,  che  porta  feco  la  rovina  dello  Scola- 
ro fé  la  trafcura .  Nelle  Femmine,  che  canta- 
no il  Soprano  fentefi  qualche  volta  una  voce 
tutta  di  petto  ,  ne  Mafchj  però  farebbe  rari- 
tà  fé  la  confervaffero  paifata ,  che  abbiano 
T  età  puerile .  Chi  foffe  curiofo  di  fcoprire  il 
falfettoin  chi  lo  fa  nafcondere  badi,  ch<^ 
chiunque  fé  ne  ferve  efprime  fu  gli  acuti  la 
vocale  t  con  più  vigore,  e  meno  fatica  dell'tf . 

La  voce  di  tefta  e  facile  al  moto ,  poffiede 
le  corde  fuperiori  più  che  le  inferiori,  ha  il 
trillo  pronto ,  ma  è  foggetta  a  perderfi  per 
non  aver  forza,  che  la  regga. 

Faccia  profferir  diftintamente  allo  Scolaro 
le  vocali,  acciò  fieno  intefe  per  quelle,  che 
fono.  Certi  Cantori  credono  di  formare  il 
fuono  della  prima ,  e  fanno  fentir  quello  del- 
la feconda;  fé  la  colpa  non  e  del  Maeftro  , 
T  errore  e  di  que5  Vocalifti ,  che  appena.-, 
ufciti  dalle  lezioni  ftudiano  di  cantare  affet- 
tato per  vergognarfi  di  aprire  un  poco  più  la 
bocca;  Alcuni  poi,  forfè  per  Spalancarla 
troppo  ,  confondono  quelle  due  vocali  con 
la  quarta ,  e  allora  non  é  poflìbile  di  capire  , 
fé  abbiano  detto  Balla ,  o  Bella  :  Sellò  ,  o 
Saffo  :  Mare ,  o  More . 

Deve  farlo  cantar  fempre  in  piedi,  affinchè 
la  voce  trovi  libera  tutta  la  Tua  organizzazio- 
ne* Lo 


i5 


Procduri  (mentre  canta)  ch'egli  ftia  iti.* 
politura  nobile,  acciò  appaghi  anche  con  una 
decorofa  prefenza . 

Lo  corregga  rigorofamente  fé  fa  fmorfie 
di  tefta,  di  vita  ,  e  principalmente  dì  boc- 
ca ,  la  quale  deve  comporfi  in  guifa  (  fé  il 
fenfo  delle  parole  lo  permette  )  che  inclini 
più  alla  dolcezza  d5  un  forrifo  ,  che  ad  una 
gravità  fé  vera. 

Eferciti  lo  Scolaro  ftudiando  fempre  fui 
Tuono  di  Lombardia ,  e  non  fu  quello  di 
Roma  non  folo  per  fargli  acquiftare ,  e  con* 
fervar  gli  acuti,  ma  perché  non  fia  incomo- 
dato mai  dagli  Strumenti  alti ,  elfendo  lo 
ftento  di  chi  non  può  afcendere  egualmente 
penofo,  e  a  chi  canta ,  e  a  chi  fente .  Il 
Maeltro  fé  ne  fovvenga ,  poiché  crefcendo 
T  età  la  voce  declina ,  e  in  progreifo  di  tem- 
po ,  o  canterà  il  Contralto ,  o  pretendendo 
per  vanità  infulfa  il  nome  di  Soprano  gli 
converrà  di  raccomandarfi  ad  ogni  Compo- 
litore  ,  affinché  le  note  per  lui  non  pallino  il 
quarto  fpazio ,  non  vi  fi  fermino .  Se  tutti 
quegli,  che  infegnano  i  principi  fapeffero 
prevaler/]  di  quella  regola,  e  far  unire  il  fal- 
cetto alla  voce  di  petto  de'  loro  Allievi , 
non  vi  farebbe  in  oggi  tanta  fcarfezza  di  So* 
prani .  / 

Gli  faccia  imparare  di  folìene?  le  note  fen-* 


17 

7&,  che  la  voce  titubi,  o  vacilli,  e  fé  l'in- 
fegnarnento  comincia  da  quelle  di  due  bat- 
tute P  una  ,  il  profitto  farà  maggiore,  al- 
tramente dal  genio ,  che  hanno  i  Principian- 
ti di  muoverla  ,  e  dalla  fatica  di  fermarla  fi 
alfuefarà  anch'  elfo  a  non  poterla  più  Affare  , 
e  avrà  indubitamente  il  difetto  di  fvolazzar 
fempreair  ufo  di  chi  canta  di  petìimogufto  • 

Coli5  ifteffe  lezioni  gP  infegni  P  arte  di 
metter  la  voce ,  che  confifte  nel  lafciarla_* 
ufcir  dolcemente  dal  minor  piano ,  affinchè 
vada  a  poco  a  poco  al  più  gran  forte ,  e  che 
pofcia  ritorni  col  medefimo  artificio  dai  for- 
te al  piano  •  Una  bella  meffa  di  voce  in  boc- 
ca d' un  Profeffore ,  che  ne  fia  avaro ,  e  non 
fé  ne  ferva ,  che  fu  le  vocali  aperte  non  man- 
ca mai  di  fare  un*  ottimo  effetto  •  Pochiffi- 
mi  fono  adeffo  que'  Cantanti ,  che  la  ftimino 
degna  del  loro  gufto ,  o  per  amare  P  inftabi- 
lità  della  voce ,  o  per  allontanai  dall'  odia- 
to antico .  Gli  è  però  un  torto  manifefto  , 
che  fanno  al  rofignuolo,  che  ne  fu  l'inven- 
tore, da  cui  l'umano  ingegno  non  può  vo- 
calmente imitar  altro ,  quando  fra'  que' ca- 
nori Augelletti  non  fé  ne  udiffe  qualchedu- 
no ,  che  cantaffe  alla  Moda  • 

Non  fi  ftanchi  il  Maeftro  di  far  folfeggia- 
re  lo  Scolaro  finché  vi  conofca  il  bifo- 
gno  5  e  fé  mai  lo  faceffe  vocalizzar  pri- 
B  ma 


10 

ma   del   tempo    non    fa   iftruire  • 

Dopo  deve  introdurlo  allo  ftudio  di  voca- 
lizzare fu  le  tre  vocali  aperte ,  maffimamen- 
te  fulla  prima ,  ma  non  fempre  fulla  medefi- 
nia,  come  fi  fa  in  oggi ,  acciocché  da  que- 
fto  frequente  efercizio  non  confonda  V  una 
coli'  altra ,  e  polfa  accoftarfi  più  facilmente 
al]5  ufo  delle  parole. 

Ricavato  ,  che  abbia  lo  Scolaro  da  quella 
applicazione  qualche  rimarcabile  progrelfo 
allora  chi  iftruifce  potrà  fargli  conofcere  i 
primi  ornamenti  dell'  Arte ,  che  fono  le  Ap- 
poggiature^ di  cui  parlerò  in  appreflb  )  e 
vocalizzar  con  effe . 

SuiTeguentemente  gi5  infegni  il  modo  di 
fcivolar  vocalizzando ,  e  di  ftrafcinar  foa ve- 
niente la  voce  dall'  acuto  al  grave ,  ch^j 
quantunque  fieno  ammaeftramenti  necefiarj 
per  cantar  bene ,  e  che  dal  femplice  folfeg- 
gio  non  fi^poffibile  di  poterli  apprendere , 
con  tutto  ciò  da' Maeftri  inefperti  fi  trafcu- 
rano  • 

Se  poi  gli  facefle  cantar  le  parole  prima-, 
eh'  egli  abbia  un  franco  pofìTeiìb  di  folfeggia- 
xe  ,  e  di  vocalizzar  appoggiato  lo  rovina . 


DELL1 


19 

DELL' 

APPOGGIATURA. 

FRa  tutti  gli  abbellimenti  del  Canto  non 
v1  éiftruzionepiù  facile  per  il  Maeftro 
ad  infegnarfi ,  né  meno  difficile  per  lo  Sco- 
laro ad  impararfi ,  che  quella  della  Appog- 
giatura ;  Quella  oltre  alla  propria  fua  va- 
ghezza ha  degnamente  ottenuto  dall'  Arte 
V  unico  privilegio  di  farfi  udir  fovente ,  e  di 
noniftufar  mai  \  purché  non  efca  da  que'  li- 
miti ,  che  dal  buon  gufto  de'  profeflbri  gli 
fono  flati  preferirti , 

Da  che  fu  inventata  V  Appoggiatura  per 
adornarne  la  Profellìone  non  fi  e  penetrata 
fin  ora  la  cagione  per  cui  non  abbia  tutti  li- 
beri i  palli ,  Dopo  di  averla  cercata  in  vano 
da5  Cantori  primarj ,  ho  considerato  ,  qhe  la 
Muiica  Scienza  deve  aver  le  fue  regole  ,  ^ 
che  bifogna  far  tutto  quello ,  che  fi  può  per 
ifcoprirle .  Non  fo  %  né  pofso  lufmgarmi 
d'  eflerci  arrivato  ,  ma  quando  ciò  non  fof- 
fe,  gl'intelligenti  almen  vedranno  ,  che  mi 
ci  fono  avvicinato.  Trattandofi  però  d' una 
materia  ,  che  totalmente  è  prodotta  dalle 
pile  Offervazioni ,  errando  dovrei  fperare 
#  2  più 


20 

più  compatimento  in  quefìo  Capitolo  3  che 
altrove  • 

Dalla  Pratica  comprendo  ,  che  da  un  C  fol 
fa  ut  all'altro  per  B  quadro  un  Vocalifta^ 
può  afcendere ,  e  difcender  di  grado  coir 
Appoggiatura  paffando  fenza  verun5  oftaco- 
lo  per  tutti  que'  cinque  Tuoni ,  e  due  Semi- 
tuoni  ,  che  compongono  P  ottava . 

Che  da  ogni  Diefis  accidentale  y  che  pofìTa 
trovarli  in  eifa  fi  può  falir  di  grado  di  mezza 
voce  alle  note  vicine  coir  Appoggiatura ,  e 
ritornarvi  colla  mcdefima . 

Che  da  ogni  nota  ,  che  abbia  il  B  quadro 
il  può  afcendere  perfemituoni  a  tutte  quel- 
le y  che  hanno  il  B  molle  coli'  Appoggiatu- 
ra . 

Sento  vice  verfa,  che  dai  F  fa  ut,  del  G 
fol  re  ut ,  dall'  A  la  mi  re ,  dal  C  fol  fa  ut ,  e 
dal  D  la  fol  re  non  fi  può  falir  di  grado  coir 
Appoggiatura  per  mezze  voci ,  allorché 
qualcheduno  di  que'  cinque  Tuoni  aveffe  il 
Diefis  alla  fua  nota . 

Che  non  iì  può  paflare  coli5  Appoggiatura 
digrado  dalle  terze  Minori  del  Baffo  all<^ 
maggiori ,  né  da  quefte  a  quelle  • 

Che  due  Appoggiature  confecutive  non 
poflbno  andar  di  grado  per  Semituoni  da  un 
Tuono  all'  altro  • 

Che  da  tutte  le  note  col  B  molle  non  fi  può 

afcen- 


21 

afcendere  permczze  voci  col  VA  ppoggiatura. 

E  che  finalmente  dove  V  Appoggiatura 
non  può  faiire  >  ne  men  può  fcendere . 

Di  tutti  quefti  infegnamenti  la  Pratica  ne 
direbbe  le  ragioni  fé  le  fapeife  •  Vediamo  fé 
potettero  penetrar/!  da  chi  è  obligato  di  ren- 
derne conto. 

La  Teorica  infegna ,  che  la  fuddetta  Ot- 
tava eflendo  comporta  di  dodici  Semituoni 
ineguali  bifogna  diftinguere  i  maggiori  da  I 
minori  5  e  invia  chi  ftudia  a  confultare  i  Te- 
tracordi. Gli  Autori  più  cofpicui,  che  ne 
trattano  non  fon  tutti  d' una  opinione ,  per- 
ché trovai!  chi  foftiene  ?  che  fra  il  G  foi  fa  ut  y 
e  il  D  la  fol  re ,  come  fra  51  F  fa  ut ,  e  il  G 
foi  re  ut  i  loro  Semituoni  fieno  eguali ,  e  ìhl. 
tanto  fi  languifce  nel  dubbio» 

L3  Udito  però  effendo  Arbitro  ,  e  fupre- 
nio  Maeftro  della  Profeffione  (  fé  ben'  in- 
tendo i  fuoi precetti)  parche  mi  dica5  che 
T  Appoggiatura  difcerne  con  fi  fino  giudizio 
la  qualità  de'  Semituoni ,  che  baila  ofièrva- 
re  dove  ella  volga  per  fuo  divertimento  il 
paffo  per  conofcere  i  maggiori .  Se  così  e  > 
andando  con  tanto  piacere  v.  g.  dal  Mi  al  F/2 
fi  deve  credere  y  che  quel  femituono  fia  mag- 
giore 5  né  può  negarli .  Ma  fé  ha  quel  tran- 
fito  libero  di  mezza  voce  afcendendo,  da_. 
che  procede,  che  dall'  ifteflb  Fa  non  può 
B  %  fali. 


22 

falire  ai  Diefis  vicmo,che  pur  il  paflb  e  di  un 
Semituono?  Egli  è  minore  rifponde  V  Udi- 
to ;  Dunque  fuppongo  di  poter  conchiude- 
re, chela  cagione,  che  toglie  all'  Appog- 
giatura una  gran  parte  della  libertà  deriva, 
eh'  ella  non  può  paflar  di  grado  da  un  Semi- 
tuono maggiore  ad  un  minore ,  né  da  quefto 
a  quello  ;  Rimettendomi  Tempre  però  al 
giudizio  di  chi  intende . 

U  Appoggiatura  può  andare  ancora  da_* 
una  nota  dittante  all'altra,  purché  il  falto 
non  fia  d'  inganno ,  poiché  in  quei  cafo  chi 
non  V  impronta  di  pofta  non  fa  cantare  . 

Giacché  non  é  poffibile  (come  fi  dilfo  ) 
che  un  Cantante  Taiga  di  grado  coli'  Appog- 
giatura dal  Semituono  maggiore  ad  un  mi- 
nore, il  buon  gulto  gl'infegna  di  attendere 
un  Tuono  per  difendervi  pofeia  coli5  Ap- 
poggiatura, ovvero  gli  fuggerifee di  paflar- 
vi  fenza  la  medefima  con  una  mefla  di  voce 
crefeente  . 

Iftrutto,  che  ne  fia  lo  Scolaro,  le  Appog- 
giature gli  diventeranno  dai  continuo  efer- 
cizio così  famigliari,  cheufeitoappeaa  dal- 
le lezioni  fi  riderà  di  que'  Compofitori ,  che 
le  marcano ,  o  per  effer  creduti  Moderni  , 
o  per  dar  ad  intendere,  che  fanno  cantar 
meglio  de'  Vocalilti  ;  Se  hanno  quefto  bel- 
liflimo  talento  di  più ,  perché  non  ifcrivono 

an« 


anche  iPaffì,  che  fono  più  difficili,  e  molto 
piùeflenziali,  chele  Appoggiature?  Se  poi 
le  fegnano  per  non  perdere  il  gloriofo  nome 
di  Virtuofi  alla  Moda ,  dovrebbono  alme- 
no avvederti ,  che  quel  carattere  cofta  po- 
ca fatica  ,  e  meno  ftudio  .  Povera  Ita- 
lia, Ma  mi  fi  dica  di  grazia  !  Non  fanno 
forfè  i Cantori  d'oggi  dì  dove  vadano  fat- 
te le  Appoggiature  fé  non  gli  fi  moftrano 
a  dito  ?  A  mio  tempo  le  indicava  V  intelli- 
genza .  O  eterno  biafimo  di  chi  primo  intro- 
duce quefte  puerilità  foraftiere  nella  noftra 
Nazione ,  che  ha  il  vanto  d' infegnar  all'  al- 
tre la  maggior  parte  dell'  Arti  più  bello, 
particolarmente  il  Canto  !  O  gran  debolez- 
za di  chi  ne  fiegue  Pefempio!  O  ingiuriofo 
infulto  a  voi  Cantanti  moderni ,  che  foffrite 
documenti  da  fanciulli.  Gli  Oltramontani 
meritano  d' efler  imitati ,  e  ftimati  ma  iru* 
quelle  cofeperò  dove  fono  eccellenti. 


B4  DEL 


24 

DEL 

TRILLO. 

DUefortiffimi  oftacoli  s'  incontrano  a^ 
formar  perfettamente  il  Trillo .  Il  pri- 
mo imbarazza  il  Maeftro ,  perché  non  fi  è 
trovata  fin  ora  regola  infallibile  da  cui  s'  im- 
pari di  far!o;E  il  fecondo  confonde  lo  Scola- 
ro ,  poiché  la  natura  ingrata  a  molti  non  lo 
concede,  che  a  pochi .  L'impazienza  di  chi 
infegna  fi  unifce  colla  difperazione  di  chi  ftu- 
dia,  acciocché  quello  abbandoni  la  pena, 
equefti  l'applicazione.  Doppio  allora  é  il 
mancamento  di  chi  iftruifce,  mentre  non_^ 
adempie  al  fuo  dovere  ,  e  lafcia  lo  Scolaro 
nel!'  ignoranza  •  Bifogna  cozzare  colle  dif- 
ficuìtà  per  fuperarle  colla  pazienza . 

Se  '1  Trillo  fia  neceflfario  a  chi  canta  chieg- 
gafi  ai  primi  Profeflbri ,  che  più  degli  altri 
fanno  quante ,  e  quali  fieno  le  obbligazioni  y 
che  precifamente  gli  devono ,  allorché  for- 
prefi  da  una  improvvifa  attrazione ,  o  dalla 
fìerilità  d5  una  mente  addormentata  non  po- 
trebbono  celare  al  pubblico  V  importuna  po- 
vertà del  loro  artificiose'!  Trillo  mallevado- 
re non  li  foccorreffe  col  fuo  pronto  ripiego  • 

Chi 


25 
Chi  ha  un  belliffimo  Trillo  ,   ancorché 

foffe  fcarfo  d'  ogn'  altro  ornamento,  gode 
Tempre  il  vantaggio  di  condurfi  fenza  dif- 
gufto  alle  Cadenze  ,  ove  per  lo  più  e  eiìen- 
zialiifimo  ;  E  chi  n'  e  privo  (  o  non  P  ab- 
bia che  difettofo  )  non  farà  mai  gran  Can- 
tante benché  fapefle  molto* 

Eifendo  dunque  il  Trillo  di  tanta  confe- 
guenza  a' Cantori  proccuri  il  Maeftro  per 
mezzo  d5  efempii  vocali  ,  fpeculativi  ,  e 
ftrumentali ,  che  lo  Scolaro  giunga  ad  ac- 
quiftarlo  eguale  ,  battuto ,  granito  ,  faci- 
le ,  e  moderatamente  veloce  ,  che  fono  le 
qualità  fue  più  belle  • 

Supporto ,  che  chi  infegna  non  fapeifè^ 
quanti  fieno  i  Trilli  dirò ,  che  l'arte  inge- 
gnofa  de5  ProfeiTori  ha  trovato  il  modo  di 
prevaletene  in  tante  forme  diverfe ,  dalle 
quali, hanno  i  loro  nomi ,  che  francamente 
puòdirfi,  che  fieno  diventati  otto. 

Il  primo  è  il  Trillo  maggiore,  che  rico-» 
nofce  il  fuo  eflferedal  moto  violento  di  due 
Tuoni  vicini,  uno  de' quali  merita  il  nome 
di  principale ,  perché  occupa  con  più  pa- 
dronanza il  fito  della  nota  ,  cl^elo  chiede  ; 
L'altro  poi  ancorché  col  fuo  movimento 
poffegga  il  luogo  della  voce  fuperioro, 
nulladimeno  non  vi  fa  altra  figura ,  che  di 
aufiliario .  Da  quefto  Trillo  nafcono  tutti 
gii  altri  •  li 


Il  fecondo  è  il  Trillo  minore  compofto  d* 
un  Tuorlo  ,  e  d'  un  Semituono  maggiore  y 
che  fieno  proflìmi ,  e  le  compofizioni  poi 
accennano  dove  ,  o  l'uno,  o  l'altro  con- 
venga •  Nelle  cadenze  però  inferiori,  odi 
fotto  il  primo  refta  perpetuamente  efclufo. 
Se  non  e  facile  di  fcoprir  ne'  Vocalifti  la 
differenza  di  quefti  due  Trilli ,  quantunque 
f]a  di  mezza  voce,  fé  ne  attribuifca  la  ca- 
gione alla  poca  forza  che  ha  P  ausiliario  per 
farfi  fentire  ,  oltreché  eflendo  quefto  Tril- 
lo più  difficile  a  batteri!  dell'altro,  non 
tutti  fanno  formarlo  come  fi  deve ,  e  la^ 
trafcuraggine  pafsa  in  ufo  ;  Chi  non  la  fcor- 
geffe  negli  Strumenti  ne  incolpi  P  udito  . 

Il  terzo  e  il  Mezzotrillo ,  che  dal  fuo  no- 
me fi  fa  conofcere .  Chi  poflìede  il  primo  5 
e  il  fecondo  facilmente  lo  impara  coli'  ar- 
te di  ftrignerlo  un  poco  più  ,  lafciandolo 
poco  dopo,  che  fi  fa  fentire,  e  aggiugnen- 
dovi  un  pò  di  brillante,  per  cui  nelP  Arie 
allegre  piace  più ,  che  nelle  patetiche . 

Il  quarto  é  il  Trillo  crefciuto  ,  che  infe- 
gnafi  col  far  afcendere  impercettibilmente 
la  voce  trillando  di  Coma  in  Coma  fenza_* 
che  fi conofca  l'aumento. 

Il  quinto  e  il  Trillo  calato,  che  confitte 
nel  far  difcendere  infenfibilmente  la  voce 
a  Coma  per  Coma  col  Trillo  in  forma  che 

non 


27 
non  fi  diftingua  il  declivo  .  Quefti  due  TriL 
li  da  che  s'  introduce  il  vero  buon  gufto 
non  fono  più  in  voga  ,  anzi  bifogna  fcor- 
darfi  di  faperli  fare.  Chi  ha  V orecchio  di- 
licato  egualmente  abborre  le  feccaggini 
antiche  ,  e  gli  abufi  moderni  « 

Il  fefto  e  il  Trillo  lento  ,  che  porta  anch' 
elfo  le  Tue  qualità  nel  nome .  Chi  non  lo 
ftudiafle  crederei  ,  che  non  doveffe  perde- 
re il  concetto  di  buon  Cantore  ,  poiché 
s'egli  e  folo  e  un  Tremolo  affettato  ,  fé 
poi  fi  unifce  a  poco  a  poco  col  primo ,  o 
col  fecondo  Trillo ,  panni  che  non  poifa_. 
piacere  al  più  al  più  ,  che  la  prima  volta. 

Il  fettimo  è  il  Trillo  raddoppiato,  che 
imparafi  col  frapporre  poche  note  in  mez- 
zo del  Trillo  maggiore  ,  o  minore  ,  le  qua- 
li baftino  d'  un  folo  a  farne  tre  .  Quefto  e 
particolare  quando  quelle  poche  voci  ,  che 
intermittentemente  lo  dividono  fono  di 
corde  differenti  intonate  con  poifeflb  ;  Al- 
lor  poi  eh'  egli  é  formato  dolcemente  su 
gl'acuti  da  un' ottima  voce ,  che  colle  più 
rare  prerogative  lo  poffegga  ,  e  noi  faccia 
fentir  fovente ,  non  può  difpiacere  né  me- 
no all'  invidia,    fé  non  e  maligna. 

L'  ottavo  é  il  Trillo  mordente ,  che  ha 
il  dono  di  fervire  di  grato  ornamento  ai 
Canto,  e  la  natura  più  che  1'  arte  lo  infe- 


^8 

gna.  Ei  nafce  con  più  velocità  degli  al- 
tri ,  ma  nato  appena  deve  morire .  Ha  un 
gran  vantaggio  quel  Cantante,  che  fa  di 
tempo  in  tempo  mifchiarlo  ne5  Paffaggi 
(come  dirò  nel  loro  Capitolo  )echi  inten- 
de la  Profeflione  di  rado  fé  ne  priva  im- 
mediatamente dopo  1'  Appoggiatura .  Per 
ifprezzarlo,  l'ignoranza  fola  non  bafta. 

Tutti  quefti  Trilli ,  difaminata  che  fiala 
loro  foftanza  ,  fi  riftringono  in  pochi  ,  cioè 
in  quelli ,  che  fono  i  più  neceffarj  ,  e  quel- 
li più  degli  altri  chieggono  dai  Maeftro 
maggiore  applicazione  *  So  ,  e  pur  troppo 
lo  Tento  ,  che  fi  canta  fenza  Trillo ,  ma 
non  è  da  iniitarfi  V  efempio  di  chi  non^ 
Iftudia  ahbaftanza. 

Il  Trillo  per  fua  bellezza  vuol  eiTer  pre- 
parato ,  però  non  fempre  efige  la  fua  pre- 
parazione 5  poiché  alle  volte  non  glie  Ia^ 
permetterebbe  né  il  Tempo,  né  il  gufto  ; 
La  chiede  ben  sì  quafi  in  tutte  le  Cadenze 
terminate  ,  e  in  cliverfi  altri  fiti  congrui 
ora  fui  Tuono,  ora  fui  Semituono  più  alto 
della  fua  nota  fecondo  la  qualità  del  com- 
ponimento i 

Molti  fono  i  difetti  del  Trillo,  che  bifo- 
gna  sfuggire.  Il  Trillo  lungo  già  trionfava 
mal  a  proposito  ,  come  fanno  in  oggi  i 
Paffaggi  ;    Ma  raffinata  che  fu  V  Arte ,  fi 

la. 


ig 
lafciò  a  Trombetti.,  o  a  chi  volea  efporfi 
al  rifchio  di  fcoppiare  per  un5  E  vi  va  dai 
popolaccio  :  Quei  Trillo ,  che  fi  fa  fentir 
fovente,  ancorché  foife  belliffimo,  non  pia- 
ce: Quel  che  fi  batte  con  difuguaglianza 
di  moto  difpiace  ;  li  Caprino  fa  riderò  * 
perché  nafce  in  bocca  come  il  rifo  ,  e  V 
ottimo  nelle  fauci  :  Quel  che  e  prodotto 
da  due  voci  in  terza  difgufta  :  Il  lento  an- 
noja  :  E  il  non  intonato  fpaventa . 

La  neceflità  del  Trillo  obbliga  il  Maeftro 
a  tener  lo  Scolaro  applicato  ad  efercitar- 
ìo  su  tutte  le  vocali ,  in  tutte  le  voci ,  che 
poffiede  ,  e  non  folo  filile  note  bianche  ,  ma 
fulle  Crome  ancora  ,  ove  col  progreffo  dei 
tempo  s' impara  il  Mezzotrillo  5  il  Morden- 
te, eia  prontezza  di  formarlo  eziandio  iti 
mezzo  alla  velocità  de'  Paflaggi . 

Dopo  un  franco  poffeffo  del  Trillo  ofler-* 
vi  Tlftruttore  fé  lo  Scolaro  abbia  l'iftefla 
facilità  nel  lafciarlo,  perché  non  farebbe 
il  primo,  cheaveifeil  difetto  di  non  poter 
diftaccarlo  a  fuo  beneplacito. 

Per  infegnar  poi  dove  il  Trillo  conven- 
ga fuor  di  Cadenza,  e  dove  proibir  fi  deb- 
ba e  lezione  rifervata  alla  pratica ,  al  gii-* 
fto  5  ed  alla  intelligenza . 


DEL 


3° 

DEL 

PASSAGGIO, 

BEnchè  il  Paflaggio  non  abbia  in  fé  forza  y 
che  bafti  al  produrre  quella  foavità  , 
che  s' interna  ,  ne  (ìa  considerato  per  lo  più  , 
che  per  ammirar  in  un  Cantante  la  felicità 
d'una  voce  fleflìbile,  nondimeno  e  di  fom- 
ma  urgenza ,  che  il  Maeftro  né  jftruifca  lo 
Scolaro  ->  acciò  con  facile  velocità ,  e  giufta 
intonazione  lopoifegga,  che  quando  in  (ito 
proprio  e  benefeguito  efìgeil  fuo  applaufo, 
e  fa  il  Cantore  univerfale,  cioè  capace  di 
cantare  in  ogni  ftile. 

Chi  avvezza  la  voce  di  chi  ftudia  alla  pi- 
grizia di  farfi  ftrafcinare  non  gP  infegna_*, 
che  la  più  picciola  parte  della  fua  Profeffio- 
ne,  e  lo  riduce  alla  impollìbilità  d'  imparar 
la  maggiore  ,  Chiunque  non  ha  la  voce  agile 
ne'  Componimenti ,  che  corrono  in  tempo 
ftretto  ,  e  né  meno  negli  andanti  tedia  a  mor- 
te colla  più  melenfa  flemma  y  e  tanto  va  tar- 
dando tinalmente  col  tempo  >  che  tutto  quei 
Che  canta é quali  fempre  fuor  di  Tuono. 

Il  Pafìaggio  (fecondo  la  opinione  univer- 
se )  è  di  due  forte ,  Battuto ,  e  Scivolato  ; 

Fa-  ' 


31 
Parendo  ,  che  dalla  Tua  lentezza  Io  ftrafci- 

no  meriti  più  tolto- nome  di  Paflfo,  che  di 

Paffaggio  « 

Nella  Iftrqzione  del  primo  il  Maeftro  de- 
ve infegnar  allo  Scolaro  quel  moto  leggie- 
riffimo  della  voce  in  cui  le  note  ,  che  lo 
compongono  fieno  tutte  articolate  con_^ 
egual  proporzione  ,  e  moderato  diftacca- 
niento ,  affinchè  il  PaiFaggio  non  fia ,  né 
troppo  attaccato,  ne  battuto  foverchio. 

Il  fecondo  formafi  in  maniera  5  che  la  Tua 
prima  nota  conduca  tutte  quelle  ,  che  gli 
vengono  appretto  così  ftrettamente  unite  di 
grado ,  e  con  tanta  uguaglianza  di  movi- 
mento ,  che  cantando  4 imiti  un  certo  fdruc- 
ciolofo  lifcio ,  che  da'  Profeflfori  è  detto  Sci- 
volo ,  i  di  cui  effetti  fono  veramente  gufto- 
fiffimi,  allorché  un  Vocalifta  fé  ne  ferve  di 
rado  • 

Il  Pafìfaggio  battuto  per  elfere  il  più  fre- 
quentato degli  altri  y  chiede  anche  maggior 
eferqizio  « 

La  giurifdizione  dello  Scivolo  è  affai  limi- 
tata nel  Canto ,  Egli  talmente  a  poche  corde 
afcendenti ,  e  difcendenti  di  grado  fi  riftrin- 
gè  y  che  fé  non  vuol  difpiacere  non  può  pafc 
far  la  quarta.  Ali5  orecchio  parmi  più  gra- 
to però  quando  fcende ,  che  quando  cammi- 
na per  moto  contrario  « 

Lo 


71 

Lo  ftrafcino  poi  confifte  in  diverfe  voci 
dolcemente  ftrafcinate  dall'  arte  migliora 
col  forte  ,  e  col  piano ,  della  di  cui  bellezza 
ne  parlerò  altrove* 

Se  '1  Maeftrò  anderà  ftrignendo  infenfibil- 
niente  il  tempo  allo  Scolaro  cantando  i  Paf- 
faggi  vedrà  ,  che  non  v'  e  mezzo  più  efficace 
per  fcioglierli  5  e  facilitargli  la  voce  alla  ve- 
locità del  moto  ;  Avvertendo  però  ,  cho 
quella  impercettibile  alterazione  non  fi  con- 
verta col  tempo  in  abito  viziofo  ♦ 

GV  infegni  di  battere  i  Paflaggi  coli'  iftef- 
fa  agilità  nelP  afcender  di  grado ,  che  nel 
difcendere,  perché  fé  P  ammaeftramento  e 
da  Principiante  ,  V  efecuzione  non  e  comune 
ad  ogni  Cantore . 

Dopoi  Paffaggi  di  grado  gli  faccia  impa- 
rare colla  maggior  franchezza  tutti  quelli, 
che  fono  rotti  da  ogni  falto  più  difficile ,  im- 
perciocché intonati ,  che  fieno  con  prontez- 
za ,  e  pofìeifo  mentano  con  giuftizia  d'  elTer 
diftintamenteconfiderati.  Lo  ìludio  diqfle- 
ìto  infegnamento  chiede  più  tempo,  e  fa- 
tica d5  ogn'  altro ,  non  folo  per  le  fue  ftra- 
vaganti  difficoltà  ,  che  per  le  confeguenze 
premurofe  ,  che  feco  porta  \  E  in  fatti , 
non  reftapiù  forprefo  un  Cantante,  allor- 
ché le  note  più  fcabrofe  gli  fono  famigliari  * 

Non  trafcuri  d' iftruirlo  del  modo  di  mifV 

chia? 


33 

fchiar  qualche  volta  ne'  Paflaggi  il  piano  col 

forte,  lo  fcivolo  colle  note  battute ,  e  di 
frapporvi  il  Metrotrillo  fpezialmente  fu  le 
note  puntate,  purché  non  fieno  troppo  vici* 
ne  ,  acciò  conofea  ogni  abbellimento  dell* 
Arte  . 

Miglior  di  qualfivoglia  lezione  ne' Paflag- 
gi farebbe  quella  da  cui  s' impara  di  unirvi 
di  quando  in  quando  il  Mordente ,  fé  chi 
ftudia  lo  avelfe  dalla  natura ,  o  dall'  artifi- 
cio, e  che  il  Maeftro  con  intelligenza  di 
Tempo  fapeffe  indicargli  il  fito  in  cui  fono 
maraviglio/!  gli  effetti  ;  Ma  non  elfendo  do- 
cumento  proprio  per  chi  infegna  le  prime  re* 
gole ,  e  molto  meno  per  chi  comincia  ad  ap- 
prenderle ,  farebbe  flato  meglio  di  pofporlo 
(  come  forfè  avrei  fatto  )  fé  non  fapeffi  y.  che 
ci  fono  de'  Scolari  di  così  fina  penetrazione  > 
che  in  pochi  anni  diventano  braviflìmi  Voca- 
lifti ,  e  che  non  mancano  Iftruttori  dotati 
d'  ogni  infegnamento  adequato  air  acuto  in- 
gegno de5  loro  Difcepoli  ;  Oltre  ciò  non  mi 
e  paruto  convenevole  nel  Capitolo  de'  Pafc 
faggi  (  ne'  quali  fa  più  bella  pompa  d' oga* 
altro  ornamento  il  Mordente)  di  non  farne 
parola . 

Non  fofFra  fé  lo  Scolaro  canta  i  Paflaggi 
con  difuguaglianza  di  tempo  ,  e  di  moto  3  e 
lo  corregga  fé  li  batte  colla  lingua ,  col 
C  men- 


34 
mento  ,  o  con  altre  fmorfie  di  teda  *  e  di  vi- 
ta» 

Ogni  Maeftro  fa ,  che  fulla  terza ,  e  quin- 
ta vocale  i  PafTaggi  fono  di  peffimo  gufto, 
ma  non  tutti  fanno  5  che  dalle  buone  Scuole 
non  fi  permettono  tampoco  fulla  feconda  r  e 
quarta ,  allorché  quelle  due  vocali  vanno 
pronunziate  ftrette ,  o  ehiufe  • 

Molti  difetti  fcorgonfi  ne'  PaiTaggi  ,  che 
bifogria  conofcere  per  non  intopparvi  ;  Ol- 
tre a  quelli  di  nafo ,  di  gola,  e  d'  altri  già 
noti  y  fono  anche  difpiacevoli  quelli  di  chi 
non  li  batte ,  né  li  fcivola ,  perché  allora  un 
Vocalifta  non  canta ,  ma  urla  •  Sono  aifai 
più  ridicoli  però  quando  un  Profelfore  li 
batte  foverchio ,  e  con  tal  rinforzo  di  voce , 
che  penfando  v.  g.  di  formare  il  Palfaggio 
full'  a  fa  fentir  un  certo  effetto 5  come  fé  di- 
cefle,  ga ,  ga  ,  ga  ;  e  Pifteffo  full' altre  vo- 
cali. 11  peggior  poi  d'  ogni  difetto  è  di  chi 
non  gP intuona. 

Sappia  P  Iftruttore  ,  che  fé  una  buona  vo- 
ce agiatamente  fparfa  fi  fa  migliore,  agita- 
ta poi  dal  moto  velociffimo  de'  Paflaggi  in 
cui  non  ha  tempo  d' organizzarti  fi  converte 
in  mediocre ,  e  talvolta  per  negligenza  dei 
Maeftro  >  e  con  pregiudicio  dello  Scolaro 
diventa  peflima. 

I  Paifaggi  y  e  i  Trilli  nelle  Siciliane  fono 

erro- 


35 
errori  ;    E  lo  Scivolo ,  e  lo  Strafcino  deli- 
zie . 

Tutta  la  bellezza  del  Paflaggio  confitta 
neir  efler  perfettamente  intonato,  battuto  f 
granito ,  eguale ,  rotto  ,  e  veloce  . 

I  Patfaggi  corrono  la  medefima  forte^  3 
che  i  Trilli .  Ambi  egualmente  dilettano  nel 
loro  nicchio  ;  ma  fé  non  fono  rifervati  alle 
occasioni  opportune ,  la  troppo  quantità  ge- 
nera noja,  e  la  noja  difprezzo,  &  odio  al 
fine  • 

Dopo,  che  Io  Scolaro  fi  farà  impadronito 
francamente  del  Trillo,  e  del  Paflaggio  il 
Maeftro  gli  dovrà  far  leggere ,  e  pronunziar 
le  parole  fenza  quegli  erroracci  ridicoli 
d5  Ortografia  in  cui  molti  tolgono  a  qualche 
vocabolo  le  fue  doppie  confonanti  per  rega- 
larne un5  altro ,  che  le  ha  femplici . 

Corretta  la  pronunzia  proccuri ,  che  prof- 
ferita le  medefime  parole  in  maniera ,  che 
fenza  affettazione  alcuna  fieno  così  diftinta- 
mente  intefe  ,  che  non  fé  ne  perda  fillaba, 
poiché  fé  non  fi  fentono ,  chi  canta  priva  gli 
afcoltanti  d' una  gran  parte  di  quel  diletto , 
che  il  Canto  riceve  dalla  loro  forza  :  Se  non 
fi  fentono,  quel  Cantore  efclude  la  verità 
dall'  artificio  ;  E  fé  finalmente  non  fi  fento- 
no nonfidiftinguelavoceumanada  quella^ 
d'  un  Cornetto  ,  o  d5  un  Haut-bois .  Quefto 
C  2  difefr 


*6 

difetto  ,  benché  maffimo  in  oggi  e  poco  men 
che  comune  con  notabile  pregiudicio  de' 
Profefibri  ,  e  della  Profeflione  ;  E  pur  non 
dovrebbono  ignorare  y  che  le  parole  fon_^ 
quelle ,  che  li  fanno  prevalere  a  Sonatori , 
quando  fieno  dy  eguale  intendimento .  Il 
Maeftro  moderno  fappia  fervirfi  dell'  avvi- 
fo ,  perché  la  correzione  non  éftata  mai  tan- 
to neceffaria  come  adeflò . 

Gli  faciliti  quella  franchezza ,  che  fi  ricer- 
ca in  fillabar  fotto  le  notte ,  acciò  non  in- 
toppi ,  né  vada  tentone  • 

Gli  proibifca  di  prender  fiato  in  mezzo 
d'una  parola,  imperciocché  il  dividerla  in 
due  refpiri  é  un  errore  >  che  la  natura  non^. 
foffre  y  e  fi  deve  imitarla  per  non  eflerne 
burlato  •  In  un  movimento  interrotto ,  o  in 
un  Pafiaggio  lungo  non  v'  é  quefto  rigore  > 
allorché  non  fi  poflfa  cantare  ,  o  V  uno  ,  o 
r  altro  in  un  fol  fiato  •  Anticamente  lezione 
fìmile  non  era  propria ,  che  per  chi  ftudiava 
i  primi  principi ,  ora  V  abufo  è  ufcito  dalle 
Scuole  moderne  ?  e  fatto  adulto  fi  domeftica 
troppo  con  chi  pretende  diluizione.  Il 
Maeftro  può  correggerne  lo  Scolaro  corL. 
quegP  infegnamenti  da  cui  s'  impara  di  far 
un  buon  ufo  del  refpiro,  di  provvederfeno 
fempre  più  del  bifogno ,  e  di  sfuggir  gP  im- 
pegni fé  9l  petto  non  refifte  • 

In 


In  ogni  compofizione  gli  faccia  poi  cono- 
fcereilfito  di  refpirare,  e  di  refpirar  fenza 
fatica ,  poiché  ci  fono  de'  Cantanti >  che  con 
affanno  di  chi  fonte  penano  come  gli  affila- 
tici ripigliando  ftentatamente  fiato  ad  ogni 
momento ,  o  arrivando  all'  ultime  note  sfia- 
tati morti  • 

Cerchi  V  Iftruttore  qualche  emulazione 
allo  Scolaro  d' infelice  ritenitiva ,  che  lo  in- 
citi a  ftudiar  per  impegno  (che  qualche  vol- 
ta ha  più  forza  del  genio  )  perché  fé  in  vece 
d' una  lezione  ne  fente  due  >  e  che  la  compe- 
tenza non  lo  avvilifca ,  imparerà  forfè  prima 
quella  del  Compagno ,  e  poi  fa  fua . 

Non  gli  permetta  mai  cantando  di  tener 
la  carta  di  Mufica  fui  volto ,  acciò  non  im- 
pedifea  il  fuono  alla  Tua  voce ,  né  lo  renda 
timido . 

Alfuefaccia  lo  Scolaro  a  cantar  fovente  in 
prefenzadiperfone  riguardevoli ,  e  per  na- 
feita  5  e  per  intelligenza  di  Profeffione,  affin- 
ché perdendo  a  poco  a  poco  ogni  timore  di- 
venti ardito,  ma  non  arrogante.  1/  ardire  r^pfj  ^U" 
è  il  primogenito  della  fortuna ,  e  in  un  Can- 
tore diventa  merito.  All'incontro  chi  teme 
e  infeliciflimo  ;  Oppreflà  dalla  difficoltà  del 
refpiro  gli  trema  fempre  la  voce  :  E  neceffi- 
tatoad  ogni  nota  di  perder  il  tempo  per  in- 
ghiottire ;  Pena  per  non  poter  condur  feco 
C  3  la 


B8 

la  (uà  abilità  fuor  di  Cafa  :  Difgufta  chi  ì& 
ferite  :  E  rovina  talmente  le  compofizioni  , 
che  non  fi  conofcono  più  per  quelle  che  fo- 
no *  Un  Vocalifta  timido  e  fventurato  come 
Un  Prodigo  >  che  fià  iniferabilmehte  povero  * 

Nontrafcuri  il  Maeftro  di  fargli  compren- 
dere quanto  fià  grande  Y  errore  di  ehi  trilla  * 
pafsaggia ,  ò  ripiglia  il  fiato  fulle  note  finco- 
pate,  o  legate  :  e  quanto  fia  grato  l'effetto  di 
chividiftende  la  voce,  giacché  i  comporli* 
menti  in  luogo  di  perdere  acquiftano  mag- 
gior  bellezza* 

Lo  iftruifca  del  forte ,  e  del  piano  con  pat- 
to però  *  eh'  egli  eferciti  più  il  primo ,  che  il 
fecondò  ^  efserido  più  facile  di  far  cantar 
piano  chi  carità  forte ,  che  di  far  cantar  for- 
te^ chi  carità  piano  *  La  fperiènza  infegna  $ 
che  non  bifognàfìdarfi  del  piano,  poiché  al- 
letta per  ingannare ,  e  ehi  vuol  perder  la  vo- 
ce Io  frequenti  •  A  qtieftò  propofitó  v'  e  opi- 
nione fra5  Mufici  ,  cae  vi  fia  un  piano  artifi- 
ciofo,  che  fi  faccia fentir come  il  forte^  ma 
è  opinione  ,  cioè  Madre  di  tutti  gli  errori  ; 
Il  piano  di  chi  Canta  bène  non  fi  fente  per  ar- 
te ,  ma  dal  profondo  filenzio  di  chi  attènta- 
mente T  afcoltà  ;  Per  prova  di  Ciò  ,  fé  ogni 
più  mediocre  VòCàliftà  fta  in  Teatro  unJ* 
quarto  di  minuto  tacendo  quando  deve  can- 
tare ^  allora  V  Udienza  curiofa  di  fapere  il 

moti* 


§# 

motivo  di  quella  paùfa  inafpettata  ammuto- 
lirà in  modo,  che  sy  egli  in  quello  iftante 
profferirà  una  parola  fotto  voce  farà  intefa 
anche  da  i  più  lontani  • 

Si  ricordi  il  Maeftro  >  che  chi  non  canta 
a  rigor  di  tempo  non  può  meritar  mai  la  fti- 
ma  degli  Uomini  intelligenti  $  ficchè  infe- 
gnando  avverta,  che  non  vi  fia  alcuna  alte- 
razione ,  o  diminuzione  fé  pretende  di  ben 
iftruire ,  e  di  fare  un'  ottimo  Scolaro  . 

Se  in  certe  Scuole  i  libracci  a  Cappella, 
e  i  Madrigali  a  tavolino  fofsero  fepolti  nella 
polvere  glie  la  fcuota  chi  é  buon  Iftruttore  , 
perché  fono  i  mezzi  più  efficaci  per  francar 
lo  Scolaro .  Se  non  fi  cantalfe  quafi  fenipro 
a  mente  ,  come  fi  fa  in  oggi ,  non  so  fé  certi 
ProfeiTori  potelfero  foftenere  il  nome  di  Can- 
tanti ottimi. 

Lo  incoraggifca  allorché  fa.  profitto  :  Lo 
mortifichi  ^  fenza  batterlo  psf  la  fua  perti- 
nace durezza  :  Sia  più  rigòrofo  con  la  negli- 
genza :  Né  termini  mai  inutilmente  lezione 
alcuna* 

Un'  ora  di  applicazione  al  giorno  non  ba- 
ila né  meno  a  chi  ha  pronte  tutte  le  potenze 
dell'  anima,  Confideri  dunque  il  Maeftro 
quanto  tempo  debba  impiegare  per  chi 
d' eguale  prontezza  non  le  poffiede,  e  quanto 
ne  chiegga  l'obbligo  diadattarfi  alla  capa- 
C  4  Cita 


4° 

cita  di  chi  ftudia .  In  un  Mercenario ,  che  in- 
fogna non  può  fperarfi  quefta  necelfaria  con- 
venienza ;  Afpettato  dagli  altri  Scolari  , 
annoiato  dalla  fatica  ,  follecitato  dal  bifo- 
gno,  penfa,  che  il  Mefe  e  lungo,  guarda.* 
T  orologgio ,  e  parte  #  Se  iftruifce  per  po- 
co,  vada  a  buon  viaggio  • 


DEL 


4i 
DEL 

RECITATIVO. 

IL  Recitativo  e  di  tre  forte ,  e  in  tre  manie* 
rediverfe  il  Maeftro  lo  deve  infegnare 
allo  Scolaro . 

Il  primo  effendo  Ecclefiaflico  è  di  ragio- 
ne ,  che  fi  canti  adattato  alla  Santità  del 
luogo  5  che  non  ammette  fcherzi  vaghi  dì  Iti- 
le indecente ,  ma  richiede  qualche  mefia  di 
voce,  molte  Appoggiature ,  &  una  conti- 
nua nobiltà  (ottenuta  •  L'arte  poi  colla  qua- 
le efprimefi  non  s' impara  i  che  dallo  ftudio 
mellifluo  di  chi  penfa  di  parlare  a  Dio  • 

Il  fecondo  è  Teatrale  ,  che  per  efler  infe- 
parabilmente  accompagnato  dall'azione  del 
Cantante  obbliga  il  Maeftro  d' iftruir  lo  Sco- 
laro d'una  certa  imitazione  naturale  ,  che 
non  può  effer  bella  fé  non  è  rapprefentata 
con  quei  decoro  coi  quale  parlano  i  Princi- 
pi,  e  quegli  che  a  Prìncipi  fanno  parlare  ♦ 

V  ultimo  j  a  giudizio  di  chi  più  intende  , 
fi  accorta  più  degli  altri  al  cuore ,  e  chiamali 
Recitativo  da  Camera .  Quefto  efige  quali 
fempre  un  particolar  artificio  a  cagion  delle 
parole,  le  quali  effendo  dirette  (poco  men 

che 


42 
che  tutte)  allo  sfogo  delle  pafTioni  più  vio- 
lenti dell'  animo ,  Impegnano  P  Iftruttore  di 
far  imparare  al  Tuo  Allievo  quel  vivo  intere*! 
le,  che  arri  va  a  far  credere,  che  un  Can- 
tore le  fente .  Ufcito  poi  che  fia  'Io  Scolaro 
dagli  ammaeftramenti ,  farà  pur  troppo  faci- 
le ,  che  non  abbia  bifogno  di  quefta  lezio- 
ne^ Il  diletto  immenfo  ,  chei  Profeiforiné 
traggono  deriva  dalla  cognizione  che  han- 
no di  queir  arte,  che  fenza  P  ajuto  de'foliti 
ornamenti  produce  da  fé  tutto  il  piacere  ;  E 
vaglia5!  vero  ,  dove  parla  la  paffionei  Tril- 
li ,  ei  Paifaggi  devon  tacere  ,  lafciando  che 
la  fola  forza  cP  una  beila  efpreffiva  perfuada 
col  Canto . 

Il  Recitativo  Ecclefiaftico  concede  a  Vo- 
califtr  più  libertà  degli  altri  due ,  egli  efime 
dal  rigore  del  Tempo ,  maffimamente  nella 
Cadenze  finali,  purché  fé  ne  prevalgano  da 
Cantanti,  è  non  da  Violinici  r 

li  Teatrale  toglie  ogni  arbitrio  alP  artifi- 
cio per  non  offendere  ne'  fuoi  diritti  la  nar- 
rativa naturale,  quando  però  non  folle 
comporto  in  qualche  Soliloquio  ali  ufo  ai 
Camera  * 

Il  terzo  rifiuta  una  gran  parte  delP  autori- 
tà del  primo ,  e  fi  contenta  d' averne  più  del 
fecondo . 

Sono  fenza  numero  i  difetti ,  e  gli  abufi 

in* 


41 
infbffribin,  che  né  Recitativi  fi  fanno  feriti- 

ìc  ,  e  non  conofcere  da  chi  li  commette^  * 

Proccureìrò  di  notarne  diverfi  Teatrali ,  acciò 

il  Maeftro  poffa  emendarli  * 

Ve  chi  canta  il  Recitativo  della  Scena 
come  quello  della  Chlefa  ,  o  della  Camera  : 
Ve  una  perpetua  Cantilena ,  che  uccide: 
V  e  chi  per  troppo  ìntereiiarfi  abba  ja  *  V5  è 
chi  Io  dice  in  fegreto  ,  e  chi  confufo  :  V  e 
chi  sforza  1'  ultime  Sillabe  ,  e  chi  le  tace: 
Chi  lo  canta  fvogliato  ^  e  chi  attratto  :  Chi 
iìon  P intende,  e  chi  noi  fa  intendere  :  Chi 
lo  mendica,  e  chi  lo  fprezza  •  Chi  lo  dice 
ìnelehfo ,  e  chi  lo  divora  :  Ghi  lo  canta  fra 
denti ,  e  chi  affettato  :  Chi  non  lo  pronun- 
zia ^  e  chi  non  V  efptinie  :  Chi  lo  ride  ,  e  chi 
lo  piange  :  Chi  lo  parla  >  è  chi  lo  fifchia^*  : 
Ve  chi  ftridà,  chi  urla,  e  chi  ftuona  :  E 
cogli  errori  di  chi  s'allontana  al  naturale  , 
v'  e  quel  niàffimo  di  non  penfare  all'  obbligo 
della  correzione  * 

Con  troppo  nociva  negligenza  trafcurano 
ì  moderni  Maeltri  V  iftruzione  di  tutti  i  Re- 
citativi z\  loro  Scolari,  poiché  in  oggi  lo  Au- 
dio deirefpreiliva,o  non  è  confiderato  come 
fieceifario ,  o  é  vilipefo  come  antico .  E  pur 
dovrebbono  giornalmente  awederfi,  che 
oltre  all'  obbligo  indifpenfabile  di  faperli 
cantare  «>  fon  quelli  che  infegnano  di  recita- 
re ; 


44 

re  ;  Se  noi  credeflero ,  bada  che  oflfervino 

fenza  lufinghe  dell'  amor  proprio,  fé  fra  lo- 
ro Allievi  vi  fia  alcuno  Attore,  che  meriti 
gli  encomj  di  Cortona  nell'amorofo,  del 
Sig.  Baron  Ballerini  nel  fiero ,  e  d1  altri  fa- 
Yw&'wt  niofi  nell' agire,  che  pr  e  fent  emente  operano , 
che  è  l'unico  motivo  per  cui  in  quefte  mie 
Oflervazionì  ho  coftantemente  determinato 
éi  non  nominarne  alcuno  in  qualfi  voglia  per- 
fetto grado  della  Profeflìone,  e  di  ftimarli 
quanto  meritano ,  e  quanto  devo  » 

Chi  non  fa  infegnare  il  Recitativo  proba- 
bilmente non  intende  le  parole ,  e  chi  non 
ne  capifce  il  fenfo ,  come  può  mai  iilruir  lo 
Scolaro  di  quella  efpreflione ,  che  e  V  anima 
del  Canto  ,  e  fenza  la  quale  non  é  poffibiie 
di  cantar  bene?  Signori  Maeftri  deboli ,  che 
dirigete i Principianti  fenza  riflettere  all'ul- 
timo efterminio  in  cui  mettete  la  Mufìca  col- 
l'indebolirgli  i  principali  fondamenti,fe  non 
fapete  che  i  Recitativi,  particolarmente^ 
vulgari,  vogliono  quegrinfegnamenti,che  al- 
la forza  dell  e  parole  con  vengonfi,vi  configlie- 
rei  di  rinunziare  il  nome,  e  l'uffizio  di  Maeftri 
a  chi  può  foftenere,  e  V  uno,  e  1'  altro  in^ 
vantaggio  de'  Profeffori ,  e  della  Profeflìo- 
ne; Altramente  i  voftri  Scolari  facrificati 
ali'  ignoranza  non  potendo  difcernere  l' alle- 
gro dal  patetico  ^  né  il  concitato  del  tenero 

non 


45 

non  e  poi  maraviglia  fé  li  vedete  ^lipidi  in 

Ifcena ,  ed  infenfati  in  Camera .  A  dirla  co- 
me V  intendo ,  non  e  perdonabile  la  \K>ftra  , 
né  la  loro  colpa  5  orche  non  è  più  foffriBHe  il 
tormento  di  fentire  in  Teatro  i  Recitativi 
cantati  fui  gufto  Corale  de'  Padri  Cappuc- 
cini. 

La  cagione  però  del  non  efprimerfi  più  il 
Recitativo  all' ufo  de' nominati  Antichi  non 
fempre  procede  dalla  infufficienza  de5  Mae- 
fìri,  né  dalla  trafcuraggine  de'  Cantanti  > 
ma  dalla  poca  intelligenza  di  certi  Compofi- 
tori  moderni  5  i  quali  (  a  riferva  de'  merite- 
voli )  li  concepifcono  così  privi  di  naturale  , 
e  di  gufto ,  che  non  fi  poifono  né  infegnare  , 
né  agire,  né  cantare  .  Per  giuftificar  chi  in- 
fegna ,  e  chi  canta  la  ragione  fé  ne  pigiierà 
P  incombenza  :  Per  biafimar  chi  compone  > 
la  medefima  mi  vieta  d' entrare  in  una  mate- 
ria tropp'  alta  dal  mio  baifo  intendimento  9 
e  faggiamente  mi  dicedi  rimirar  con  miglior 
vifta  quella  mia  poca  >  e  fuperficial  tintura  , 
che  appena  bafta  per  un  Cantore ,  o  a  feri- 
ver  nota  contra  nota.  Se  poi  confiderò 
all'  imprefa  in  cui  mi  pofi  in  quefte  Olferva- 
zioui  di  procurar  diverfi  vantaggi ,  a  Voca- 
lifti,  e  ch'io  non  parli  della  compofizionea 
quali»  é  tanto  neceflaria  due  mancamenti 
commetto.  Dubbiofa, e irrefoluta mi lafcie- 

rebbe 


45 
rebbe  la  perpleffità  in  un  intrigato  laberinto 
fé  non  me  ne  porgeife  il  filo  V  opportuno  ri- 
fleflb  col  fuggerirnii,  che  i  Recitativi  non 
han  comercio  col  Contrappunto* Se  così  è, 
chi  farà  quel  Profeffòre,  che  nou  fappia,  che 
molti  Recitativi  Teatrali  farebbon  ottimi  fé 
non  foflero  confufi  gli  uni  cogli  altri;  Se  fi 
poteflero  imparar  a  mente  ;  Se  non  mancaf- 
fero  d' intelligenza  di  parole ,  e  di  Mufica  : 
Se  non  ifpaventaifero  chi  canta  ,  e  chifente 
co'  falti  mortali  dal  bianco  al  nero  :  Se  non 
offendeffero  l'orecchio  ,  e  le  regole  con  pef- 
fime  modulazioni  :  Se  non  tormentaflfero  il 
buon  gufto  con  una  perpetua  fomiglianza-*  : 
Se  con  attroci  voltate  di  corde  non  traffig- 
geffero  l'anima:  E  fé  finalmente  i  periodi 
non  foifero  ftorpiati  da  chi  non  conofce  né 
punti ,  né  virgole  ?  Io  mi  ftupifco ,  che  que- 
lli tali  non  cerchino  d' imitare  per  loro  pro- 
fitto i  Recitativi  di  quegli  Autori ,  che  ci 
rapprefentano  in  effi  una  viva*  immagine  del- 
la verità  coli'  efpreffiva  di  certe  note,  che 
cantano  da  loro  fteife ,  come  fé  parlaflero  • 
Ma  a  che  ferve  ch'io  mi  affanni  !  Pretende- 
rò io  forfè  ,  che  quefte  ragioni  con  tutta  la 
loro  evidenza  fieno  buone  >  quando  nella-» 
Mufica  la  ragione  iftefla  non  e  più  alla  Mo- 
da ?  Gran  dominio  ha  l' Ufanza  !  Cortei 
aiTolvendo  con  ingiufta  potenza  fuoi  par- 
zia- 


47 
siali  da  i  veri  precetti  per  non  obbligarli 

che  all'unico  ftudio  de'Ritornelli  non  vuole, 
che  impieghino  inutilmente  il  tempo  prezio- 
fo  nell'applicazione  de'Recitativi,che  fecon- 
do i  Tuoi  dogmi  fi  devono  Jafciar  cadere  dal- 
la penna  ,  e  non  dalla  mente  •  Se  fia  negli- 
genza ,  o  ignoranza  non  so  ;  ma  so  bensì , 
che  i  Cantanti  non  ci  trovano  il  loro  conto  • 
Vi  farebbe  ancora  molto  che  dire  fopra 
le  compqfizioni  de5  Recitativi  in  generale 
a  cagione  di  quella  tediofa  cantilena ,  che 
ferifce  l'udito  con  mille  Cadenze  tronche 
in  ogni  Opera,  che  1'  ufo  ha flabilit e %  ben- 
ché fieno  fenza  gufto,  e  fenz'arte.  Per  ri- 
formarle tutte  ,  il  rimedio  farebbe  peggior 
del  male  :  L'introduzione  d'  ogni  Cadenza 
finale  farebbe  ororre.  Se  poi  fra  queftidue 
eftremi  folfe  neeeffario  il  ripiego  crederei  , 
che  fra  cento  Cadenze  tronche  dieci  breve- 
mente terminate  fu'  punti  ferrai  ,  che  chiu- 
dono i  periodi  nonfoflero  male  impiegate* 
GÌ' intelligenti  però  non  ne  parlano,  e  il 
loro filenzio  mi  .condanna.. 

Ritorno  al  Maeftro  per  rifo  venirgli  fola- 
mente,  che  il  fuo  obbligo  è  d' infegnar  la 
Mufica  ,  e  fé  lo  Scolaro  prima  di  ufcir  dalle 
fue  mani  non  canta  franco  ,  il  danno  cad^> 
full'  innocente  j  e  chi  n'é  reo  non  può  ri- 
farcirlo . 

Se     ". 


48 

Se  dopo  quefti  documenti  V  Iftruttore^ 
realmente  cbnofee  d'  aver  capacità  baftante 
per  comunicare  allo  Scolaro  cofe  di  mag- 
gior rilievo  e  concernenti  al  di  lui  progreflb, 
dovrà  immediatamente  introdurlo  allo  Au- 
dio dell'  Arie  Ecclefiaftiche ,  incuibifògna 
lafciar  da  parte  ogni  vezzo  Teatrale ,  e  fem- 
minile ,  e  cantar  da  Uomo  ;  Perciò  lo  prov- 
vederàdi  varj  Motetti  naturali ,  nobilmen- 
te vaghi ,  mirti  d'  allegro ,  e  di  patetico  > 
adattati  all'  abilità  feoperta  in  lui ,  e  profe- 
guire  con  frequenti  lezioni  a  farglieli  im- 
parar sì ,  che  con  franchezza ,  e  fpirito  lì 
poffegga  •  Nel  medefimo  tempo  proccure- 
rà,  chele  parole  fieno  ben  pronunziate  ,  è 
meglio  intefe  ;  Che  i  Recitativi  fieno  efpref- 
fi  £on  forza ,  e  foftenuti  fenza  affettazione  : 
Glie  le  Arie  non  manchino  né  di  Tempo, 
né  di  qualche  principio  di  £uftofo  artificio  : 
E  foprattutto ,  che  i  finali  de'  Motetti  fieno 
efeguitida'Paflàggidiitaccati,  intonati,  e 
veloci*  Succeffivamente  gl'infegnerà  quel 
metodo  ,  cheal  gufto  delle  Cantate  richie- 
de/i 9  affinché  coli'  efercizio  ei  feopra  la_* 
differenza^che  verte  fra  l'uno ,  e  l'altro  ftile. 
Contento  che  fia  iiMaeitro  del  profitto  dello 
Scolaro  non  s' immaginane  mai  di  farlo  fen- 
tire  in  pubblico  fé  prima  non  ode  il  favio 
parere  di  quegli  Uomini  >  che  fanno  più  can- 
tate 


49 

tare ,  che  adulare ,  poiché  non  folo  fceglie- 

ranno  quelle  compofizioni  più  proprie  a_* 
fargli  onore,  ma  lo  correggeranno  anche  di 
que' difetti,  e  forfè  di  quegli  errori,  che^ 
dall'  ommifiione ,  o  dall'  ignoranza  dell* 
Iftruttore  non  erano  flati  emendati ,  o  cono- 
fciuti . 

Se  tutti  quegli ,  che  infegnano  confiderai 
fero  ,  che  dalle  noftre  prime  comparfe  in^. 
faccia  al  Mondo  dipende  il  perdere ,  o  l* 
acquiftar  nome ,  e  coraggio ,  non  efporreb- 
bono  così  alla  cieca  i  loro  Allievi  alperi- 
colofo  azzardo  di  cadere  al  primo  paflb  • 

Se  poi  il  Maeftro  non  aveffe  altra  cogni- 
zione di  quella ,  che  bafta  per  le  fcorfe  re- 
gole ,  allora  per  impegno  di  cofcienza  non 
può  innoltrarfi ,  anzi  deve  efortar  lo  Scola- 
ro di  paflare  per  fuo  vantaggio  a  migliori 
Iftruzzioni .  Innanzi  però  eh'  egli  vi  giunga 
non  farà  forfè  del  tutto  inutile ,  eh5  io  feco 
parli ,  e  fé  V  età  non  gli  permette  di  capir- 
mi ,  m' intenda  chi  ne  ha  direzione ,  e  cura 
ne'  feguenti  capitoli  • 


D  OS« 


50 

OSSERVAZIONI 

Per  chi  Jftudia . 

AVanti  d' entrare  nella  vafta  e  difficulto- 
fa  applicazione  del  Canto  Figurato  e 
neceflario  ,  che  fi  confulti  la  propria  vo- 
cazione fenza  di  cui  ogni  ftudio  farebbe  get- 
tato al  vento,nonefTendo  potàbile  di  refiitere 
all'oftinato  contratto  della  medefima ,  quan- 
do con  forza  occulta  ci  porta  altrove  ;  Do- 
ve poi  impiega  le  fue  lufinghe  immediata- 
mente perfuade  ,  e  rifparmia  al  Principian- 
te la  metà  della  fatica  • 

Supporto  dunque,  cheanfiofo  lo  Scolaro 
inclini  air  acquifto  di  fi  bella  Profeflìono  , 
e  fia  già  iftrutto  de*  paiTatiaffannofi  principi, 
e  di  molt5  altri  ufciti  dalla  debolezza  della 
mia  memoria ,  dovrà  ricorrere  al  poffeflfo 
delle  virtù  morali ,  e  facrificare  il  refto  del- 
la fua  attenzione  allo  ftudio  di  ben  canta- 
re ,  acciò  mediante  V  uno  ,  e  V  altro  pro- 
greffo  giunga  alla  felicità  di  unire  le  quali- 
tà più  nobili  dell'  animo  alle  doti  più  Ango- 
lari dell'  ingegno  • 

Se   chi  ftudia  brama  di    cantare  penfi 
che  indifpenfabilménte  dalla  fua  voce  di- 

pen- 


5* 

pende ,  o  la  Tua  fortuna  ,  o  la  Tua  difgrazia  ; 
fìcché  per  confervarfela  deve  aftenerfi  da_# 
ogni  fortadi  difordini,  e  da  tutti  i  diverti* 
nienti  violenti. 

Sappia  perfettamente  leggere  per  non^ 
aver  il  roflbre  di  mendicar  le  parole,  e  per 
non  incorrere  in  que'  fpropofiti ,  che  deri- 
vano  dalla  più  vergognofa  ignoranza*  Oh 
quanti  avrebbono  bifogno  cT  imparar  I*  Al- 
fabeto ! 

In  cafo ,  che  il  Maeftro  non  fapeffe  cor- 
reggere i  difetti  della  pronunzia  proccuri 
di  apprender  la  migliore  ,  poiché  la  fcufa 
di  non  eifer  nato  in  Tofcanà  non  dime  chi 
canta  dall'  errore  d'ignorarla» 

Con  efatta  diligenza  cerchi  ancora  di 
emendare  di  tutti  quegli  altri ,  che  foffero 
flati  dalla  negligenza  dell'  Iftruttore  om- 
meffi . 

Studj  infieme  colla  Mufica  almeno  la.* 
Grammatica,  acciò  poifa  intendere  quelle 
parole  che  dovrà  cantare  in  Chiefa ,  e  per 
dar  quella  forza  ,  che  all'  efpreflione  con- 
vieni! sì  nell'una,  che  nell'altra  lingua^. 
Ardirei  quafi  di  credere,  che  diverfi  Pro- 
feffori  non  intendono  il  volgare  non  che  il 
latino  . 

Eferciti  iftancabilmente  da  fé  la  voce  alla 
velocità  del  moto  per  trovarla  ubbidiente  in 
D  2  ogni 


52 

ogni  occorenza  ,  fé  pretende  d'efierne  più 
Padrone  che  Schiavo  ,  e  di  non  avere  il 
nome  di  Vocalifta  patetico . 

Non  tralafcidi  tempo  in  tempo  di  mette- 
re ,  e  di  fermar  la  voce ,  affinché  (la  fem- 
pre  difpofta  per  fervirfene  in  tutte  due  le 
forme . 

Ripeta  tante  volte  la  fua  lezione  aCafa 
finché  francamente  la  poflegga  ,  pofcia  ne 
faccia  memoria  locale  per  rifparmiare^ 
al  Maeftro  il  tedio  di  replicarla ,  e  a  fé  la  pe- 
ra di  doverla  riftudiare  . 

li  Canto  efige  P  applicazione  con  tanto 
rigore ,  che  a  viva  forza  obbliga  di  ftudiar 
colla  mente  y  quando  non  fi  può  colla-. 
voce. 

Lo  ftudio  indefeffo  d'un  giovanetto  è  fi- 
euro  di  fuperar  tutte  le  oppofizioni,  che 
gli  vanno  incontro  5  ancorché  folfero  difet- 
ti fucchiati  col  latte;  Quefta  mia  opinione 
e  foggetta  a  forti  obbiezioni,  però  la  dif- 
fonderà la  fperienza  ,  unita  alla  feguente 
condizione  purché  fappia  a  tempo  ben  correg- 
gerfene  ,  che  fé  tarda  l'emenda  crefeon  co- 
gli anni  ,  e  diventano  tanto  più  orribili 
quanto  più  s'invecchiano. 

Senta  più  che  può  i  Cantanti  più  celebri  , 
e  gli  ottimi  Sonatori  ancora,  imperocché 
dall'  attenzione  di  afcoltarli  fé  ne  ricava... 

più 


53 

più  frutto,  che  da  qual  fi  voglia  infegna- 

mento  . 

Cerchi  poi  di  copiare  ,  e  gli  uni ,  e  gli 
altri  per  entrar  infenfibilmente  nel  buon_* 
gufto  collo  ftudio  altrui .  Quefto  documen- 
to ,  benché  utiliffimo  a  chi  ftudia ,  con  tut- 
to ciò  pregiudica  infinitamente  un  Canto- 
re ,  e  in  qualche  Tuo  luogo  ne  dirò  la  ra- 
gione . 

Canti  fovente  le  più  guftofe  compofiziq- 
ni  de'  migliori  Autori ,  che  fono  dolci  in- 
centivi per  frequentarne  V  ufo  ,  ed  aifue- 
fanno  V orecchio  a  ciò,  che  piace.  Sappia 
chi  ftudia  ,  che  dalla  fuddetta  imitazione  f 
e  dalPimpulfo  de'  buoni  componimenti  il 
gufto  col  tempo  diventa  arte ,  cT  arte  na- 
tura. 

Impari  d' accompagnarfi  s'egli  afpira  a 
cantar  bene.    Invita   con  affetto  così  vio- 
lento il  Gravecembalo  allo  ftudio  ,  che  ne 
vince  la  più  pertinace  negligenza,  e  illu- 
mina fempre  più  V intelletto;    L'evidente 
profitto  ,  che  da  quelP  amorofo  ftrumento 
a  Vocalifti  ne  rifultaaflblve  gli  efempli  dall' 
impegno  di  perfuadere  ;    Oltreché  fpefle 
volte  accade  a  chi  non  fa  fonare ,  che  fen- 
za  l'ajuto  altrui  non  può  farfi  fentire,  né    t-  \        o 
ubbidir  talvolta  a  Sovrani  comandi  con  fuo  /^  «ì**^*  { 
gran  danno  j  e  maggior  confusione .         jt<fi»j>*t+vt 
D  3  Sin- 


54 

Sinché  un  Cantante  non  piace  a  fé  fletto  * 

certo  è,  che  non  piacerà  mai  àgli  altri  •  On- 
de riflettafi  che  fé  i  Profefforì  d5  intendi- 
mento più  che  mediocre  fon  privi  di  quel 
diletto  per  non  aver  imparato  quanto  bafta , 
cofa  dovrà  mai  far  lo  Scolaro  ?  Studiare  * 
e  poi  ftudiare ,  e  fìotì  Compiacerli  per  poco  * 
■  Sto  quafi  per  dire,  che  fia  infallibilmen- 
te vana  qualunque  applicazione  al  Canto 
fé  non  e  accompagnata  da  quakhe  poca-, 
cognizione  di  Contrappunto  *  Chi  fa  com- 
L,  porre  fa  render  conto  di  quello  i  che  fa  , 

I  (ji^U?#^f  e  chi  non  ha  V  ifteffo  lume  opera  allo  fcu- 
vuvt  irte*  ^  ~ìo  i  ne  Può  cantar  molto  tempo  fenza  erra- 
%i&h*}&fa  *e  :  I  più  rinomati  Antichi  dagli  effetti  co- 
%^,q  nofcevano  il  Valore  intrinfeco  di  quefto  do- 

cumento ,  e  un  òttimo  Scolaro  deve  imi- 
tarli fenza  che  gli  prema  fé  la  lezione  fia  $ 
onon  fia  alla  moda,  Che  febben  in  oggi 
odanfi  di  quando  in  quando  delle  cofe  mi- 
rabili concepite  da  unguftofo  naturale  fo- 
no tutte  fatte  a  cafo,  e  raccomandate  ali* 
Udienza  dall'  azzardo  ;  Le  altre  poi(  a  chi 
ben  le  confiderà  )  fé  non  fono  peflime  faran- 
no indubitatamente  cattive,  perché  non^ 
potendo  la  fortuna  coprir  fempre  i  difetti, 
non  f\  accorderanno  né  col  Tempo ,  né  col 
Baffo .  Quella  intelligenza  ancorché  necef- 
faria  non  é  però  badante  a  farmi  configliar 

ÌQ 


lo  Scolaro  ad  immergerfene  in  una  profon- 
da occupazione ,  effendo  certo ,  che  gl'in- 
fegnerei  il  modo  più  facile  di  perder  la  vo- 
ce ;  Lo  eforto  ben  sì  quanto  poflb  ad  im- 
pararne folamente  le  regole  principali  per 
non  cantare  alla  cieca  • 

Studiare  affai ,  e  confermar  la  voce  nella 
fua  bellezza  fon  due  cofepoco  men  che  in- 
compatibili ;  V  è  tra  loro  una  tal  quale  ami- 
cizia, che  quantunque  fenza  intereffe ,  e  fen- 
za  invidia  difficilmente  dura  ;  Se  fi  riflette 
però ,  che  la  perfezione  nella  voce  è  un  do- 
no gratuito :9  e  nell'arte  un  acquifto  peno- 
fo  fi  decide  ,  che  quefta  prevalga  a  quella 
sì  nel  merito ,  che  nella  lode  • 

Chi  ftudia  cerchi  l'ottimo  >  e  lo  cerchi  do- 
v1  e  fenza  che  gì'  importi  fé  fia  nello  rtile  di 
quindici  ,  o  vent'  anni  fono  ,  o  di  quefti 
giorni ,  poiché  il  buono  (  come  il  cattivo  ) 
è  di  tutti  tempi  ;  Bafta  faperlo  trovare ,  co- 
nofeere  ,  e  approfittarfene  • 

Per  mia  difgrazia  irreparabile  fon  vec- 
chio ,  ma  te  foffi  giovane  vorrei  imitare^  M 
quanto  mai  potefli  nei  cantabile  quegli ,  che    ^         '    < 
fono  chiamati  col  brutto  nome  d' Antichi    +*L&lifrn  &% 
e  nell'  allegro  quefti  che  godono  il  belliffi-/**^****, 
mo  carattere  di  Moderni.Se  '1  mio  defiderio,^  \u  is**m> 
e  vano  all'età  in  cui  mi  trovo,non  farà  infoiti/****  /p*  '„t+i  '  \ 
tuofo  ad  un  favio  Scolaro  >  che  brami  eguaLy£;  :+%+i,-i»  ^ 
D  4  men-     ^wj-kJ*^  4 


5^ 

mente  d'efler  abile  nell'  una  ,  e  nell'altra 

forma ,  che  e  V  unica  ftrada  per  arrivare  al- 
la perfezione  ;  Se  poi  fi  doveffe  fcegliero , 
gli  direi  con  franchezza,  che  fi  attaccaflb 
algufto  de' primi  fenza  temere  >  che  la  par- 
zialità m'ingannafle  . 

Ogni  modo  di  cantare  ha  differente  ran- 
go ;  Vi  fi  diftingue  il  virile  dal  puerile  y  co* 
me  il  Nobile  dal  Plebeo  • 

Chi  ftudia  non  fperi  mai  d' incamminarfi 
agii  applaufi,  fé  non  gli  fa  orrore  V  igno- 
ranza • 

Chi  non  afpira  ad  occupare  il  primo  luo- 
go già  comincia  a  cedere  il  fecondo ,  e  a  pò* 
co  a  poco  fi  contenta  dell'  ultimo  » 

Se  fi  permettono  a  tante  deboli  Cantata- 
ci i  pafll  fcritti  in  vigore  del  loro  privilegio^ 
non  deve  chi  ftudia  per  diventar  un  buon 
Profeifore  imitarne  V  efempio.  Chi  fi  av- 
vezza ad  eflfere  imboccato  diventa  Aerile  ^ 
e  fi  fafchiavo  della fua  memoria. 

Se  lo  Scolaro  aveffe  difetti ,  particolar- 
mente di  nafo  ,  di  gola  ,  o  d'  orecchio  non 
canti  mai  fé  non  e  prefente  il  Maeftro ,  o 
qualcheduno  che  intenda  la  Profeffione  ,  e 
lo  corregga  ,  Altramente  acquiftano  mag- 
gior forza ,  e  la  perde  il  rimedio  . 

Studiando  a  Cafa  le  fue  lezioni  canti  di 
tempo  in  tempo  avanti  ày  uno  fpecchio ,  non 

per 


57 
per  ìncahtarfi  alla  compiacenza  delle  pro- 
prie bellezze ,  ma  per  liberarli  da  i  moti 
convulsivi  del  corpo ,  ó  del  volto  (  che  con 
tal  nome  chiamo  tutti  que'  vizj  fmorfiofi  d* 
un  Cantore  affettato  )  che  quando  han  pre- 
fo  piede  >  hort  fé  rie  vanito  mai  più  • 

Le  ore  più  proprie  per  lo  ftudio  fono  le 
prime  dei  Sole;  Le  altre  poi ,  efclufe  le  ne- 
ceflarie  all'individuo  ,  fono  per  chi  ha  bi- 
fogno  di  ftudiare  » 

Dopo  un  lungo  efercizio ,  e  poifefTo  d* 
intonazione  ,  di  meffe  di  voce ,  di  trilli ,  di 
PaiTaggi ,  e  di  Recitativi  ben  efpreflì  ,  fé  lo 
Scolaro  confiderà  >  che  1*  Iftruttore  non- 
può  infegnargli  tutta  quella  perfetta  efecu- 
zione,  che  all'arte  finiffima  dell'  Arie  ri- 
chiedefi  ,  né  eflergli  fempre  al  fianco  >  allo* 
ra  comincerà  a  conofeere  il  bifogno,  che 
ha  di  quello  ftudio  in  cui  il  miglior  Cantan- 
te del  Mondò  e  Difcepolo  y  e  Maeftro  di 
fé  ftelfo  ;  Se  quel  rijlejìo  è  maturo  >  io  lo  con- 
figlio per  fua  prima  illuminazione  di  legge- 
re il  feguente  capitolo  per  ricavarne  pofeia 
maggior  vantaggio  da  chi  fa  cantar  le  Arie , 
e  infegnarle  ;  Se  non  lo  foJJ'e ,  più  acerbo  5  e 
più  amaro  farebbe  il  frutto  • 


DELL5 


5* 


DELL' 

A   RI   E, 

SE  chi  primo  introduffe  Tufo  di  ripigliar 
le  Arie  da  capo  ebbe  per  motivo  il  far 
comprendere  l'abilità  di  chi  canta  variando 
le  repliche  neir  intercalare  non  può  biafi- 
marfi  P  invenzione  da  chi  ama  la  Mufica ,  pe- 
rò tolfe  una  gran  forza  alle  parole  • 

Da  i  nominati  Antichi  le  Arie  fi  cantava- 
no anch'  effe  in  tre  maniere  diverfe:  Per  il 
Teatro  lo  ftile  era  vago ,  e  mifto  ;  Per  la  Ca- 
mera miniato,  sfinito  :  E  perla  Chiefa  af- 
fettuofò,  e  grave.  Quefta  differenza  a  mol- 
tiflimi  moderni  è  ignota . 

Non  v'  e  per  un  Cantore  obbligo  più  pre- 
diche Io  ftudio  dell'Arie,  poiché  fon  quel- 
ìe5chegli  fonnano,o  diftruggono  il  concetto* 
Ad  un  acquitto  così  preziofo  poche  lezioni 
verbali  poffono  fervir  d'infegnamento,  né 
gran  profitto  rifugerebbe  né  meno  allo  Sco- 
laro ,  quando  anche  aveflfe  una  quantità  d* 
Arie  in  cui  foffero  fcritti  in  mille  forme  i 
Paflì  più  rari ,  perché  non  bafterebbono  per 
tutte ,  e  mancherebbon  fempre  di  quel  dol- 
ce 


%9 
ee  portamento  dì  voce  dell1  Autore*  che  in- 

contraftabilmente  è  il  primo  mobile  dell5  ar- 
te ,  e  della  natura  •  Tutto  quello ,  che  a  mio 
credere  dir  fi  polfa ,  confitte  in  pervaderlo 
di  offervar  attentamente  il  belliffimo  Dife- 
gno  col  quale  regolanti  i  migliori  Cantanti 
col  Baffo  $  e  a  mifura ,  che  la  fua  capacità  fi 
aumenta  egli  ancora  anderàfcoprendo  1*  ar- 
tificio s  e  T  intelligenza  •  Se  poi  nonfapefle 
come  copiare  il  Difegno  di  que' Valentuomi- 
ni* glie  lo  infegnerà  Pefempiod'un  mio  cor- 
dialiifimo  amico  *  che  non  andava  mai  a  fen- 
tir  Opere  fenza  la  compofizione  di  tutto 
quel!'  Arie  ,  che  il  più  famofo  Profeflbre 
cantava;  Ivi  nel  moto  de5  Baili  contem- 
plandox  con  ammirazione  la  più  ftudiata  fi- 
nezza dell' Arte  totalmente  riftretta  nei  ri- 
gor più  fevero  del  Tempo  no  ricavò  qualche 
progreflfo  *> 

Fra  le  cofe  degne  di  confiderazione  fé  gli 
prefenterà  a  prima  vifta  nel  medefimo  Difeu 
gno  T  ordine  col  quale  tutte  le  Arie  divife  in 
tre  parti  vogliono  elfer  cantate  .  Nella  pri- 
ma non  chieggono  >  che  ornamenti  femplici, 
guftofi  9  e  pochi  ,  affinché  la  compofizione 
refti  intatta  :  Nella  feconda  comandano  , 
che  a  quella  purità  ingegnofa  un  artificio  /In- 
goiare fi  aggiunga,  acciò  chi  fé  n*  intende 
Tenta  %  che  F  abilità  di  chi  canta  è  maggio- 
re; 


6o 
re  :  Nel  dir  poi  le  Arie  da  capo ,  chi  non  va- 
ria migliorando  tutto  quello,  che  cantò  , 
non  e  grand'  Uomo  • 

Si  avvezzi  dunque  chi  ftudia  a  replicarle 
fempre  diverfamente,  che  (fé  non  m'in- 
ganno )  un  abbondante  y  benché  mediocre 
Vocalifta merita  affai  più  ftima  d'un  miglio- 
re ,  che  fia  Aerile ,  perché  quefti  non  può  di- 
lettar gì'  intelligenti  ,  che  la  prima  volta  ,  e 
quello  fé  non  forprende  colla  rarità  delle  fue 
produzioni ,  almeno  colla  diverfità  alimen- 
ta F  attenzione  • 

Quegli  che  fono  nel  numero  degli  ottimi 
Antichi  s' impegnavano  di  fera  in  fera  di  can- 
giar nell'Opere  non  folo  tutte  le  Arie  pate- 
tiche, maqualcheduna  delle  allegre  anco- 
ra .  Chi  ftudia ,  e  non  aifoda  bene  i  fonda- 
menti non  può  foftenere  il  grave  pefo  d'  un' 
efempio  così  importante  • 

Senza  variar  F  Arte  nelF.  Arie  non  fi  fco- 
prirebbe  mai  F  intendimento  de'  Profeflbri , 
anzi  dalla  qualità  della  variazione  facilmen- 
te fi  conofce  fra  due  Cantori  di  prima  sfera 
qual  fia  il  migliore  . 

Ritornando  dalla  digreflione  al  fuddetto 
Difegno  dell' Arie,loScolaro  vi  troverà  le  re- 
gole dell'artificio,  eia  diftribuzione  dell' in- 
gegno .Quelle  infegnano,che  il  Tempori  Gu- 
fì:o>  e  Fintendimentofono  mezzi  talvolta  po- 

CQ 


6t 

co  mcn  che  inutili  a  chi  non  ha  la  mente  prov- 
vida d5  abbellimenti  improvvifi:E  la  feconda 
non  permette ,  che  la  fuperfluità  de*  medefi- 
mi  pregiudichi  la  compofìzione  >  e  confon- 
dal'  udito  . 

Chi  ftudia  impari  prima  di  fapere ,  e  poi 
del  molto ,  che  faprà  fappia  anche  prevaler- 
fene  con  giudizio.  Per  efTerne  pienamente 
perfuafo  oflervi ,  che  i  Cantanti  più  celebri 
non  fanno  mai  pompa  del  loro  talento  in  po- 
che Arie  ,  non  ignorando  che  quando  i 
Vocalifti  in  un  giorno  foio  efpongono  ai 
pubblico  tutto  ciò ,  che  hanno  in  bottega 
fon  vicini  a  far  Banco  rotto  . 
.  Allo  Studio  dell'  Arie  (già'l  dilli)  noti 
v'  è  diligenza  che  bafti  ;  E  fé  trafcuranfi  cer- 
te cofe  ,  che  pajono  o  fieno  di  poco  rilievo , 
come  potrà  l'Arte  elfer  perfetta  fé  non  e 
finita  ? 

NelP  Arie  a  foio  V  applicazione  di  chi  ftu- 
dia P  artificio  e  folamente  foggettaal  Tem- 
po, &  al  Baffo,  ma  in  quelle,  che  fono  ac- 
compagnate da  Strumenti ,  allora  bifogna  , 
che  fia  intenta  ai  loro  andamento  ancora^, 
per  evitar  quegli  errori ,  che  fi  commettono 
da  chi  non  imparò  a  conofcerli . 

Per  non  metter  piede  in  fallo  cantando  le 
Arie  due  forti  infegnamenti  fanno  un  gran 
lume  a  chi  ftudia  ;  Il  primo  eforta  con  uiu, 

favio 


favio  configlio  ad  errar  mille  volte  in  priva- 
to (  fé  occorre  )  con  ficurezza  di  non  fallar 
mai  in  pubblico  j  E  il  fecondo  a  forza  di  ra- 
gioni, che  non  hanno  rifpofta,  ordina  che 
ii  cantino  alla  prima  prova  fenz5  altri  orna- 
menti che  naturali ,  con  ferma  intenzione 
però,  che  fi  efamini  nello  fteflb  tempo  colla 
niente  il  (ito  dove  convengano  gli  artificiali 
nella  feconda  ;  Così  di  ripetizione  in  ripe- 
tizione, e  di  ben  in  meglio  cangiando  fem- 
pre  fi  diventa  infenfibUmente  un  gran  Can- 
tore, 

Lo  ftudio  più  neceflario  ,  e  molto  più  dif- 
ficile d' ogn5  altro  per  cantar  perfettamente 
le  Arie  e  quello  di  cercare  il  facile,  e  di  ri- 
trovarlo nella  bellezza  del  penfiero .  Chi  ha 
la  forte  di  poter  unire  doti  fi  pellegrine  ad 
un  foave  portamento  di  voce ,  fra  Profeflb* 
ri  e  il  più  felice  ♦ 

Chi  Itudia  a  difpetto  d' un  ingrato  natura- 
le per  fua  confolazione  fovvengafi  ,  Che  V 
Intonare ,  V  Efprimere ,  le  Mefle  di  voce  , 
le  Appoggiature ,  i  Trilli,  i  Paflaggi ,  e  l\Ac- 
compagnarfi  fono  qualità  principali ,  e  non 
difficoltà  infuperabili.  So  che  non  badano 
per  cantar  bene ,  e  che  bifognerebbe  efler 
pazzo  per  contentarfi  di  non  cantar  male , 
ma  fogliono  chiamar  V  artificio  in  ajuto ,  che 
di  rado  le  abbandona,  e  talora  viene  da_, 
fé  *  Balia  ftudiare .  Fug- 


ài 

Fugga  tutti  quegli  abufi ,  che  fi  fono  fpar- 
fi,  e  inabiliti  nell'Arie  fé  vuolconfervaix^ 
alla  Mufica  il  Tuo  pudore. 

Ogni  Cantante  (  non  che  lo  Scolaro  )  de- 
ve aftenerfi  dalle  caricature  per  lepefiìm^ 
confeguenze ,  che  feco  portano  •  Chi  fa  ride- 
re ,  difficilmente  fi  fa  ftimare  :  Difguftano 
chi  non  ha  piacere  di  pattar  per  ridicolo  ,  o 
per  ignorante  ;  Nafcono  per  lo  più  dalla  fi- 
mulata  ambizione  di  corregger  gli  altri  per 
far  pompa  della  propria  intelligenza  ;  Pia- 
cefle  a  Dio  ,  che  non  fotfero  nudrite  col  ve- 
lenofo  latte  dell'  invidia  ,  o  della  mormo- 
razione ;  E  gli  efempli  ci  fanno  pur  troppo 
fentire  ,  che  fi  attaccano  ;  Giuftiflimo  è  ii 
gaftigo  ,  ut  poena  Talionìs  iftituita  da  San^ 
Damafo  ,  e  ii  rimprovero  è  a  propofito> 
giacché  le  Arie  caricate  han  rovinato  più 
d'un  Cantore* 

Non  ho  perfuafiva  ne  parole  che  poflano 
raccomandare  come  vorrei  >  e  quanto  bifo- 
gna  il  rigor  di  Tempo  a  chi  ftudia  ;  E  fé 
più  d' una  voltane  replico  P  iftanza  ,  anche 
più  d' una  occafione  me  ne  porge  il  motivo, 
imperocché  fra  i  primi  della  Profetinone 
pochiflimi  fon  quegli ,  che  non  ne  fieno  in- 
gannati da  una  quafi  infenfibile  alterazio- 
ne,  o  diminuzione ,  e  qualche  volta  da  tut- 
te due  ,  le  quali  benché  in  principio  della 

coni- 


<54      , 
compofizione  appena  fi  comprendano  ,  nel 
corfo  però  dell5  Arie  diventando  a  poco  a 
poco  maggiori  ,  nel  fine  poi  fé  ne  fcopre  lo 
fvano  ,  e  collo  fvario  P  errore . 

Se  non  configlio  chi  ftudia  ad  imitare  di- 
verfi  Moderni  nel  loro  modo  di  cantar  le^/ 
Arie  fé  n'incolpi  il  rigorofo  precetto  del 
Tempo ,  che  eflendo  coftituito  dall'  Intelli- 
genza per  legge  inviolabile  alla  Profeffio- 
ne  feveramente  me  lo  proibifce  ;  E  a  dire  il 
vero,  il  poco  conto  che  ne  fanno  perfacri- 
ficarlo  al  gufto  infulfo  de'  loro  amati  Pafc 
faggi  è  troppo  ingìufto  per  tollerarlo  • 

Non  è  compatibile  la  debolezza  di  certi 
Vocalifti,  che  pretendono ,  che  un' Orche- 
ftra  intera  fi  fermi  nel  più  bel  corfo  del  re- 
golato movimento  dell'  Arie  per  afpettare 
i  loro  mal  fondati  capricci  imparati  a  men- 
te per  portarli  da  un  Teatro  alP  altro ,  e 
forfè  rubati  al  popolare  applaufo  di  qual- 
7t  *  ?  c^e  f°rtunata  più  c^e  efpertajCantatricé 
^ràiUnt  ^rilj  £  conciona,  l' errore  del  Tempo  in  gra- 

zia dell'  efenzione.  Adagio  ,  adagio  colla 
critica ,  mi  dice  un  arbitrario  :  Quefto  ,  fé 
noi  fapete  ,  f\  chiama  Cantare  alla  Moda  ; 
Cantar  alla  Moda  ?  Voi  v'ingannate,  rifc 
pondo  io  j  II  fermarfi  nelP  Arie  ad  ogni  fe- 
conda ,  e  quarta,  e  su  tutte  le  fettime,  e 
fefte  del  Baffo  era  ftudio  vano  de'  Profeflb- 

ri 


*5 

ri  antichiflìmi  difapprovato  (  fono  già  più 

di  cinquant'  anni  )  dal  Rivani  (  detto  Cieco- 
lino  )  infegnando  con  ragioni  invincibili ,  e 
degne  d'efser  eterne,che  chi  fi  fa  cantare  tro- 
va fui  Tempo  congruenza  di  fito  che  ferva 
agli  abbellimenti  dell'  arte  fenza  inventa- 
re ,  né  mendicar  paufe  -  Se  foffe  documento 
che  meritafle  imitazione  fi  conobbe  da  que- 
gli che  fé  lo  imprefsero  nell'animo ,  fra  quali 
il  primo  fu  il  Signor  Pidocchi  Mufico  il  più 
infigne  de'  noftri,  e  di  tutti  i  tempi ,  il  di 
cui  nome  fi  è  refo  immortale  per  eflere  fta- 
to  egli  P  unico  Inventore  d'un  gufto  finito  , 
e  inimitabile  ,  e  per  aver  infegnato  a  tutti 
le  bellezze  dell'Arte  fenza  offendere  lenii* 
fure  del  Tempo .  Quefto  folo  efempio ,  che 
vai  per  mille  (  o  riverito  Moderno  )  dovreb- 
be badare  per  difingannarvi  ;  Ma  fé  mai 
fofte  incredulo  ,  vi  aggiugnerò,  cheSiface 
coi  fuo  divino  mellifluo  ne  abbracciò  P  in- 
fegnamento  :  Che  Buzzoleni  con  una  in- 
telligenza incomparabile  ne  adorava  (  per 
cosi  dire  )  il  precetto  :  Che  Luigino  com- 
parve dopo  col  fuo  dolce ,  &  amorofo  fti- 
le  a  feguirne  Porrne  ;  Che  la  Signora  Bof- 
chi  per  gloria  del  fuo  fefso  ha  fatto  fentire , 
che  le  Donne  che  ftudiano  ponno  infegna- 
re  colle  medeiìme  leggi  1  artificio  più  raro 
anche  agli  Uomini  di  credito:  Che  laSi- 
E  gnora 


66 

XfoM*  £  tuo  §nora  IdSffi  accompagnata  dalle  fteffc  rego- 
le ^  e  da  una  foavità  penetrante  chieder 
cantando  il  cuore  ne  fi  potea  negargli  ciò 
eh'  era  fuo .  Se  Perfonaggi  di  quefta  sfe- 
ra, in  cui  farebbe  ignoranza ,  o  malizia.* 
fé    non    inchiudefli    colla   mente    (  giac- 

'     '  téO  c^e>  non  P°^°  co^a  Penna)  diverfi  Canto- 
l?pnji*****     rj  celebratiffimi  Papplaufo  de' quali  corre 
}famt\  sf/nfn  prefentemente  per  tutta  l'Europa  fenza  eh* 
*it&  <2    *°  ^  nomini;  Se  tutti  quelli  concerti  Di- 
y     y    '.        Iettanti  capaci  d'ingelofire  anche  i  più  abi- 
c'fu*  Mfn  •        ]i  profeflbri    non  baftalfero  a   farvi  com- 
prendere, che  non  fi  può,  né  fi  deve  arbi- 
trare dovrefte  almen  capire,  che  coll'er- 
ror  del  Tempo  cadete  in  un'altro  forfo 
maggiore  ,  che  e  quello  di  non  fapero* 
che  quando  la  voce  è  fenza  accompagna- 
menti e  priva  d'armonia,  e  confeguente- 
mente  refta  fenz'  arte ,  e  fa  sbavigliar  gì5  in- 
telligenti. Voi  forfè  per  ifeufarvi  più,che  per 
giuftificarvi  mi  direte ,  che  pochi  afcoltanti 
hanno  quefto  difcernimento  ,  e  che  infiniti 
fono  gli  altri ,  che  ciecamente  applaudono 
a  tutto  ciò ,  che  ha  qualche  apparenza  di 
novità .  Ma  di  chi  e  V  errore  ?  Quella  Udien- 
za ,  che  loderebbe  anche  il  biafimo  non_* 
copre  i  voftri  difetti  ,   allorché  feopre  la 
fua  ignoranza  ;  Tocca  a  voi  a  correggerli  y 
e  abbandonando  la  voftra  mai  fondata  ofti- 

na- 


67 

nazione  dovete  confefiTare  ,  che  la  libertà , 
che  vi  prendete  urta  la  ragione,  e  infuita. 
que'  forti  infegnamenti  ,  che  nello  fteflo 
tempo  condannano  voi ,  e  come  compli- 
ci del  voftro  delitto,  tutti  que'  Sonatori  , 
che  v*  afpettano  con  pregiudizio  del  lo- 
ro grado  ,  perché  P  ubbidire  è  un'  atto 
fervile  ,  che  non  conviene  a  chi  e  voftro 
compagno,  voftro  eguale,  e  a  chi  non  può 
riconoscere  altro  Padrone  ,  che  il  Tempo  * 
Riflettete  in  fine  ,  che  il  fuddetto  ammae- 
ftramento  vi  farà  fempre  vantaggiofo  ,  che 
fé  (  errando  )  avete  la  forte  di  guadagnar 
gli  eviva  degl'ignoranti ,  allora  congiufti- 
zia  meriterete  ancor  quelli  degP  intelligen- 
ti,  e  1'  applaufo  farà  univerfaie . 

Non  terminano  però  cogli  errori  del 
Tempo  i  giufti  motivi  di  obbligar  chi  ftudia 
anpn  imitare  i  Signori  Moderni  nell'Arie, 
orche  patentemente  fcorgefi ,  che  tutta  la 
loro  applicazione  e  diretta  a  romperle,  e 
a  fminuzzarle  in  guifa,  che  non  époflibile 
di  poter  più  fentire,  né  parole  ,  népenfie- 
ri ,  né  modulazioni ,  né  difcernere  un'  Aria 
dall'  altra  a  cagione  di  tal  fomiglianza ,  che 
una  che  fé  ne  fenta  ferve  per  mille  ;  E  la,-. 
Moda  trionfa?  Si  credeva  (  non  fono  molt' 
anni  )  che  in  ogni  Opera  baftafle  al  più  gor- 
gheggiante  Profeffoxe  un'  Aria  rotta  per 

E  z  isfc- 


68 

isfogarfi  ,  ma  i  Cantanti  d'  oggidì  non  fo- 
no di  quei  parere ,  anzi  come  non  follerò 
contenti  appieno  di  trasformarle  tutte  con 
orrida  metamorfofi  in  tanti  Paflaggi  corro- 
no a  briglia  fciolta  ad  attaccare  con  rin- 
forzate violenze  i  loro  finali  per  riparazio- 
ne di  quel  tempo ,  che  fognanti  d' aver  per- 
duto nel  corfo  dell'  Arie .  Nel  capitolo  del- 
le tormentate  Cadenze  vedremo  in  breve^r 
fé  la  Moda  fia  di  buon  gufto ,  e  in  tanto  ri- 
torno agli  abufi ,  cai  difetti  dell'  Arie  . 

Non  fo  pofitivamente  chi  fia  ftatò  fra5 
Moderni  quel  Compofitore  ,  o  Vocalifta 
ingrato ,  che  ha  avuto  cuore  di  riformar  1* 
amorofo  Patetico  dalP  Arie  come  non  fof- 
fe  più  degno  dell'onore  de' fuoi  comandi 
dopo  una  lunga  ,  e  grata  fervitù  ;  Chiun- 
que peròfiafi,  certo  e  ch'egli  ha  tolto  alla 
Profeflione  ciò,  ch'ella  a vea  di  migliore  ♦ 
Il  mio  debole  intendimento  non  arriva  a 
fvilupparne  la  caufa  tanto  più  ,  che  fé  chie- 
do a  tutti  i  Mufici  in  generale ,  che  con- 
cetto abbiano  del  Patetico  ,  quefti  uniti  d* 
opinione  (cofachedi  rado  fuccede  )  mi  rifl 
pondono  ,  Ch'  egli  è  la  delizia  più  cara_^ 
dell'udito,  lapalìione  più  dolce  dell'ani- 
mo ,  e  la  bafe  più  forte  dell'  armonia  ;  E  di 
fi  belle  prerogative  non  fé  ne  fentirà  più 
nota  fcnza  faperne  il  perché  ?  Ho  intefo  ; 

Non 


6p 

Non  bifogna  ch'io  interroghi!  ProfelTori^  ^ 

ma  la  pazza  bizzarra  del  popolo  Protettor 
volubile  della  Moda  ,  che  non  potrà  foffrir- 
lo.  Eh  che  queftoé  un  inganno  della  mia 
opinione;  La  Moda  ,  e  il  popolo  vanho  a 
feconda  come  Tacque  di  que'  Torrenti, che 
portate  dalla  piena  cangiano  fovente  d'al- 
veo ,  e  poi  al  primo  Ciel  fereno  fi  ritirano 
nel  loro  nulla  ;  Il  male  è  nella  forgente^/  , 
la  colpa  e  de'  Cantori  ;  Lodano  il  Pateti- 
co ,  ecantan  V  Allegro  ?  Sarebbe  ben  pri- 
vo affatto,  di  fenfo  comune  chi  non  gP  ini- 
tendeflee  Conofcono  il  primo  per  ottimo, 
ma  fa  pendo  eh'  egli  e  affai  più  difficile  del  1 

fecondo  lo  lafciano  a  parte* 

Altre  volte  udivanfi  in  Teatro  diverte^  /  r 
Arie  su  quel  dolciliimo  metodo  precedu-»        .  ~  \ 

te,  ed  accompagnate  da' armoniofi,  e  \>zx\'n~jn'*t/i<f^\ 
modulati  Strumenti  y  che  rapivano  ifenfia/^/    /jzi  ~t 
chi  ne  comprendeva  l'artificio,  e  la  melo- 
dia  \  Se  poi  erano  cantate  da  quelle  cinque^         r^  *  r  )i 
o  fei  perfone  illuftri,  che  nominai,  allora ^^  uj£-('S$ù 
non  era  poffibile ,  che  al  moto  violento  de- 
gli affetti  V  umanità  negaffe  la  tenerezza ,  e 
le  lagrime,  O  gran  prova  per  confondere  f  ,- 
l'idolatrata  Moda  !  Ve  forfè  in  oggi  chi^  CntU*»  J 
al  miglior  Canto  s' intenerifea ,  e  pianga?  Kptrv^M^^ 
Nò  ( dicon  tutti  gli  afcoltanti ,  nò  )  poiché'* %\nuO  ».*■// m 
il  Cantar  fempre  allegro  de' Moderni  ^ben-^^^^it  ^J| 

E  X  che  /%j     .<' 


70 
che  nel  Tuo  forte  fia  meritevole  d'ammira- 
zione, fé  arriva,  non paifa l'abito  citeriore 
di  chi  ha  V  orecchio  dilicato  .  Il  gufto  de' 
chiamati  Antichi  era  un  mirto  di  gajo  ,  e 
di  cantabile  la  di  cui  varietà  non  potea  far 
di  meno  di  dilettare;  L'odierno  è  tanto 
preoccupato  pel  fuo  ,  che  purché  s'  allon- 
tani dall'  altro  fi  contenta  di  perdere  la__* 
maggior  parte  della  fua  vaghezza;  Lo  Au- 
dio del  Patetico  era  la  più  cara  occupazio- 
ne de'  primi  :  E  1  applicazione  de'  Paffaggi 
più  difficili  e  V  unica  meta  de'  fecondi .  Que- 
gli operavano  con  più  fondamento  ;  E  que- 
lli efeguifcono  con  più  bravura  .  Ma  giac- 
ché il  mio  ardire  e  giunto  fino  alla  compa- 
razione de' Cantanti  più  celebri  dell'  uno  , 
e  dell'  altro  ftile ,  gli  fi  perdoni  anche  la  te- 
merità di  conchiuderla  dicendo ,  Che  i  Mo- 
derni fono  inarrivabili  per  cantare  all'  udi- 
to, e  che  gli  Antichi  erano  inimitabili  per 
fwti'n*  <**** cantare  al  cuore  • 

m^4i*^flf  ftUH'  Non  fi  niega  però  *  che  i  migliori  Voca- 
*'  gd$\*{*Kt>  '  lifti  d'oggi  non  abbiano  in  qualche  parte  raf- 
finato il  gufto  paflato  con  produzioni  de- 
gne d'effer  imitate  non  foloda  chi  ftudia, 
ma  anche  da  chi  canta  ;  Anzi  per  evidente 
contraifegno  di  ftimà  bifogna  pubblicamen- 
te confeilàre ,  Che  fé  amafsero  un  poco  più 
ilPatetico  %  e  l' efpreflìva ,  e  un  pò  meno  i 

Paf- 


7i 
Pafiaggi  potrebbono  gloriar/!  di  aver  con- 
dotta T  Arte  alla  fommità  del  grado  . 

Potrebbe  anch' effere,  che  le  ftravaganti    £/twfaf*J\ 
idee  ,  che  in  molte  compofizioni  ora  fi  fen-  c         c//y 
tonofolTero  quelle  che  toglieffero  a  fuddet- 
ti  Cantori  il  modo  di  poter  unire  il  cantabile 
alla  loro   intelligenza,    imperocché  queft* 
Arie  all'  ufanza  vanno  a  fpron  battuto  ad 
agitarli  con   moti  così  violenti  ,  che  li  pri- 
vano di  refpiro  ,  non  che  di  far  pompa  dei 
loro  finifiìmo  intendimento.  Ma  Dio  im- 
mortale !  Giacché  ci  fono  tanti  Cómpofito-  /    t  g 
rimoderni  (tra1  quali  più  d'  un  ve  n'ha  di t/w^^/J'"* . 
mente  eguale ,  e  forfè  più  aperta  di  quelle^^*#«V|fo 
de' migliori  Antichi)  per  qual  ragiono  g  '^  „  ,v* 
con  qual  motivo  efcludono  fempre  dalle  ra-//   AjA^rX?     \ 
re  invenzioni  de5  loro   belliilìmi  penfieri  ir/y" 
fofpirato  Adagio  ?  Che  delitto  può  mai  com- 
mettere il  fuo  flemmatico  temperamento? 
Se  non  può  galoppare  coli'  Arie ,  che  corro- 
no la  pofta  ,  perché  non  lafciarlo  con  quel- 
le ,   che  han  bifogno  di  ripofo  ,  o  almen  al- 
meno con  una  fola  ,  che  pietofa  affifta  un  in- 
felice Eroe,  allorché  deve  piagnere,  e  mo- 
rire in  Teatro?  Signornò,  Ja  gran  Moda-*  *       .      t     /*m 
vuol  che  pianga  ,  e  crepi  cantando  prdto  vfa*'J"*f 
e  allegramente  .~Ma  che!  L'ira  del  girilo"*  ^*  u 
moderno  non  fi  placa  col  facrificio  folo  àel?^!  Jr^**^^ 
Patetico  j  e  dell'  Adagio  amici  indivifibi»$uim*  l'iM  A 


A  HdWVL- 


72 
lifting.,  nia  palla  tant' oltre,  che  Tele  Arie 
non  hknnò  la  terza  maggiore  fono  anch'  effe 
per  confederazione  profcritte .  Si  può  fen- 
tir  di  peggio  ?  Signori  Conipofitori  (  io  non 
parlo  agPinfigni,  che  colla  dovuta  venera- 
zione )  la  Mufica  a  mio  tempo  cangiò  tre 
volte  ftile  ;  Il  primo  ,  che  piacque  su  le  Sce- 
ne ,  e  in  Camera  fu  quello  di  Pierfimone  5   e 
diStradella;   Il  fecondo  e  de5  migliori ,  che 
vivono ,  e  lafcio  giudicare  agli  altri  fé  fieno 
giovanile  moderni.  Del  voftro,  che  non  è  an- 
^        cora  ^abilito  affatto  in  Italia,  e  che  di  là  da 
^tttfM  fi  ^r^/IMonri  non  ha  credito  alcuno,  ne  parleranno 
fé/?  fra  poco  tépo  i  pofteri  giacché  le  mode  non 

r* /**"/  **    "  durano.Ma  fé  laProfeffione  deve  efiftere,e  fi- 
i  m  Jtwr*  A'  nir  colMondo,o  voi  ftefli  vi  difingannerete,o 
\/i/rMtMJ***J ***°  "formeranno  i  voftriSucceffori7Sapete  co- 
,     o  -   me  ?  Efiliando  gli  abufi;  e  richiamando  il  pri- 
mo,il  fecondo,e  il  terzo  Tuono  per  fol levare 
W ppveivjh* 0ait>,hS\ quinto,  il  fefto,   e  V ottavo oppreili  dal- 
le fatiche:  Faranno  rifufcitare  il  quarto  ,  e 
al  fettimo  morti  per  voi ,  e  fepolti  in  Chiefa 
'ér*  vmuco> Finali':  Pergufto  di  chi  canta,  e  di  chi 
intende  fi  udirà  V  Allegro  mifto  di  quando  in 
iA\  €*  V  quando  col  Patetico  :  Le  Arie  non  faranno 

tutte  foffocate  dalla  indifcrezione  degli  Stru- 
menti ,  che  coprono  V  artificiofa  miniatura 
del  piano,  le  voci  delicate,  e  quelle  ancora 
di  chi  non  vuol  urlare  ;  Non  foffriranno  più 

l'Ini- 


73 
1*  importuna  veffazione  degli  Unifoni  inven- 
tati dall'  ignoranza  per  nafcondere  al  popo- 
lo la  debolezza  di  tanti ,  e  tante  •  Ricupe- 
reranno la  perduta  armonia  ftrqméntale  :  Sa- 
ranno compofte  più  per  i  Cantanti5che  peri     «  fL€h%rl  '  JPt\ 
Sonatori  :  La  parte  che  canta  non  avrà  più  la 
mortificazione  di  cedere  il  fuo  luogo  a  i  Vio-  ^V»  n  ^^^ 
lini  :  I  Soprani,  e  i  Contralti  non  canteranno  ^  fa L  w  _ 
tutte  leArie  all'ufo de'Baffi  a difpetto  di  niil-  ff 

le  ottave:  E  finalmente  faranno  fentir  le  Arie* 
più  gullofe ,  e  meno  fimi  li  :  Più  naturali ,  e 
più  cantabili  :  Fiùftudiate,  e  meno  peno- 
fe  :  E  tanto  più  nobili  quanto  più  lontane 
dalla  plebe.  Magiàfento  dirmi,  chetali-  ^ 

berta  Teatrale  er  vafta,  che  la  moda  piace, 
e  che  la  mia  temerità  crefce  ;  Ed  io  norL. 
dovrò  rifpondere,  che  V  abufo  è  maggiore  y 
che  T  Invenzione  e  perniziofa  ,  e  che  la  mia 
opinione  e  comune?  Sarò  io  forfè  tra  Profef- 
fori  quel  folo  che  non  fappia ,  che  V  ottima^ 
compofizione  fa  cantar  bene,  e  che  la  peffima 
pregiudica?  Non  abbiamo  più  d'una  volta 
fentito  ,  che  la  qualità  della  medefima  e  {ta- 
ta capace  di  ftabiiire  in  poche  Arie  il  concet- 
to ad  un  Cantor  mediocre ,  e  diftruggerio  a 
chi  a  forza  di  merito  fé  lo  avea  acquiftato? 
La  Mufica  compofta  da  chi  ha  intelligenza  y 
e  gufto  iftruifce  chi  ftudia  ,  perfeziona  chi 
fa,  e  diletta  chi  fente  .  Ma  giacché  fono  en- 
trato in  ballo  fi  danzi .  Chi 


74 

Chi  primo  guidò  la  Mufica  in  Ifcena  pro- 
babilmente pensò  di  condurla  ai  trionfi  ,  ed 
innalzarla  al  Trono .  E  chi  fi  farebbe  imma- 
ginato mai ,  che  nel  breve  corfo  di  pochi  Lu- 
ltri  ella  vi  dovefle  fervire  di  fpettacolo  fune- 
fìo  alla  di  lei  propria  Tragedia  ?  Fabbriche 
eccelfe  de'  Teatri  :  Chiunque  vi  rimira  fenza 
fremere  non  confiderà,  o  non  fa  5  che  fiete 
(late  errette  dalle  preziofe  rovine  dell'armo- 
nia; Voi  fiete  l'origine  degli  abufi,  e  degli 
errori:  Da  voi  nafee  il  moderno  ftile  ,  e  la 
moltitudine  descrittori  di  Canzonetta; 
Voi  fiete  la  fola  cagione  ,  che  pochiffimi  fie- 
no in  oggi  que'Profeflbri  di  ben  fondato  in- 
tendimento a  cui  per  giuftizia  convengali 
degniiTimonome  di  Maeftrr  di  Cappella^ 
poiché  eflfendo  ftato  il  povero  Contrappunto 
dal  Secolo  corrotto  condannato  a  mendica- 
re un  pezzo  di  pane  in  Chiefa ,  allorché  tri- 
pudia P  ignoranza  di  molti  in  Teatro,  la_. 
maggior  parte  de'  Compofitori  e  ftata  co- 
rretta,  o  dall'  avidità  dell'oro,  o  dalle_/ 
troppo  dure  leggi  dell' indigenza  ad  abban- 
donarne talmente  loftudio,  che  fi  prevede 
(  fé  noi  foccorreil  Cielo  per  mezzo  di  chi  lo 
pofliede  in  Eccellenza  ,  o  di  quefti  pochi 
che  nefoftengonoglotiofamente  i  cari  Pre- 


■■'*'"  / 


//  ^  /cett*  )  Che  *a  Mufica  dopo  aver  perduti  i 
^fwp^d-nonii  di  Scienza ,  e  di  compagna  della  Filo- 

fofia 


75 
fofìa  corre  manifefto  pericolo  d' efler  riputa- 
ta indegna  d' entrare  ne'  Sacri  Templi  per  le- 
vare Io  fcandalo  a  chi  vi  fente  le  Gighe , 
i  Menuetti ,  e  le  Furlane  ;  E  in  fatti ,  do- 
ve il  gufto  e  depravato ,  chi  potrebbe  di- 
stinguere le  Compofizioni  Ecclefiaftiche^ 
dalle  Teatrali  fé  fi  pagafle  alla  Porta  ? 

So  che  con  giufti  applaufi  il  Mondo  ono- 
ra cert'  altri  pochi  Maeftri  intelligentiflìmi 
sì  nelF  uno  ,  che  nell5  altro  ftile  a  quali  indi- 
rizzo chi  ftudia  per  cantar  bene  ;  E  fé  '1  loro 
numero  non  foffe  così  riftretto,come  fi  crede 
e  penfo,  io  ne  chieggo  perdono  a  chi  non  vi 
rertaife  comprefo,fperando  facilmente  d'ot- 
tenerlo,perche  l'errore  involontario  non  of- 
fende, el'  Uomo  grande  non  conofee  altra 
invidia,  che  quella  che  è  virtù  •  Gl'ignoran- 
ti per  lo  più  non  foglion  effere  indulgenti , 
anzi  fprezzando ,  e  odiando  tutto  ciò  ,  che  _ 
non  comprendono  faranno  quegli  appun- 
to ,  che  non  mi  daran  quartiere  ♦ 

Dimandai  per  mia  difgrazia  ad  uno  di. que- 
lli da  chi  avefle  imparato  il  Contrappunto  : 
Dallo  Strumento  ,  mi  rifpofc  fubito.  Buo- 
no .  Di  che  Tuono  (  foggiunfi  ,  avete  voi 
comporta  P  introduzione  della  voftr'  Ope- 
ra? Che  Tuoni,  che  Tuoni  (np  interruppe 
brufeamente  )  con  che  mi  andate  voi  in- 
tronando il  capo  con  quefte  muffe  interro- 
ga 


n6 
gazioni?  Si  fente  bene  da  che  icuola  veni- 
te. La  Moderna,  fé  noi  fapefte,  non  co- 
nofce  altri  Tuoni ,  che  quelli,  che  fucce- 
don  al  lampo  ,  e  con  ragion  fi  ride  della_* 
fciocca  opinione  di  chi  s'immagina ,  che  fie- 
no due  ,  quanto  di  chi  foftiene,  che  divifi 
in  Autentici,  e  Piagali  fieno  otto  Ce  più  fé 
bifogna  )  lafcia  prudentemente  libera  la_* 
volontà  ad  ognuno  di  comporre  come  gli 
pare,  e  piace.    Il  Mondo  a  tempi  voltri 
dormiva,  névi  difpìaccia  fé  lo  fvegliò  il 
noftro  bizzarriffimo  metodo  con  queir  alle- 
gria gradita  al  cuore  ,  e  che  incita  il  piede 
alla  danza*  Dettatevi  ancor  voi  prima  di 
morire ,  e  follevando  la  dura  cervice  dal 
molefto  pefo  di  tante  idee  (travolte ,  fate 
veder,  che  la  vecchiezza  non  difapprova 
ciò  ,  che  la  gioventù  produce  ;  Altramen- 
te fehtirete  $  che  le  voftre  ifteffe  parole  ri- 
tornando in  dietro  vi  diranno  ,  Che  l'igno- 
ranza odia  tutto  quel  che  e  ottimo.  Le^ 
belle  Arti  vanno  femprepiù  raffinandoli,  e 
le  pretendeflero  di  farmi  mentire,  laMufi- 
ca  mi  diiFend?rà  a  fpada  tratta,  ella  non 
può  andar  più  in  fu  .    Svegliatevi  dico,  e 
fé  non  fiete  totalmente  privo  di  giudizio 
afcoltatemi  impegnandomi  di  farvi  confef- 
fare ,  che  candidamente  vi  parlo .  Per  pro- 
va di  ciò  fentitc . 

Che 


77 

Che  il  noftro  vaghiamo  ftile  fia  flato  in- 
ventato per  nafcondere  col  bel  nome  di 
MODERNO  gì'  infegnamenti  troppo  dif- 
ficultofi  del  Contrappunto  ,  non  fi  può  ne- 
gare • 

Che  vi  fia  irrevocabil  legge  fra  noi  di 
efiliar  perpetuamente  il  Patetico  ,  è  veriffi- 
mo  perché  non  vogliam  malinconie. 

Ma  che  da  fatrapi  vetufti  fi  abbia  a  dire  y 
che  andiamo  a  gara  a  chi  fa  fpropofiti  più 
ftravaganti ,  e  mai  più  intefi  per  vantarci  poi 
d'  elferne  gV  Inventori ,  quefta  é  una  mali- 
gna e  nera  impoftura  di  chi  ci  vede  efalta- 
tì .  Crepi  l'invidia.  A  buon  conto  voi 
vedete ,  che  quella  ftima  che  con  pieni  fuf- 
fragj  ci  fiamo  acquiftata  decide  ;  E  fo 
un  Mufico  non  e  della  noftra  Tribù  non 
trova  Protettor  che  Io  guardi  non  che  lo 
ftimi  ;  Ma  giacché  parliamo  in  confidenza  y 
e  colla  fincerità  fulla  lingua ,  Chi  può  can- 
tar bene ,  Chi  può  ben  comporre  fenza  la 
noftra  approvazione  ?  Ogni  merito  che  avef- 
fe  (  voi  lo  fapete  )  non  ci  mancano  modi 
per  rovinarglielo,anzi  poche  fillabe  ci  batta- 
no per  diftruggerglielo .  GLI  E5  ANTICO. 

Ditemi  in  cortefia  ;  Chi  mai  fenza  di  noi 
avrebbe  portata  la  Mufica  al  colmo  della-., 
felicità  colla  fola  facilità  di  levare  all'Arie 
la  nojofa  emulazione  de' primi  ?  de' fecondi 

Vio- 


7g   . 

Violini,  e  delle  Violette?  Ve  forfè  chi 

tanto  ofafse  di  ufurparci  la  gloria  ?  Noi  , 
noi  fiam  quegli ,  che  a  forza  d' ingegno  l'ab- 
biamo fatta  falire  al  grado  più  fublime  to- 
gliendogli ancora  lo  ftrepitofo  rumore  de' 
Baffi  fondamentali  in  modo . . . .  (  udite  ,  e 
imparate)  Che  fé  in  una  Orcheftra  vi  foffe- 
ro  cento  Violinifti  lìamo  capaci  di  compor- 
re in  maniera ,  che  tutti  fuonino  nelPifteifo 
tempo  la  mede/ima  Aria  >  che  canta  la  Parte. 
Che  ne  dite  ?  Ardirete  di  biafimarci  ? 

Il  noftro  aniabiiitfimo  metodo  ,  Che  non 
obbliga  alcuno  di  noi  allo  ftudio  penofo  del- 
le regole  :  Che  non  inquieta  la  mente  cogli 
affanni  della  Specolativa,  né  ci  delude  con 
quella  vana  cognizione ,  che  penfa  di  ridur- 
re in  atto  ciò ,  che  fpecolando  fi  può  inve- 
ftigare  :  Che  non  pregiudica  alla  faluto  : 
Che  incanta  le  orecchie  alla  Moda  :  Che 
trova  chi  lo  ama,  chi  Io  pregia ,  echi  lo 
paga  a  pefo  d5  oro  *  E  voi  oferete  di  criti- 
carlo ? 

Che  direni  noi  di  quelle  tetre,  eftucche- 
voliffime  compofizioni  di  quegli  Uomini 
che  andate  celebrando  per  i  primi  dell3  U- 
niverfo  ,  ben  che  non  abbiate  voce  in  capi- 
tolo ?  Non  v'  accorgete ,  che  l' anticaglia^ 
di  que'  Lazzeroni  fa  venir  V  accidia  ?  Sa- 
remmo ben  pazzi  a  impallidire,  e  diventar 

pa- 


19 
paralitici- Tulle  Cartelle  per  cercar  .P  Ar- 
monia ,  le  Fughe ,  il  loro  Rovefcio  ,  il  Con- 
trappunto doppio  ,  la  Multiplicazione  de' 
Suggetti ,  Strignergli ,  far  Canoni ,  e  diver- 
s' altre  feccaggini ,  che  non  fono  più  alla_* 
Moda  (  e  quel  che  peggio  è  )  fono  di  poca 
lode,  e  di  minor  guadagno .  Che  ne  dite^ 
adeflb  Sig.  Critico  ,  avete  voi  intefo?  Si- 
gnor sì .  E  bene  cofa  mi  rifpondete  voi  > 
Nulla  : 

Mi  ftupifco  ben  sì ,  o  Cantori  aniatiflimi , 
del  profondo  letargo  in  cui  fiete  con  tanto 
voftro  fvantaggio .  Voi  dovrefte  fvegliarvi , 
che  e  ormai  tempo  ,  e  dire  a  Componitori  di 
quefta  fatta ,  Che  volete  cantare ,  e  non  bal- 
lare • 


DEL- 


Se 

DELLE 

CADENZE. 

LE  Cadenze  terminate  dell'Arie  fono  di 
due  forte.  Una  da  Contrappuntici  chia- 
mai! Superiore,o  di  fopra,e  l'altra  Inferiore, 
o  di  fotto  .  Per  farmi  più  facilmente  capire 
da  chi  ftudia  dirò ,  Che  fé  una  Cadenza  foffe 
(  per  efempio  )  in  C  fol  fa  ut  per  B  quadro  le 
note  della  prima  farebbono  La  Sol  Fa,  o 
quelle  della  feconda  Fa  Mi  Fa*  Nell'Arie 
a  voce  fola ,  o  ne5  Recitativi  un  Cantante 
può  fcegliere  quella  Cadenza,  che  più  gli 
piace  ,  ma  fé  follerò  accompagnate  da  voci , 
o  da  Strumenti  non  può  cangiar  la  Superio- 
re coir  Inferiore,  né  quefta  con  quella. 

Sarebbe  fuperfiuo  ,  eh'  io  parlali!  dello 
Cadenze  Tronche  ,  perché  fono  diventate 
comuni  a  chi  non  e  Profeflbre ,  e  non  fervo- 
no ,  per  lo  più  ,  che  ne' Recitativi. 

Le  Cadenze  poi  di  quinta  in  giù  non  com- 
ponevano dallo  ftile  antico  per  un  Sopra- 
no cantando  Arie  a  folo  ,  o  co' Strumenti 
fé  T  imitazione  di  qualche  parola  non  avef- 
fe  obbligato  il  Componitore  .  Quefte  per 
non  aver  altro  merito  che  d*  efler  le  più  fa- 
cili 


8r 

ci  li  eli  tutte ,  e  per  chi  feri  ve  >  e  per  chi  can- 
ta fono  in  oggi  le  dominanti. 

Nel  capitolo  dell'  Arie  ho  efortato  chi 
ftudia  a  sfeggir  il  Torrente  de5  Paflaggi  alla 
Moda  ,  e  mi  fonò  anche  impegnato  di  dire 
il  mio  debole  fentimento  fopra  le  Cadenze 
correnti  ,  ed  eccomi  pronto  colla  (olita 
protetta  però  di  efporlo  con  tutte  le  mio 
opinioni  al  Tribunale  inappellabile  dell'In- 
telligenza ,  e  del  Gufto  ^  affinché  come  So- 
vrani Giudici  della  Profeffione ,  o  condan- 
nino gli  abufi  delle  moderne  Cadenze  ,  o 
gì5 inganni  della  mia  mente. 

Ogni  Aria  (  per  lo  meno  )  ha  tre  Caden- 
ze ,  che  fono  tutte  e  tre  finali .  Lo  ftudio  de' 
Cantori  d' oggidì  (  generalmente  parlando  ) 
confitte  nel  terminar  la  Cadenza  della  prima 
parte  con  un  profluvio  di  Paflaggi  ad  libi- 
tum ,  e  che  POrcheftra  afpetti .  In  quella-. 
della  feconda  fi  multiplica  la  dofe  alle  fau- 
ci, e  P  Orcheftra  s' annoja;  Nel  replicar 
poi  l'ultima  dell'Intercalare  fi  da  fuoco  alla 
girandola  di  Cartel  S.  Angelo  ,  e  P  Orche- 
itra  tarocca  .  Ma  perche  mai  aflbrdare  il 
Mondo  con  tanti  Paflaggi  >  Io  priego  i  Si- 
gnori Moderni  di  perdonarmi  la  troppo  ar- 
dita libertà  di  dire  in  favor  della  Profeffio- 
ne ,  Che  il  buon  gufto  non  rifiede  nella  velo- 
cità continua  d'una  voce  errante  fenza  gui- 

F  da, 


\ 


%2 

da  9  e  fenza  fondamento  ,  ma  nel  cantabile  , 
fielìa  dolcezza  del  Portamento  ,  nelle  Ap- 
vpogglature  ,  nell'Arte,  e  nelP  Intelligenza 
*  de  Palli  5  andando  da  una  nota  all'  altra  con 
s  angolari ,  q  inafpettati  inganni  con  ruba- 
r  mento  dì  Tempo ,  e  /»/  MOTO  de'  Baffi, 
i  che  fono  le  qualità  principali  indifpenfabil- 
mente  eflfenzialiflinie  per  cantar  bene  ,  e  che 
Fumano  ingegno  non  può  trovar  nelle  loro 
capricciofe  Cadenze  .  Soggiugnerò ,  ch^ 
antichiflimamente  lo  ftile  dd'  Vocalifti  (  fe- 
condo la  relazione  di  chini'  infegnò  di  fol- 
feggiare)  era  infopportabile  per  motivo  d* 
una  quantità  di  Palfaggi  nelle  Cadenze  che 
non  finivano  mai ,  comeadelfo  ,  e  che  fem- 
pre  erano  gP  ifteffi  ,  quali  appunto  fon'  i 
prefenti;  Diventarono  alla  fin  fine  così  odio- 
fi  ,  che  furono  5  come  perturbatori  dell'udi- 
to prima  efiliati ,  che  corretti  ;  Così  anche 
fuccederà  a  quelli  al  primo  efempio  d'  un 
Cantore  accreditato  ,  che  non  fi  lafci  più 
fedurre  dalle  vane  lodi  popolari  •  Di  quella 
correzione  i  Succeffori  di  gran  sfera  fé  ne 
fecero  una  legge  ,  che  forfè  non  farebbe  di- 
ftrutta  fé  fodero  in  iftato  di  farfi  fentire  , 
ma  P  opulenza ,  le  fluffioni ,  P  età  >  e  la  mor- 
te han  privato  chi  vive  di  ciò  ,  che  nel  Can- 
to v'era  di  più  mirabile  ;  Orai  Cantori  fi 
ridono  a  bocca  aperta  fi  della  riforma  ,  eh 

de' 


de'  Pviformatori  de'  PaflTaggi  nelle  Cadenze * 
anzi  coir  averli  richiamati  dal  bando  ,  e  fata- 
ti comparir  su  le  Scene  con  qualche  carica- 
tura di  più ,  acciocché  pallino  nelP  opinione 
de' gonzi  per  invenzioni  pellegrine,  guada- 
gnano fomme  immenfe  d'  oro  ,  poco  ,  o 
nulla  premendo  loro  fé  fieno  (tati  abboniti , 
e  deteinati  per  dieci ,  o  dodici  Luftri ,  o  da 
cento  Secoli ,  E  chi  può  biasimarli  ?  Ne  P 
invidia ,  né  la  pazzia  oferebbon  di  farlo .  Pe- 
rò fé  la  Ragione  ,  che  non  é  invida,  né  fol- 
le li  chiamaffe  alle  fegrete  confidenze  del 
cuore  ,  e  ali5  orecchio  lor  diceffe  :  Con  qual 
Ingiufto  pretefto  potete  voi  ufurparvi  il  no- 
me di  Moderni  fé  cantate  alPantichiflima? 
Credete  forfè ,  che  il  fluiìb  della  voftra  gor- 
ga fia  quello  che  vi  produca  richezze  ,  e  lo- 
di ?  Difingannatevi ,  e  ringraziate  Pabbon- 
danza  de'  Teatri,  la  penuria  d'ottimi  Sog- 
getti,  e  la  ftupidità  di  chi  v'afcolta.  Cofa 
rifponderebbono  ?  Noi  so .  Veniamo  anco- 
ra a  conti  più  ftretti . 

Signori  Moderni ,  potete  voi  dir  di  non 
burlarvi  fra  voi  altri,allorché  nelle  Cadenze 
ricorrete  alla  lunga  filza  de'  voftri  Palfaggi^v/^/;^ 
per  mendicare  applaufi  dalla  cieca  ignoran- 
za ?  Voi  chiamate  quel  ricorfo  col  nome  di 
Ltmq/tna  chiedendo  come  per  carità  que- 
gli eviva  ,  che  conofcete  di  non  meritar  per 

f  z  giù-        N 


.84. 

giuftizia ,  e  in  ricompenfa  mettete  in  derido- 

nei  vofiri  Fautori  ,  quando  non  hanno  ma- 
ni, piedi,  né  voci,  che  badino  per  lodar- 
vi ?  Dov'è  la  buona  legge  ,  dov'è  la  gra- 
titudine? E  te  mai  te  n' accorgeffero  ?  Dile- 
t  iffimi  Cantori  ,gli  abufi  delle  voftre  Caden- 
ze fé  vi  fono  utili ,  fono  altrettanto  perni- 
ziofi  alla  Protezione ,  e  fono  i  maggiori  che 
commettiate ,  perchè  fon  fatti  a  fangue  fred- 
do fapendo  d*  errare  .  A  voftro  vantaggio 
difingannatene  il  Mondo ,  ed  impiegate  in 
cofe  degne  di  voi  quel  beliflìmo  tallento,che 
Dio  vi  diede .  Con  più  coraggio  intanto  ri- 
torno alle  mie  opinioni  • 

Bramerei  volentieri  di  fapere  con  qual 
fondamento  nelle  Cadenze  fuperiori  certi 
Moderni  di  grido  ,  e  di  nome  famofiffimi 
facciano  tempre  il  Trillo  fulla  terza  alta_. 
della  nota  finale,  poiché  il  Trillo  (che  in 
quel  cafo  deve  risolvere  )  non  può  a  cagione 
della medefima  terza,  che  eflfendo  feftadel 
Balio  glielo  impedifee,  e  le  Cadenze  refta- 
no  tenza  rifoluzione  .  Quando  anche  cre- 
deflero,  chei  migliori  infegnamenti  dipen- 
defilerò  dalla  Moda ,  parmi  con  tutto  ciò, 
che  doveffero  qualche  volta  chiedere  air 
udito  s'egli  éfoddisfatto  d'un  Trillo  bat- 
tuto dalla  fettima ,  e  fefta  d' un  Baffo  che 
faccia  Cadenza  ,  e  fon  ficuro  che  direbbe 

di 


S5 

di  nò  .  Dalle  regole  degli  Antichi  s'impa- 
ra, che  il  Trillo  va  preparato  nelle  fletta 
Cadenze. fulla  feftadel  Baffo  ,  affinchè  dopo 
fi  faccia  fentire  fulla  quinta ,  perché  quello 
e  il  fuo  luogo. 

Diverfì  altri  di  quella  sfera  fanno  le  fud- 
dette  Cadenze  all'  ufo  de  Baffi  ,  cioè  di 
quinta  in  giù  con  un  Paffaggio  di  note  ve- 
loci cadendo  di  grado  col  fuppoftodi  can- 
tar bene  ,  o  di  coprir  l'ottave  ,  però,  benché 
mafcherate  fi  fan  conofcere  ,  e  ne  reftano 
delufi. 

In  qualflvoglia  Cadenza  tengo  ancora^ 
per  infallibile,  che  i  Profeffori primarj  non 
poflano  formare  ne'  Trilli ,  né  Paffaggi  fulle 
penultime  fillabe  di  quefti  Vocaboli  v.  g» 
Confonderò  ,  Amerò  &c.  poiché  fono  or- 
namenti ,  che  non  convengono  sii  quelle  fil- 
labe che  fon  brevi ,  ma  bensì  sii  le  loro  ante- 
cedenti . 

Moltiffimi  poi  di  feconda  sfera  terminano 
le  Cadenze  inferiori  alla  francefe  fenza  tril- 
lo,opernonfaperlo  fare,o  per  la  facilità  di 
copiarle ,  o  per  cercar  qualche  cofa ,  chQ 
foftenga  in  apparenza  il  nome  di  Moderni  , 
e  sbagliano  in  foftanza,  imperocché  iFran- 
cefi  non  fi  privano  del  trillo  nelle  Caden- 
ze di  fotto  che  neir  Arie  patetiche,  e  i 
noftri  Italiani  foliti  a  caricar  le  Mode  io 
F  3  efclu- 


M 

efcludono  in  tutte  ,  benché  nelle  allegre  d 
vada  per  obbligo  #  So  ,  che  un  buon  Can- 
tante può  con  ragione  aftenerfi  di  farlo 
nelle  cantabili  ancora  ,  però  di  rado ,  che 
fé  una  di  quelle  Cadenze  e  tollerabile  fen- 
za  quel  vago  ornamento  e  affolutamento 
impoflibile  di  non  tediarti  in  fine  a  tante , 
e  tante ,  che  muojono  di  morte  impro vvifa  . 

Sento  ,  che  tutti  i  Moderni  (  o  amici ,  o 
inimici  del  trillo  ,  che  fieno  )  vanno  alle  fud- 
dette  Cadenze  inferiori  con  una  Appoggia- 
tura alla  nota  finale  su  la  penultima  filla- 
ba  del  vocabolo  *  equefto  ancora  mi  fem- 
bra  difetto,  parendomi,  Che  in  quella  oc- 
cafione  1'  Appoggiatura  non  fiaguftofa  ,  che 
full'  ultima  fillaba  all' ufo  antico,  o  di  chi 
fa  cantare  * 

Se  nelle  fteffe  Cadenze  di  fotto  i  migliori 
Vocalici  d'oggidì  credono  di  non  errare, 
allorché  fanno  fentire  la  nota  finale  prima 
del  Baffo  ,  s'ingannano  alPingroffo  ,  perché 
gli  e  error  maflimo ,  che  ferifce  V  orecchio  , 
e  i  precetti ,  e  che  diventa  doppio  andando, 
(come  fanno)  alla medefima  nota  coli' Ap- 
poggia tura,  la  quale,  oche  afcenda,  odi- 
fcenda  fé  non  cade  dopo  del  Baffo  é  Tempre 
peffima  i 

E  non  farà  forfè  peggior  d' ogni  difetto  il 
tormentare  gliafcoltanti  con  mille  Caden- 
ze 


g7 

ze  tutte  fatte  a  un  modo?  Da  che  procede 
quefta  fecca  fterilità,  fé  ad  ogni  Profeifo- 
re  e  noto,  che  per  farfi  ftimar  cantando  il 
mezzo  più  efficace  è  la  fertilità  de"  ripie- 
ghi ? 

Se  fra  tutte  le  Cadenze  dell'Arie  l'ultima 
concede  qualche  moderato  arbitrio  a  chi 
canta ,  acciò  fi  conofca  il  fine  delle  medesi- 
me Tabufo  éfoifribile,  ma  fi  cangia  in  abbo- 
minevole5quando  un  Cantore  fi  mette  di  pie 
fermo  co'  fuoi  nojofi  gargarifmi  a  naufear 
g|?  intelligenti 5  che  tanto  più  penano,  quan- 
to più  fanno  ,  che  i  Compofitori  lafciano 
ordinariamente  in  ogni  Cadenza  finale  qual- 
che nota,  che  bafta  ad  un  ornamento  dis- 
creto ,  fenza  cercarlo  fuor  di  Tempo ,  fenza 
gufto ,  fenz'arte  9r  e  fenza  intendimento . 

Stupor  maggiore  m'  occupa  affai  più  la 
mente  fé  rifletto  ,  che  lo  ftile  moderno  dopo 
di  aver  efpofte  tutte  le  Cadenze  dell'Arie 
Teatrali  al  martirio  d'  un  moto  perpetuo  , 
abbia  anche  la  crudeltà  di  condennare  nella 
fteffa  pena  non  folamente  quelle  delle  Can- 
tate ,  ma  di  non  perdonarla  né  meno  alle 
Cadenze  de5  loro  Recitativi .  Pretendono 
forfè  i  Vocalifti  col  non  distinguere  laCame- 
ra  dalle  fmoderate  gorghe  della  Scena  d'e- 
figere  gli  eviva  plebei  ne' Gabinetti  Reali? 
Povere  note  !  Voi  non  fiete  più  figure  di 

F  4  Mtt- 


88 

Mufica ,  che  fé  lo  fofte  ,  noi:  fenza  ingiuftizia 
farefte  alienate  dalla  Sovranità  delle  Leggi . 

Un'ottimo  Scolaro  ne  fugga  Pefempio, 
e  colPefempio  gli  abufi,  i  difetti  ,  e  tutto 
ciò ,  che  e  dozzinale ,  e  comune  sì  nelle  Ca- 
denze ,  che  altrove  * 

Se  P  inventar  Cadenze  particolari  fenza-* 
ofFefa  del  Tempo  è  ftata  una  delle  degne  oc- 
cupazioni de5  chiamati  Antichi ,  chiunque 
ftudia  la  rimetta  in  ufo ,  proccurando  d' imi- 
tarli nell'  intelligenza  di  faper  rubare  un  pò 
di  Tempo  anticipato  ,  e  di  ricordarfi ,  che 
i  Conoscitori  dell'  artificio  non  afpettano  di 
ammirarne  la  bellezza  nel  filenzio  de?  Baffi. 

Molti,e  molt'  altri  errori  odonfi  nelle  Ca- 
denze i  quali  erano  antichi  5  e  fon  diventati 
moderni  ;  Furono  ridicoli,  e  le  fono  ;  Onde 
considerando  ,  che  chi  muta  ftile  non  lo  mi- 
gliora, poffo  probabilmente  conchiudere, 
Che  il  cattivo  fi  corregge  dallo  ftudio  ,  e 
non  dalla  Moda  » 

Or  lafciamo  di  grazia  in  pace  per  qualche 
momento  le  opinioni  de5  chiamati  Antichi,  e 
de'  creduti  Moderni  per  offervare  qual  pro- 
fitto abbia  fatto  lo  Scolaro,  giacché  defidera 
di  farfifentire.  Si  afcolti  dunque  fenza  ab- 
bandonarlo d' Iftruzioni  più  forti,  affinché 
giunga  alnaeno  a  meritare  il  nome  di  buon 
Cantante,  quando  non  pofla  ottenerne  un.^ 
maggiore  •  O  S- 


OSSERVAZIONI 

Per  chi  canta. 

ECco  il  Cantore  in  pubblico  mediante  gli 
effetti  di  quello  ftudio  a  cui  fi  applicò 
nelle  già  fcorfe  lezioni .  Ma  a  che  ferve  il 
farvifi  vedere  !  Nel  gran  Teatro  del  Mon- 
do ,  Chi  non  rapprefenta  un  degno  Perfo- 
naggio  non  fa  altra  figura  ,  che  di  vile  coni- 
parfa  • 

Dalla  fredda  indifferenza ,  che  in  moltif- 
fimi  Vocalici  fcorgefi  per  la  Profefiìone  fi 
conghiettura  5  che  afpettino  la  Mufica  fup- 
plice  in  atto  implorando  la  grazia  d' effer 
benignamente  accettata  dalla  loro  genero- 
fa  bontà  come  umiliflima  ,  &  obligatiffima 
ferva . 

Se  tanti  ,  e  tanti  non  folfero  perfuafi  d* 
aver  abbaftanza  ftudiato  non  farebbe  cos! 
rado  il  numero  degli  ottimi  ,  né  così  folto 
quello  degi'  infimi  •  Quefti  per  dir  a  men- 
te quattro  Kirie  penfano  d'  effer  arrivati 
al  Non  plus  ultra  ;  Se  poi  lor  prefentate 
una  Cantata  facile  ,  e  ben  copiata  ,  allora 
in  vece  di  foddisfare  al  debito  coli5  impe- 
gno j  vi  diranno  con  impudente  difinvol- 


fura  ?  Che  gli  Uomini  grandi  non  fono  obbli- 
gati di  cantar  volgare  alV  improvvido .  Echi 
non  riderebbe  !  Quel  Mufico  che  fa ,  che 
le  parole,  o latine  ,  o  italiane  che  fieno  , 
non  fanno  cangiar  forma  alle  note  s*  imma- 
gina fubito  ,  cheil  pronto  ripiego  di  queir 
Uomo  grande  nafca  dal  non  cantar  fran- 
co, oda!  non  faper  leggere ,  e  P indovina • 

Infiniti  fono  quegli  altri  ,  che  fofpirano  il 
momento  d'  ufcire  dalle  penofe  fatiche 
de'  primi  fludj  per  aver  la  forte  d'en- 
trare nellla  turba  de5  Mediocri  ;  Quando 
poi  giungono  con  quel  poc®  che  fanno  ad 
urtare  per  Divina  Provi  denza  in  chi  li  pa- 
fca  ,  fanno  immediatamente  una  belliifima 
riverenza  alla  Mufica  ,  nulla  curandoci,  che 
il  Mondo  fappia  fé  fieno ,  o  non  fieno  fra  vi- 
venti •  Queitinon  credono,  chela  Medio- 
crità in  un  Cantante  fignifichi  ignoranza  » 

Ve  ne  fono  anche  diverfi ,  i  quali  non., 
iftudian  altro,  che  i  difetti,  e  fono  dotati 
d*  una  maravigliofa  facilità  cT impararli  tut- 
ti ,  e  d'  una  memoria  profonda  per  non  di- 
menticarfene  mai  .  Il  loro  genio  è  così  in- 
clinato ai  cattivo  ,  che  fé  dalla  natura  han- 
no per  forte  un'  ottima  voce ,  fono  incon- 
folabili  fé  non  trovano  Parte  di  farla  diven- 
tar peffima  • 

Chi  nutre  però  fentimenti  migliori  cer- 
che- 


pi 

Cherà  lina  più  nobile  i  é  più  riftrettà  com- 
pagnia é  Conofcerà  il  bifogno  ,  che  ha  d* 
altri  lumi  ,  d'altri  documenti  $  e  d'altro 
Maeftro  ancona*  Da  qUeftó  von'à  appren- 
dere coli*  arte  di  ben  cantare  quella  di  fa- 
per  vivere  ,  che  tutta  confìtte  nelle  belle 
convenienze  della  vita  civile  *  Unita  i  che 
quefta  fia  al  merito  >  che  fi  farà  nel  Canto  , 
allora  ei  potrà  fperare  la  grazia  de'  Monar- 
chi ,  e  la  ftima  univerfale  è 

Se  afpira  al  concetto  di  giovane  di  fpiri- 
tò  ,  e  di  giudizio  nonjfia  vile  ,  né  temerario  »  '  ava  mflw 

Fugga  le  perfone  abbiette ,  o  fcreditate,  e  ^  *  ^^^/£ 
foprattutto  iìria  lontano  da  quelle  i  che  fi  ab- 
bandonano a  fcandalofe  licenze  ♦ 

Non  e  da  praticare  quei  Profeflòre  ancor- 
ché ifìfigne  ,  fé  ha  maniere  plebee  ,  e  difap- 
provate  ,  a  cui  non  prema  >  purché  faccia 
la  fua  fortuna,  fé  fia  a  corto  del  fuo  decoro  • 

Ottima  fcuola  eia  Nobiltà  da  cui  tanto 
s' impara  ,  quanto  é  gentile  ;  Ma  ficcome 
non  ¥  è  regola  feiaza  eccezione  ,  dove  il 
Mufico  non  trova  il  fuo  luogo  fé  ne  difco- 
fti  fenza  dolerfene  ,  perché  baftantemente 
parlerà  per  lui  il  fuo  ritiro* 

Se  non  foffe  ricompenfato  da  Grandi  non 
fé  ne  lagni  mai,  poiché  fi  guadagna  poco 
fi  può  perder  molto,  e  non  è  raro  il  cafo  » 
Il  miglior  partito  é  quello  di  più  attenta- 
mente 


gì 

mente  fervidi  per  aver  almeno  il  piacere  * 
o  di  vederli  una  volta  grati  y  o  di  farli  fem- 
pre  più  ingrati  • 

I  miei  lunghi ,   e  raddoppiati  viaggi  mi 
hanno  dato  campo  di  fermarmi  poco  men  y 
che  in  tutte  le  Corti  d'Europa ,  e  gli  efem- 
pli  più  che  le  mie  parole  dovrebbono  per- 
suadere ogni  buon  Cantante  di  vederle  sì  , 
ma  fenza  impegnare  la  libertà  all'  inganno  » 
Locatene  benché  d'oro  non  lafciano d'efler 
catene  ,  e  non  fon  tutte  di  quel  preziofo  me- 
tallo; Oltre  di  che  il  pane  che  vi  fi  tira  co5 
denti  (  quando  non  è  di  farina  de'  Padroni  5 
e  non  fi  regala  bene  i  loro  Fornaj  )  ve  lo  im- 
pattano d5  un  certo  loglio ,  che  lo  fa  parer 
bianco  di  fuori,  ma  dentro  è  cosi  nero  y 
che  fé  non  fi  converte  in  veleno  produce^ 
eifetti  di  tanto  pregiudicio  ,    Che  incanta 
chilo  compra,  accieca  chi  lo  vende,  chi 
lo  mangia  noti  iftudia  più,  inganna  chi  lo 
crede  perpetuo  ,  é  poco  cotto  per  la  falu- 
te  del  corpo  ,  e  troppo  crudo  per  quella-, 
dell'anima  . 

Il  Secolo  della  Mufica  farebbe  già  finito 
fé  i  Cigni  non  faceffero  il  loro  nido  su  qual- 
che Teatro  d2  Italia  ,  o  su  le  fponde  Reali 
del  gran  Tamigi .  O  cara  Londra  !  Su  gli  al- 
tri fiumi  non  cantano  più  come  folcano  con 
ntrjjuA*^        foa ve  dolcezza  la  propria  morte  ?  ma  pian- 

^WU  /  S         '      /  AJ        '  fi00 

idi  '  Jr?f*i>'*  re'h*'^*^  r*J">*J  tec/tà+nw%  #4w 


W     W9VL 


91 

gon  ben  sì  amaramente  quella  d' AUGU- 
STI ,  &  adorabili  PRINCIPI,  da'  quali 
erano  teneramente  amati,  e  (limati.  In^ 
oggi  Alia  res  Sceptrum^alta  Pleéìrum  .  Que- 
llo è  il  folito  corfo  dell'  umane  vicende  ,  e 
per  divino  Decreto  giornalmente  fi  vede  , 
Che  tutto  ciò  che  quaggiù  e  in  moto ,  giun- 
to che  fia  al  fornàio  bifogna  che  per  ne- 
ceffità  declini .  Lafciamo  le  lagrime  al  cuo- 
re, e  fi  parli  di  chi  canta. 

Quello  s' egli  è  prudente  non  dovrà  lafciar 
ufcire  dalla  fua  bocca  fenza  motivo  di  ra- 
gione quelle  affettatiffime  parole  ,  che  dif. 
guftano  ,  e  fono  tanto  in  ufo ,  cioè  Oggi  non 
pofio  cantare ,  fon  raffreddato  morto ,  e  nel 
dirF.  S.  mifcufi^  fi  tofle  un  poco.  Potrei 
atteflare ,  che  nel  lungo  corfo  della  mia  vi- 
ta non  ho  potuto  fentir  mai  da  Vocalifti 
quella  benedetta  verità  Oggi  fio  benerqiim± 
tunque  lafincerità  gli  obbligaffe  di  pubbli- 
carla ;  Rifervano  quella  intempefliva  con- 
feffione  pel  giorno  feguente,  incili  noiu. 
hanno  poi  alcuna  difficoltà  di  dire  Honfono 
fiato  a  miei  dì  così  bene  in  voce  comejeri  ;  E* 
però  vero  ,  che  in  certe  congiunture  non_. 
iblo  è  compatibile,  ma  neceifario  il  prete- 
fio  ,  perchè  a  dirfela ,  V  indifcreta  economia 
di  taluno  che  vuol  fentire  la  Mufica  fé  gli 
coftafse  anche  un  vi  ringrazio  ,  arriva  tant* 

oltre 


94 
oltre  ,  che  crede  obbligati  i  Profeflbri  di 

fervir  fubito  gratis  ,  e  che  il  rifiuto  fia  un* 
ingiuriofa  oflfefa  ,  che  meriti  odio  ,  e  ven- 
detta ♦  Ma  fé  e  legge  Umana ,  e  Divina,  che 
ognuno  viva  delle  fue  onorate  fatiche  ,  qua! 
barbaro  Iftituto  condanna  i  Mufici  a  fervir 
fenza  mercede  ?  O  maledetta  prepotenza  J 
Ofordida  avarizia! 

Un  Cantante  pratico  del  Mondo  diftingue 
5  comandi ,  e  le  maniere  di  comandare  an- 
cora ;  Sa  ricufare  obbligando ,  e  farfi  gloria 
d'ubbidire,  non  ignorando  ,  che  il  più  fino 
intereffato  cerca  talora  di  fervir  fenza  inte- 
reffe . 

Chi  canta  per  defiderio  dì  farfi  onore  già 
canta  bene ,  e  canterà  meglio  col  tempo  ;  E 
chi  nonpenfa,  che  al  guadagno  impara  la_* 
miglior  lezione  per  eìfere  un  povero  igno- 
rante . 

Chi  crederebbe  mai  (  fé  la  fperienza  noi 
facefle  vedere  )  che  la  più  beila  virtù  pre- 
giudicafle  un  Cantore  ?  E  pur  dove  trionfa 
l'ambizione,  o  la  fuperbia  (  innoridifco  a  dir- 
lo )  P  adorabile  umiltà  tanto  più  avviiifce 
quanto  e  più  grande  ♦ 

Farmi  a  prima  viltà  ,  che  la  fuperbia  con 
audace  pofl'effo  ufurpi  il  luogo  all'intelligen- 
za, però  fé  metto  gli  occhiali  ci  vedo  l'igno- 
ranza in  mafchera  ♦ 

La 


9% 

La fuperbia  altro  non  e,  che  un'  artificio 
del  corpo ,  gonfio  dalla  politica  per  nafcon~ 
dere  la  debolezza  dell'ingegno:  Eccono 
P  efempio  ;  Certi  Cantanti  non  farebbon© 
imperturbabili  nella  difgrazia  di  non  poter 
dire  all' improvvifo quattro  note,  fé  colla 
loro  intumidita  malizia  non  fapeflero  dar  ad 
intendere  al  pubblico  a  forza  di  ftrette  di 
fpalie,  d'occhiate  torbide,  e  di  maligno 
voltate  difetta,  che  quegli  errori mafficci^^^^^v^ 
eh'  efli  commettono  fono  delP  Organifta ,  o 
dell'  Orcheftra . 

Per  umiliar  la  fuperbia  bafta  levargli  il  fu- 
mo delPincenfo* 

Chi  canterebbe  meglio  d'  un  fuperbo  fé 
non  fi  yergognaffe  di  ftudiare? 

Chi  s' infuperbifee  a  i  primiapplaufi  fenza 
riflettere  fé  vengono  dalla  forteto  dalla  adu- 
lazione e  pazzo  •  E  fé  crede  di  meritarli  ha 
finito . 

Chi  non  regola  la  fua  voce  a  mifura  del  fi- 
to  dove  canta  deve  correggerti  ,  efìfendo 
grandiffima  balordagine  di  chi  non  diftingue 
un  vafto  Teatro  da  un  Gabinetto  angufto* 

E5  da  biafimarfi  aflai  più  chi  cantando  a 
due,  a  tre  ,  e  a  quattro  copre  la  voce  de* 
Compagni  ,  poiché  fé  non  e  ignoranza  è 
qualche  cofa  peggiore  • 

Tutte  le  conipofizioni  a  più  voci  devom 

caii- 


96 

cantarfi  come  ftanno ,  né  voglion  altr'  arte  ^ 
che  femplice  ,  e  nobile  .  Mi  fovviene ,  o 
mi  fognai  d'aver  fentito  un  famofo  Duet- 
to meffo  in  pezzi  minuti  da  due  Profeflbri 
di  grido  y  impegnati  dalla  emulazione  a 
proporrete  vicendevolmente  a  rifponderfi, 
che  in  fine  terminò  in  una  gara  a  chi  faceva 
più  fpropofiti  • 

La  correzione  degli  amici  accreditati  in- 
fegna  molto  ;  Maggior  profitto  però  fi  rica- 
va dalla  rabbiofa  critica  de5  Malevoli ,  che 
quanto  più  e  intenta  afcoprire  i  difetti  al- 
trui ,  tanto  più  grande  e  il  benefizio  fenz,* 
obbligo  • 

Chiunque  canta  tenga  per  indubitato  , 
che  gli  errori  corretti  dagl'inimici  fono  co- 
sì ben  purgati ,  che  non  lafciano  fegno  al- 
cuno ,  e  tofto  fi  dileguano  dalla  vifta  ,  è 
dalla  memoria  ;  Ma  gii  emendati  da  fé  ,  o 
fi  fanno  incurabili ,  o  reftano  cicatrici  per- 
petue ,  che  minacciano  ad  ogni  momento  di 
riaprirfi . 

Chi  canta  con  applaufo  in  un  luogo  folo 
non  formi  gran  concetto  del  fuo  fapere; 
Cangi  più  volte  Clima  5  e  allora  con  difcer- 
xiimento  migliore  conofcerà  fin  dove  arri- 
va il  fuo  talento  . 

Per  piacere  univerfalmente  la  ragion  dice 
che  fi  deve  cantar  fempre  bene  ;  e  s5  ella-» 

tace. 


91 

tace ,  Y  utile  con  forti  efpreffioni  eforterà 
d'unirfi  al  gufto  (  purché  non  fia  depravato  ) 
di  quella  Nazione  cheafcolta,  e  fpende* 

Se  chi  canta  bene  provoca  l' invidia ,  fé 
canta  meglio  la  confonde  . 

Non  fo  fé  un  perfetto  Vocalifta  poffa_# 
anch'  effere  perfetto  Attore  ,  poiché  la_» 
mente  divifa  in  un5  ifteifo  tempo  da  due 
operazioni  differenti  probabilmente  inclina 
più  all'una  ,  che  all'  altra  ;  Eifendo  però 
affai  più  difficile  di  cantar  bene  che  di  ben 
recitare  y  il  merito  del  primo  prevale  al  fe- 
condo .  Che  bella  felicità  farebbe  di  chi 
egualmente  le  poffedeffe  in  perfetto  grado  ! 

Se  diflì  che  un  Cantante  non  deve  più  co- 
piare, ora  lo  replico  colla  ragione  apprefc 
fo  :  Il  copiare  è  da  Scolaro ,  e  l'inventar  è 
da  Maeftro  . 

Chi  canta  fovvengafi,  che  Poziofa  pigri* 
zia  e  quella  che  copia  ,  e  non  fi  copia  male  , 
che  dall'  ignoranza. 

Prima  ,  che  1'  intelligenza  collo  ftudio 
faccia  un  bravo  Cantore  ,  V  ignoranza  con 
una  copia  fola  ne  fa  mille  cattivi  ;  Però  fra 
quelli  non  v'  è  chi  la  riconofca  per  Precet- 
trice . 

^  Se  tante  e  tante  Cantatrici  (  tra  le  quali 
rifpetto  chi  devo  )  fi  accorgelfero  9  che  per 
copiarne  una  buona  fono  diventate  pefiime  , 

G  non 


98 

non  fi  farebbowo  rìdicolofiflimamente  bur* 
lar  fu  Teatri  colle  loro  affettazioni  predi.* 
mendo  di  cantar  le  Arie  della  medefima  co« 
gli  ftefli  paflì .  Il  loro  inganno  è  così  gran- 
de (quando  non  foffe  de5  loro  Maeftri  )  che 
fi  lafcian  più  tofto  guidare  dalPiftinto  del- 
le pecore,  e  delle  grue,  che  dalla  ragio- 
ne ,  poiché  quella  fa  vedere  ,  che  per  ftra- 
dediverfe  fi  cammina  agli  applaufi ,  e  cogli 
cfempli  paflati ,  e  prefenti  fa  anche  in  oggi 
ii  "  tj  fentire  ,  che  due  Donne  non  farebbono 
^{T        .  '  egualmente  fublimi  fé  una  copiafie  l'altra* 

■■  cH,Jfiwd  Se  la  convenienza ,  che  fi  deve  al  bel  Seflò 

non  gli  perdona  Tabufo  di  copiare  allorché 
pregiudica  alla  Profeflìone,  cofa  dovrà  dirfì 
mai  della  debolezza  di  que'  Vocalifti  5  che 
in  vece  d' inventare  copiano  non  folo  lo 
Arie  intere  degli  Uomini  ,  ma  ancho 
quelle  delle  Femmine  ?  O  gran  cecità 
che  toglie  il  lume  al  buon  fenfo  !  Supporta 
un'  impofiibile ,  cioè,  che  un  Cantante  ar- 
ri vaffe  a  copiare  in  maniera  ,  che  non  fi 
conofeeffe  l'originale ,  crederebb*  egli  forfo 
di  poter  attribuirli  un  merito  che  non  è 
fuo ,  e  di  ftar  fulle  gale  cogli  abiti  altrui 
fenza  temer  di  reftare  ignudo  ? 

Chi  fa  copiare  nella  Mufica  non  piglia-* 
altro  che  il  Difegno,  perché  queir  orna^ 
mento  che  fi  confiderà  con  ammirazione 

fin- 


99 

finché  gli  e  naturale,  perde  immediatamente 
lafua  bellezza  fé  gli  e  artificiale  • 

L'artificio  più  degno  d' un  Profeflòre  de- 
ve imitarfi,e  non  copiarfi;  A  condizione  an- 
cora che  non  Tornigli  né  men  per  ombra  al- 
l' originale,  altramente  in  vece  d'unabeL- 
la  imitazione  diventa  una  copiacela. 

Non  fo  decidere  fé  fia  più  da  fprezzarfi  chi 
non  può  imitar  fenza  caricature  chi  canta 
bene ,  o  chi  non  imita  bene  fé  non  chi  canta 
male  • 

Se  molti  Cantori  fapeffero  ,  che  la  catti*, 
va  imitazione  è  un  mal  contaggiofo,  che 
non  fi  attacca  a  chi  ftudia ,  il  Mondo  non 
farebbe  ridotto  air  infelicità  di  non  poter 
vedere  in  un  Carnovale  altro  che  un  Teatro 
provvido  d'  ottimi  Soggetti  fenza  fperanza 
di  vicino  rimedio.  Suo  danno;  Impari  di 
lodare  il  merito  >  e  di  non  confettar  il  bia- 
simo ,  per  fervirmi  d' un  vocabolo  modefto . 
Chi  non  fa  rubare  il  Tempo  cantando,  non 
fa  comporre ,  né  accompagnarfi ,  e  refta  pri- 
vo del  miglior  gufto ,  e  della  maggiore  in- 
teiiigenza . 

Il  rubamento  di  Tempo  nel  patetico  e  un 
gloriofo  latrocinio  di  chi  canta  meglio  degli 
altri 5  purché  l'intendimento ,  e  l'ingegno 
ne  facciano  una  bella  reftituzione  . 

Efercizio  non  men  necelfario  di  quello  é 
G  z  lo 


1 


Io  ftudio  mellifluo  del  Portamento  di  voce 
fenza  di  cui  ogni  applicazione  è  vana_*  » 
Chi  ne  pretende  l' acquifto  oda  i  precetti 
del  cuore  più  che  quelli  dell'  arte  » 

O  gran  Maeftro  e  il  Cuore  !  Ditelo  voi 
Cantori  amatiflimi ,  e  dite  per  obbligo  di 
'      gratitudine ,  Che  non  farefte  i  primarj  della 
w}w  wt.      i>rofeflìone  fe  non  fofìe  fuoi  Scolari  ;   Dite  , 
>-  Che  in  poche  lezioni  ei  v'  infegnò  Y  efpref- 

(iva  più  bella  ,  il  gufto  più  fino,  V  azione  più 
nobile  ,  e  l'artificio  più  ingegnofo  :  Dits^ 
(benché non  fia credibile  )  Che  corregge  i 
difetti  della  natura  ,  poiché  raddolcisce  la 
voce  afpra ,  migliora  la  mediocre ,  e  per- 
feziona la  buona  :  Dite  ,  che  quando  can- 
ta il  cuore  voi  non  potete  mentire ,  né  la_^ 
verità  ha  maggior  forza  di  perfuadere  :  E 
pubblicate  in  fine  (  giacché  non  poifo  dirlo 
io  )  Che  da  lui  folo  imparafte  quel  non  so 
che  d  ignoto  foave  che  fottilmente  palfa  di 
vena  in  vena  ,  e  trova  l'anima. 

Ancorché  la  ftrada  del  cuore  fia  lunga-.  ^ 
fcabrofa,  e  cognita  a  pochi,  nondimeno  le 
fue  difficultofe  oppofizioni  non  fono  ino- 
perabili da  chi  non  fi  ftanca  di  ftudiaire  • 

Il  primo  Vocalifta  del  Mondo  ftudia  fem- 
pre ,  e  tanto  ftudia  per  mantenerfi  il  con- 
cetto quanto  facea  per  acquiftarfelo . 
Per  arrivare  a  quel  gloriofo  fine  ognun  fa 

che 


IO! 

che  non  v'  è  altro  mezzo  che  Io  Audio  ,  ma 
non  bafta;  Bifogna  anche  faper  come,  e 
da  chi  fi  deve  ftudiare . 

Ci  fono  in  oggi  tanti  Maeftri  quanti  fono 
i  Profeifori  di  tuttala  Mufica  in  generale; 
Ciafcheduno  infegna,  non  già  i  primi  Ele- 
menti (  Dio  guardi  )  quefti  ferifcono  nella.» 
parte  più  fenfitiva  l'ambizione;  Parlo  adeifo 
di  chi  prefume  di  far  il  Legislatore  nell'arte 
più  finita  del  Canto  ;  E  ci  maraviglieremo 
fé  'Ibuongufto  fi  perde,  e  fé  la  Profeflione 
va  in  precipizio?  Si  dannofa  temerità  regna 
egualmente  in  chi  aprendo  la  bocca  pepfa 
di  cantare  come  ne5  Sonatori  più  infimi  ,  i 
quali  benché  non  abbiano  faputo,  né  canta- 
to mai  pretendono  dì  perfezionare,  non  che 
<P  iftruire  ,  e  trovano  de' goffi  che  fé  ne  lu- 
iingano  •  Gli  Strumentila  poi  di  credito  s* 
immaginano  ,  che  i  bellifiimi  Fallì  delle  loro 
dita  facciano  per  la  voce  il  medefimo  effet- 
to ,  e  non  fon  più  quelli  ♦  Io  farei  forfè  il 
primo  a  condennare  il  troppo  ardire  di  que- 
lla findicatrice  libertà  fé  foffe  diretta  ad  of- 
fendere que'  Cantanti ,  e  Sonatori  degniffi- 
mi,  che  fanno  cantare,  e  infegnare  ;  Ma 
lalafcio  correre,  perché  la  fua  intenzione 
fé  n5  va  dirittamente  a  correggere  la  petu- 
lanza di  chi  non  é  capace  con  quelle  poche 
parole  jJgequgà  ftgif$  che  dicono  a  chi  non 

Q  %  In- 


102 

intende  il  latino  ;  Tu  ftudia  di  folfeggiare  ^ 
è  tu  di  fonare  il  tuo  Strumento . 

Se  talvolta  fuccede ,  che  un  cattivò  Iftrut- 
tore  faccia  un'  ottimo  Allievo ,  allora  gli  e 
incontraftabile,  che  il  dono  naturale  di  chi 
ftudia  fia  maggiore  della  infufficienza  di  chi 
infegna  ,  e  non  è  da  ftupirfene  ,  perché  fé 
di  tempo  in  tempo  non  fi  fuperaflero  anche 
5  migliori  Maeftri,  le  Arti  più  belle  fareb- 
bono  già  fepolte . 

A  molti  parrà ,  che  ogni  perfetto  Voca- 
lifta  debba  eflere  perfetto  Infegnatore  anco- 
ra ,  e  non  e  così ,  imperciocché  quel  fuo  in- 
tendimento (  quantunque  grande  )é  infufli- 
ftente  fé  non  é  accompagnato  da  una  facile 
comunicativa ,  da  un  metodo  addoflato  al- 
l'abilità  di  chi  cerca  d' imparare  ,  da  qual- 
che cognizione  di  Contrappunto,  dallr  iftrui- 
re  in  modo  che  non  fi  conofea  la  lezione  ,  e 
dall'  ingegnofo  talento  di  feoprire  il  forte  , 
e  di  coprir  il  debole  di  chi  canta ,  che  fono 
i principali,  e  i  più  neceffarj  infegnamenti . 

Un  Maeftro  che  le  fuddette  qualità  pof- 
fegga  può  infegnare .  Con  effe  invita  il  de- 
siderio allo  ftudio  :  Colle  ragioni  corregge 
gli  errori  ;  E  cogli  efempli  incita  ilguftoad 
imitarlo . 

Ei  fa  ,  che  tanto  difpiace  la  fterilità  degli 
ornamenti  quanto  l'abbondanza^  non  igno- 

i*an- 


rando  ,  che  un  Cantore  fa  languir  col  poco  , 
ed  annoja  col  troppo  ;  Anzi  di  quefti  due  di- 
fetti odierà  più  il  primo ,  benché  offenda-* 
nieno,elfendo  più  facile  il  fecondo  ad  emen- 
darli • 

Non  avrà  ftima  alcuna  di  chi  non  ha  mi- 
gliore artificio  ,  che  i  Paffaggi  digrado,  e 
dirà  ,  che  abbellimenti  di  quella  fatta  ,  che 
con  giuda  comparazione  chiamanfi  Razzi 
fono  per  i  Principianti  • 

Lo  fteflfo  farà  di  chi  penfa  di  far  ifvenire 
gliafcoltanti  con  nna  languidezza ,  paflan- 
do  di  fua  invenzione  dalla  terza  maggiore 
del  Baffo  alla  minore  « 

Dirà,  che  quel  Cantante  è  fiacco,  quando 
Infegna  in  Teatro  di  fera  in  fera  tutte  le  fue 
Arie  all'Udienza,  che  per  fentirle  fempre 
fenza  la  minima  variazione  non  ha  difficoi-* 
tà  d' impararle  a  mente . 

Lo  fpa venterà  V  ardito  coraggio  di  chi 
troppo  s'ingolfa  con  poca  pratica  ,  e  meno 
ftudio  di  Nautica  unificale,  poiché  all'ofcu- 
rarfi  dell'aria  perde  la  tramontana  ,  e  lon- 
tano dal  Porto  chiede  ajuto  per  falvariì>cor- 
xendo  grandiffinio  pencolo  di  naufragare  fé 
non  e  foccorfo  • 

Non  loderà  chi  prefume  di  cantar  duo 
terzi  d'Opera  da  fé  con  ferma  promeffa  di 
non  iftufar  mai  5   come  fé  gli  foffe  con* 

G  4  ceffo 


io4 
<eflb  quaggiù  il  privilegio  divino  di  piacer 
fempre  •  Quello  non  fa  i  primi  principi  del- 
la canora  politica,  ma  glie  V  infegnerà  ii 
tempo.  Chi  canta  poco  ,  e  bene,  canta.* 
beniffimo . 

Si  riderà  di  chi  s' immagina  di  foddisfare 
il  pubblico  colla  magnificenza  dell'abito, 
fenza  riflettere,  chela  pompa  ingrandifce 
egualmente  il  merito  ,  e  F  ignoranza  •  I 
Vocalifti ,  che  non  han  altro ,  che  la  fac- 
ciata pagano  agli  occhi  quel  debito,  che 
contratterò  coli'  orecchie . 

Non  fentirà  fenza  naufea  l' inventato  ftile 
emetico  di  chi  canta  a  onda  di  Mare  provo- 
cando le  note  innocenti  con  villane  fpinte 
di  voce  ;  Difetto  difguftofo  ,  e  incivile  , 
però  eflendo  venuto  anch'  elfo  di  là  da  Mon- 
ti paflaper  rarità  moderna . 

Si  ftupirà  del  Secolo  incantato  in  cui  molti, 
e  molte  fi  fanno  pagar  bene  per  cantar  male  * 
Se  la  Moda  aveffe  buona  memoria  non  a- 
yrebbe  forfè  piacer  di  ricordarfi  ,che  vent* 
anni  fono  chi  cantava  mediocremente  rap- 
prefentava  fu*  Teatri  di  fecondo  rango  un_* 
niifero  Perfonaggio  ,  e  in  oggi  gP  imboccati 
come  i  Papagalli  tesorizzano  fu  i  primi . 

Biafimerà  alfaipiù  l'ignoranza  negli  Uo- 
mini per  T  obbligo ,  che  hanno  di  ftudiar  più 
delle  Donne  • 

Non 


I05 

Non  (offrirà  chi  a  distruzione  dei  Tempo 

cerca  d'imitarle  per  acquiftarfì  il  nome  di 
Moderno. 

Si  maraviglierà  di  quel  Cantore ,  cho 
avendatma  profonda  intelligenza  dèi  Tem- 
pò  non  fa  poi  fervirfene  per  non  efferfi  ap- 
plicato mai  allo  ftudio  di  comporre  y  né  d' 
accompagnarli.  L'inganno  gli  fa  crede- 
re ,  che  per  e  fiere  Uomo  grande  il  can- 
tar franco  bafti ,  e  non  fi  avvede ,  che  la 
maggior  difficultà  ,  e  tuttala  bellezza  della 
Profdfione  confitte  in  ciò ,  che  ignora  ;  Gli 
manca  quell'  arte ,  che  infegna  di  guadagna, 
re  il  Tempo  per  faperlo  perdere ,  che  è  uri^ 
frutto  del  Contrappunto ,  ma  non  cosi  fapo- 
rito  come  quello  di  faperlo  perdere  per  ri- 
cuperarlo  :  Produzione  ingegnofa  di  chi  in- 
tende la  compofizione  ,  e  di  chi  ha  miglior 
gufto. 

Gli  difpiacerà  V  imprudenza  di  chi  fa  tra- 
durre ili  latino  le  parole  dell'  Arie  più  lubri- 
che del  Teatro  per  cantare  i1  iftefia  Mufica_* 
con  appiaufo  in  Chiefa  ,  come  fé  tra  l' uno  > 
e  l'altro  ftile  non  vi  foflfe  differenza  alcuna  y 
e  conveniflero  a  Dio  gli  avanzi  delle  Scene. 

Cofanon  dirà  egli  di  chi  ha  trovato  1'  ar- 
tificio prodigiofo  di  cantar  come  i  grilli  > 
Chi  iì  farebbe  mai  fognato  prima  della  Mo- 
da ,  che  dieci  ,  o  dodici  crome  in  fila  fi  pò* 

G  5  tef- 


io6 

teflero  tritolare  a  una  a  una  con  un  certo  tré- 
nior  di  voce  y  che  pafifa  da  poco  tempo  in_a 
qua  fotto  nome  di  Mordente  frefco  ? 

Più  forte  impulfo  però  lo  sforzerà  a  dete- 
ftar  1'  invenzione  di  rider  cantando  ,  o  di 
cantar  come  le  galline  quando  han  fatto 
l'uovo*  Vi  faranno  altri  animalucci  degni 
d'  effere  imitati  per  metter  fempre  più  in  ri- 
dicolo la  Profeffione  ? 

Difapproverà  il  maliziofo  ripiego  d'  un 
accreditato  Vocalifta  y  allorché  in  Teatro 
parla ,  o  ride  co*  fuoi  Compagni  per  far  cre- 
dere al  pubblico ,  che  non  e  degno  della  fua 
attenzione  uno ,  o  una  ,  che  comincia  a  pro- 
durli ,  e  che  fta  cantando  la  fua  prima  Aria 
di  cui  però  ne  teme  ,one  invidia  gli  ap- 
plaufi . 

Non  potrà  tollerare  la  vanità  di  quel  Can- 
tante, che  pieno  di  fé  fteffoper  quel  poco  5 
che  imparò  s'  afcolta  con  tanto  diletto ,  co- 
me fé  andaife  in  ella  fi .  Idolatra  di  fé  medèfi- 
mo  5  è  tiranno  d'  intenzione  con  tutto  il  Ge- 
nere Umano  pretende  d'impor  illenzio,  e 
maraviglia ,  e  che  la  fua  prima  nota  dica  all' 
Udienza  Afcolta ,  e  muori  j  Quefta  ,  che^ 
vuol  vivere  fenza  curarti  di  fentirlo  parla  for- 
te y  e  forfè  poco  ben  di  lui  •  Crefce  intanto 
alla  fecond'  Aria  il  tumulto  ,  che  finalmente 
diventando  maggiore  alla  terza  ci  fé  lo  figu- 
ra 


107 

ra  un  torto  manifefto  ,■  e  In  vece  di  gaftigare 
la  Tua  mal  concepita  oftentazione  collo  Au- 
dio maledice  il  gufto  depravato  dì  quella-^ 
Nazione,  che  non  loftima,  e  minacciando- 
la di  non  tornarvi  mai  più  y  V  orgogliofo  fé 
ne  confola  • 

Si  burlerà  di  chi  non  vuol  recitare  fé  non 
fceglie  il  libretto  ,  e  il  Compofitore  a  fuo 
piacere,  colla  condizione  ancora  di  noiu* 
cantar  mai  in  compagnia  del  tale,  né  fenzat 
la  quale» 

Con  fimile  derisone  oflerverà  cert'  altri  % 
che  con  una  umiltà  peggior  della  fuperbia 
vanno  di  palchetto  in  palchetto  raccogliendo 
le  Iodi  più  illuftri  fotto  preteso  di  profondo 
oflequio,  e  la  (era  feguente  diventano  più^fa- 
migliari  ,  che  P  Epiftole  di  Cicerone*  V  u- 
miltà  ,  e  la  mpdeftia  fono  le  più  belle  virtù 
dell'animo,  ma  però  fé  non  fono  accompa- 
gnate da  un  pò  di  decoro  fi  alfomiglianp  alP 
ipocrifia  » 

Non  formerà  gran  concetto  dì  chi  non  fi 
contenta  della  Parte  ,  e  non  P  impara  mai  ; 
Di  chi  non  canta  fenza  inchiudere  in  ogni 
Opera  un'  Aria  y  che  porta  fempre  in  tafea  : 
Di  chi  regalai!  Maeftro  per  aver  un'  Aria^^ 
comporta  per  un'  altro  ;  Di  chi  ftudia  una 
quantità  di  cofe  inutili ,  e  trafeura  le  piuim* 
portanti  ;  Di  chi  a  forza  di  raccomandazi©- 

G  é  ni 


io» 

ni  ingiufte  fi  fa  burlar  col  Corettore:  Di 
chinondiftendela  voce  in  odio  del  pateti- 
co; Di  chi  galoppa  per  feguir  la  Moda;  e 
di  tutti  i  più  cattivi  Vocalici  >  perché  fon,* 
quegli  appunto  y  che  la  corteggiano  (  non 
conofcendo  il  forte  )  per  impararne  il  de- 
bole» 

Non  troverà  in  fomma  degno  di  merito, 
che  quel  Cantore  corretto ,  che  efeguifce 
con  abbondanza  di  ripieghi  particolari  ciò, 
che  gli  detta  V  intelligenza  all'  improvvifo, 
fapendo  ,  che  un  Profeffore  di  primo  grido 
non  può  (benché  voleffe  )  replicar  un5  Aria 
cogli  fteifi  Pafli .  Chi  canta  premeditato  già 
ftudiò  la  fua  lezione  a  Cafa  • 

Dopo  d5  aver  emendati  diverfi  altri  abufì , 
e  difetti  in  vantaggio  di  chi  canta  ,  egli  ri* 
tornerà  con  più  forti  ragioni  a  perfuaderlo 
di  ricorrere  alle  regole  fondamentali  5  acciò 
gi'infegnino  d5  operare  fui  Baffo  andando 
con  ficuri  ,  e  mifurati  pafli  da  un  intervallo 
all'altro  fenza  timor  di  cadere.  Se  poi  il 
Cantante  gli  diceffe ,  Signore  voi  vi  affatica- 
te indarno,  La  cognizione  degli  errori  non 
bafta,  ho  bifogno  d5  altri  documenti,  che 
di  parole  ,  e  non  fo  dove  impararli  orche 
T  Italia  mi  fembra  fcarfa  di  buoni  Iftruttori  ; 
Allora  ftrignendofi  nelle  fpalle,  più  co'  fo- 
fpiri  ,  che  colla  voce  gli  rifpoaderà  ;  Che 

fé 


fé  pei4 1*  avvenire  i  Vocaliftl  non  beveifero 
la  Mufica  col  latte ,  o  non  foflero  inneftati 
come  i  virgulti  ei  proccuri  d'  apprenderli 
dai  migliori ,  che  cantano  (  tra7  quali  vi  é 
fempre  il  più  cofpicuo  )  oflervando  fpecial- 
mente  due  Donne  di  merito  fuperiore  ad 
ogni  lode  ,  che  ajutano  anch'  effe  a  foftener 
in  oggi  con  forza  eguale,  e  con  differente 
fèlle  la  vacillante  Profeffione,  affinché  dalla 
decadenza  non  vada  fi  tofto  in  rovina.  Una      f  - 

è  inimitabile  per  privilegiato  dono  di  can-  t^ti*^'**1** 
tare  ,  ed'  incantar  il  Mondo  con  una  pro- 
digiofa  felicità  di  efeguire,  e  con  un  certo 
brillante  {ingoiare  ,  e  guftofo  che  inven- 
tato (  non  so  fé  dalla  natura  ,  o  dall'  arte  ) 
piace  in  eccello  .  La  nobiltà  del  cantabile 
amorofo  dell'  altra  unita  alla  dolcezza  d'una       /o  , 

belliffima  voce,  ad  una  perfetta  intonazio-  (sW0faf4*~ 
ne,  al  rigor  di  Tempo,  &  alle  produzioni 
pellegrine  dell'ingegno  fono  doti  così  par- 
ticolari quanto  difficili  ad  imitarli  •  Il  pa- 
tetico di  quefta ,  e  l'allegro  di  quella  fono  le 
qualità  più  mirabili  sì  nell'  una  che  nell'al- 
tra •  Che  bel  mifto  fi  farebbe ,  fé  l'ottimo  di 
t}uefte  due  angeliche  Creature  potette  unir^ 
vi  in  un'oggetto  folo  !  Ma  non  perdiamo 
diviftailMaeftro. 

Quefti  intanto  continuerà  col  fuo  zelo ,  e 
con  evidenze  infallibili  a  far  conofeere ,  che 

l'ar- 


no 
r  artificio  d'un  Profefiore  non  e  mai  più  gra- 
to ,  che  quando  inganna  gP  afcoltanti  con 
dolciffime  forprefe  ;  Onde  lo  configlierà  di 
ricorrere  ad  una  fimulata  innocenza ,  che 
faccia  credere ,  che  tutto  lo  ftudio  in  quel- 
la fua  candida  purità  confida  . 

Allor  poi  che  l'Udienza  non  fpera  di  fen- 
tir  altro  (  e  per  così  dire  )  s  addormenta ,  in 
quello  fteflb  momento  lo  eforterà  di  Sve- 
gliarla con  un  Paflb  . 

Defta  che  fia  5  gli  ordinerà  di  ritornare  al- 
la Tua  finta  femplicità ,  ancorché  non  fia  più 
capace  di  deluder  chi  Tode,  poiché  con  im- 
pazienza curiofa  già  afpetta  il  fecondo,  e  di 
mano  in  mano  gli  altri  • 

Lo  iftruirà  con  un'ampia  ,  e  neceflaria  de- 
fcrizione  della  quantità  e  qualità  de'  Paffi 
per  provvederlo  di  lumi ,  di  regole ,  e  di 
profitto . 

Qui  dovrei  inveire  (  non  pere  quanto  ba- 
fìaflfe)  contra  V  infedeltà  della  mia  memo- 
ria ,  che  non  ha  faputo  confervar  vive ,  co- 
me dovea,  tutte  quelle  preziofe  prerogati- 
ve y  che  un  Valentuomo  limile  mi  fcoprì  ne* 
Paflì ,  e  mi  riduce  l'ingrata  con  fornaio  mio 
rammarico,  e  forfè  con  pregiudizio  altrui  » 
alla  mortificazione  di  non  poter  pubblicale 
che  quefte  poche  che  mi  fono  reftate  impref- 
fe  (  mifero  avanzojche  anderò  qui  notando  » 

"DE1 


Ili 

D   E' 

'PASSI. 

ESfendo  il  Paflb  il  più  lodevol  parto  di 
chi  fa  cantare ,  e  la  delizia  più  cara  di 
chi  lo  conofce  ,  e  d'  uopo  ,  che  la  niente^ 
d*  un  Cantore  fia  tutta  intenta  ad  imparar 
l'arte  di  produrlo. 

Sappia,  che  cinque  fono  le  qualità  prin- 
cipali, che  unite  infieme  lo  formano  mira- 
bilmente perfetto ,  e  fono  Intelligenza  ,  In- 
venzione, Tempo,  Artificio,  eGufto. 

Cinque  fono  parimente  le  grazie  fubalter- 
ire  difpofte  per  adornarlo ,  cioè  Appoggia- 
tura ,  Trillo ,  Portamento  di  voce ,  Scivolo  , 
e  Strafcino . 

Le  quahità  principali  infognano  * 

Che  il  Paflb  non  può  concepirli ,  che  da-* 
una  profonda  INTELLIGENZA . 

Chenafce  dalla  rara  ,  e  (ingoiar  INVEN- 
ZIONE della  bellezza  del  penderò  ,  allor- 
ché fi  allontana  da  ciò  ,  che  è  famigliare ,  e 
comune  • 

Che  ammaeftrato  da  rigorofi  ,  ma  degni 

pre- 


IT2 

precetti  del  TEMPO  non  può  ufcir  mai  dal- 
le  fue  regolate  mifurefenza  perdere  la  pro- 
pria eftimazione  • 

Che  guidato  dal  più  finito  ARTIFICIO 
fui  Bailo  ivi  (e  non  altrove)  ei  trova  il  fuo 
centro  ;  Ivi  fcherza  con  diletto  ,  e  innafpet- 
tato  innamora . 

Che  non  è  concedo  ,  che  alla  efquifitez- 
za  del  GUSTO  più  fino  il  piacere  immenfo 
d1  accompagnarlo  Tempre  con  quel  foave 
Portamento  di  voce ,  che  incanta  • 

Dalle  qualità  accejforie  ?  '  impara . 

Che  il  Paffo  fia  facile  in  apparenza ,  acciò 
univerfalmente  alletti . 

Che  fia  difficile  in  foftanza ,  affinché  fi  am- 
miri V  intendimento  dell'  Inventore. 

Che  fia  egualmente  efeguito  dall' efprefli- 
va  delle  parole ,  che  dall'  arte  • 

Che  fia  fcivolato  ,  o  ftrafcinato  nel  pateti- 
co ,  perchè  faccia  miglior  effetto  ,  che  bat- 
tuto. 

Che  non  fia  conofciuto  per  ifttìdiato  fé 
pretende  di  non  efler  negletto . 

Che  fia  raddolcito  col  piano  nel  patèti- 
co ,  e  farà  più  guftofo  • 

Che  nelT  allegro  fia  accompagnato  tal- 
volta dal  forte  5  e  dal  piano  così ,  che  ven- 


"3 

ga  a  formare  una  fpecie  di  chiarofcuro  ♦ 

Che  fia  riftrdtto  in  poche  note  aggruppa- 
te ,  acciocché  piaccia  più  che  vagante. 

Che  in  fito  fpaziofo  di  Tempo  fia  propa- 
gato in  molti  (  fé  lo  confente  il  Baffo  )  con 
obbligo  al  Cantore  di  foitenerrimpegnodel 
primo  motivo  ,  affinché  la  fua  capacità  fia 
palefe. 

Che  fia  ben  fituato  ,  altramente  fuor  del 
fuo  nicchio  difgufta  . 

Che  fia  piuttofto  lontano  dagli  altri  Pafli 
che  vicino  ,  fé  vuol  effer  diftinto  • 

Che  fia  prodotto  più  dal  cuore  ,  che  dal- 
la voce  per  infinuarfi  più  facilmente  nelP 
interno . 

Che  non  fia  efeguito  fu  la  feconda,  è 
quarta  vocale  quando  vanno  pronunziato 
fìrette ,  e  molto  meno  fu  la  terza  ,  e  quinta  • 

Che  non  fia  copiato  fé  non  vuol  elfer  dif- 
forme . 

Che  fia  rubato  fui  Tempo  acciò  diletti 
P  anima. 

Che  non  fia  replicato  mai  nel  medefimo 
luogo,  particolarmente  nelP  Arie  pateti- 
che, poiché  fono  le  più  olfervate  dagP  in- 
tendenti . 

Efoprattuto,  che, fia  migliorato,  e  non 
deteriorato  nel  cambio. 

Molti  Profeflori  fono  d'opinione,  che 

nel 


"4 

nel  numero  de'Paffi  non  vi  fìa  luogo  per  il 

Paffaggio  battuto  ,  fé  non  fofle  in  compa- 
gnia di  qualcheduno  de'  fuddetti  abbelli- 
menti ,  o  interrotto  da  Sincope  9  oda  di- 
vers'  altri  guftofi  accidenti . 

Ma  e  ormai  tempo  3  che  fi  parli  della  bel- 
lezza dello  ftrafcino5  che  fé  '1  patetico  tor- 
nafle  ai  Mondo  un  Cantore  fappia  cono- 
fcerlo  .  La  fpiegazione  farebbe  più  facile  a 
capirti  dalla  Mufica,  che  dalle  parole  fé  lo 
Stampatore  non  avefle  molta  difficultà  d* 
imprimer  poche  note  ;  Nulladimeno  cer- 
cherò alla  riieglio  che  polfo  di  farmi  inten- 
dere. 

Quando  fui  movimento  eguale  d'un  Bak 
fo  ,  che  lento  cammini  di  croma  in  croma 
un  Vocalifta  mette  la  prima  voce  fugli  acu- 
ti ftrafcinandola  dolcemente  al  grave  col 
forte  ,  e  col   piano   quafi  fempre  di  gra- 
do con  difuguaglianza  di  moto  ,  cioè  fer- 
mandoci più  fu  qualche  corda  di  mezzo ,  che 
fu  quelle  che  principiano  ,  o  finifcono  lo 
ftrafcino  ,  ogni  buon  Mufico  crede  per  in- 
dubitato ,  che  nel!'  arte  migliore  del  Canto 
non  vi  fia invenzione,  néftudio  più  atto  a 
toccar  il  cuore  di  quefto  5  purché  fia  però 
formato  dalla  intelligenza,  e  dal  Portamen- 
to di  voce  fui  Tempo ,  e  fui  Baffo  •  Chi  ha 
Hlaggio*  dilatazione  di  corde  ha  più  vantag- 
gio, 


ii5 

£io  ,  poiché  quefto  vago  ornamento  tanto 
più  e  mirabile  quanto  più  grande  e  la  Tua 
caduta.  In  bocca  d'un  famofo  Soprano, 
che  fé  ne  ferva  di  rado  diventa  un  prodigio  j 
Ma  fé  tanto  piace  allorché  difcende,  al- 
trettanto difpiacerebbe  afcendendo  • 

Intendere,  o  dilettiffimi  Cantanti ,  che 
ftudiate  ?  Quefta  a  un  dì  preiTo  era  la  Scuo- 
la di  que'  Profeilòri,  che  per  ifcherno  gì* 
inetti  chiamano  Antichi.  Oflervatene  efat- 
tamente le  leggi ,  difaminatenecon  rigore  i 
precetti ,  e  fé  la  prevenzione  non  v'  ingom- 
bra V  intelletto  vedrete ,  clv  ella  infegnava 
d' intonare ,  di  metter  la  voce ,  di  far  fentir 
le  parole,  cTefprimere,  di  recitare,  diefe- 
guir  fui  Tempo  ,  di  variar  fui  moto  ,  di 
comporre  >  e  di  ftudiar  il  patetico  ove  folo 
trionfa  ilgufto,  e  V intelligenza;  Mettete- 
la in  confronto  colla  voftra ,  e  quando  i  do- 
gmi della  fuddetta  non  baltaffero  ad  iftruir- 
vi ,  imparate  dalla  Moderna  il  redo. 

Se  poi  le  mie  efortazioni,  legitime  figlie 
del  zelo  5  non  aveflero  appreflb  di  voi  credi- 
to alcuno  fui  rifleifo  ,  che  i  configli  degi5  in- 
feriori non  fi  afcoltano,  fappiate,  che  chi 
ha  facoltà  di  penfare  può  una  volta  in  fef-  ^ 
fant'  anni  penfar  bene .  E  quando  mai  v*  im- 
maginafte  ,  c|ie  foifero  troppo  parziali  de' 
tempi  andati  y  allora  (purché  non  vi  tremai 

fé 


n6 

fé  la  mano)  vi  pervaderei  di  pefare  con  giu- 
da lance  i  voftri  più  rinomati  Vocalifti  (che 
fìimate  moderni ,  e  non  lo  fono ,  che  nelle 
Cadenze)  edifingannati  fcorgerefte  in  eflì, 
in  vece  d' affettazioni  9  d;  abufi  ,  e  d' errori  5 
che  cantano  fecondo  que"  forti  infegnamen- 
ti,  che  guidano  il  diletto  nel  più  interno 
dell'animo  r  e  che  il  mio  cuor  penfava  d'aver 
già  meffonel  numero  delle  fue  felici  memo- 
rie. Confittateli  come  ho  fatt'  io  ,  e  colla 
verità  fui  labbro  apertamente  vi  diranno  , 
Che  vendono  le  loro  gioje  dove  fon  cono- 
sciute; Che  la  Moda  non  e  fra  gli  Uomini 
diftinti  ;  E  che  in  oggi  fi  canta  male  ♦ 

Pochi  sì ,  madegniflimi  Cantori  abbiamo 
anche  adeflb  i  quali  paffato,  che  fia  il  bol- 

flore  della  loro  gioventù  infegneranno  per 
cth4u*n*?~  obbligo  di  confervare  alla  bella  Profeifione 
il  fuo  fplendore ,  e  per  lafciare  a5  pofterì  un' 
eterna,  e  gloriofa  fama  delle  loro  fatiche. 
Io  ve  li  moftro  a  dito  >  affinché  errando  non 
vi  manchi ,  né  modo  di  correggervi ,  né  for- 
tuna di  fentire  in  ogni  lezione  un'  Oracolo . 
Dal  che  ho  giufto  motivo  di  fperare,  che  il 
vero  buon  gullo  nel  Canto  non  debba  finir  , 
che  col  Mondo . 

Chiunque  arriva  a  comprendere  ciò ,  che 
glie  flato  da  quefte,  e  da  molt'  altre  Oifer- 
vazioni  dimoftrato  non  ha  più  bifogno  di  Iti- 
melo 


H7 
molo  per  iftudiare .  Sollecitato  dal  defide- 
rio  corre  all'amato  Strumento  ,  indi  a  forza 
d'applicazione  capifee ,  che  di  tutto  quel- 
lo ,  che  imparò  non  ha  ragione  di  foddisfar- 


1 


fi .  Fa  nuove  feoperte  inventando  Paffi  ,  fra'  //t 
quali  dopo  Tevere  ,  e  ben  ponderate  compa-  J^/^  *Ù 
razioni  fceglie  il  migliore,  di  cui  fé  ne  coPaI- 
piace  finche  per  tale  Io  confiderà  ;  Ma  va_# 
tanto  raffinando  l' ingegno ,  che  ne  trova  di% 
verfi  fempre  più  meritevoli  del  fuo  affetto, 
e  della  fua  ili  ma  ;  Paffa  da  quelli ,  in  concia- 
fione  ,  ad  un  numero  poco  men  ,  che  infini- 
to di  Palli  mediante  i  quali  egli  apre  la  mente 
in  modo,  che  i  tefori  più  reconditi  dell'  ar- 
tificio ,  e  più  lontani  dalla  fua  immaginazio- 
ne fé  gli  prefentano  così  volontari,  che  fé 
la  fuperbia  non  lo  accieca,  fé  lo  lludio  non 
lo  anno  ja  ,  e  fé  la  memoria  non  lo  tradifee 
accrefeerà  ornamenti  al  Canto  con  un  meto- 
do che  farà  fuo,  che  e  l'unico  oggetto  di 
chi  cerca  i  maggiori  applaufi . 

Uditemi  finalmente  per  voftro  profitto ,  o 
giovani  Cantanti .  Gli  abufi,  i  difetti,  egli 
errori  dame  divolgati  in  queite  Offervazio- 
ni  ,  e  ingiuftamente  addofsati  al  moderno 
Stile  erano  quafi  tutti  miei ,  e  perché  erano 
miei  non  era  facile,  che  li  poteffi  conofeere 
ful  fior  di  quegli  anni,  in  cui  la  mia  cieca..* 
opinione^on  tiranna  potenza  mi  faceva  cre- 
dere 


n8 

dere  d'  eflereun'  Uomo  ìnfigne  •  In  età  poi 
matura  il  pigro  difmganno  arriva  troppo 
tardi*  So  d'aver  cantato  male  3  e  piaccia  a 
Dio  eh1  io  non  abbia  fcritto  peggio;  Ma_, 
giacche  l' ignoranza  mi  ferve  di  danno ,  e  di 
pena  ,  ha  almeno  d*  efempio  ,  e  d' emenda  a 
chi  penfa  di  cantar  bene.  Chi  ftudia  imiti 
P  Ape  ingegnofa ,  che  da  i  fiori  più  grati  ne 
fugge  il  miele .  Da  i  nominati  Antichi ,  e  da 
i  creduti  Moderni  (  già  '1  dilli  )  v  é  di  che.* 
imparare  ;  Bada  trovar  il  fiore,  e  faperlo 
ben  diftillare  per  ricavarne  1'  elfenza . 

I  configli  più  cordiali  ,  e  non  meno  pro- 
fittevoli ch'io  pplfa  darvi  fono  querti  : 

Sovvengavi  di  chi  faggiamente  dille  ,  che 
il  merito  mediocre  ,  che  nafee  e  una  ecclif- 
fé-,  che  non  ofeura  che  per  pochi  momenti 
il  fublime,  che  s  invecchia,  e  invecchiato 
non  muore. 

Abborrite  gli  efempli  di  chi  odia  la  cor- 
rezione 5  perché  cortei  fa  come  il  lampo  a 
chi  cammina  ai  bujo ,  fpaventa  ,  ma  fa  lu- 
me . 

E  ftudiate  negli  errori  altrui  :  Oh  gran  le- 
gione !  Corta  poco,  infegna  molto,  uà  tutti  s* 
impara  .e  il  più  ignorante  è  il  più  gran  Mae- 
ftro  • 

Le  Verità ,  e  le  Rofe  hanno  le  fpine  , 
Mafnon  lì  punge  chi  pei  fior  le  coglie  « 
I  L    *  I  N  E. 


V»  D.  Paulus  Carmìnatus  Cler.  Reg.  S. 
Pauli,  &inEcclefia  Metropolit. Bo 
noniae  Poenit.  prò  Eminentifs. ,  & 
Reverendiis.  Domino  D.  Card.  Ja- 
cobo  Boncompagno  Archiepifcopo, 
-&  Principe  S.R.I. 

Die  2  2 .  Ottobri s  1723. 

IMPRIMATUR 

Fr.  P.  Ant.Bagioni  Vie.  Gen.  S.  Officii 
Bononiae  • 


In  Bologna  per  Lelio  dalla  Volpe  1723. 
Con  Lieen%a  de'  Superiori* 


eatAf;    US  .   jf*dt>    *M-   "7*  A'  A  «e    K^h>   p^c    /(/Ó3     Skc^y'có 


fimuhx£>ci^  w^y**&  i^Wpf/iY^h -t^m^m    <Y-frsfr-f<.*»^ 


U4^s  £/(.  ,/a,  Cv-22fW    ■  -   -    '  -    *-  W&i.  '^fctó4,f3N?^  f*$&  V*~jc>htc/ 

1'  L :  •    /  .  /  ■    '  ' 

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JW;  %/L*  ^    £x£Z#W  r^    Ji**r>%   /iVvnC    yuJ  U-frfr    ~ 

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